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COMPLOTTA CONTINUA

C’è una cosa su cui vale la pena ragionare e riguarda il cosiddetto ‘complottismo’. Con questo termine, oramai

abusato a ogni livello, si definisce una varietà di situazioni. Si va dal paranoico totale convinto che il papa sia

Mickey Mouse en travesti alle persone contrarie alla permanenza dell’Italia nell’euro. Mettere tutti nello stesso

calderone ovviamente non è casuale, ma strumentale a una migliore manipolazione. Definire con un insulto (tale

ormai è diventata la parola ‘complottista’) chiunque diverga, anche su una base logica, documentata e razionale,

dal racconto ufficiale consente di risparmiare un sacco di tempo: che volete farci, è un ‘complottista’, poverino,

uno psicolabile, val neanche la pena di starlo a sentire. Una strategia dialettica analoga è quella del ‘populista’.

Così nei giornali e sulle tivù, è tutto uno spreco di ‘populismi’ e ‘populisti’,  utilizzati alla C di Cane. In alternativa,

si può scegliere tra ‘estremista’ e ‘ribellista’ (l’ultimo epiteto della serie è stato coniato da uno spin doctor di

Berlusconi dopo un caffè corretto Prugna). Per dire, l’altra sera la povera Meloni –  della quale si potrà contestare

la linea, ma non sostenere che abbia la faccia, i toni, i modi, le motivazioni di una fanatica – veniva intervistata in

un salotto televisivo mentre, sulla parte alta del teleschermo, campeggiava la scritta: “conosciamo meglio gli

estremisti” o qualcosa del genere. Ma ormai non ci stupiamo neanche più, giusto? Conosciamo pure, e anche

meglio degli ‘estremisti’, l’olio di ricino utilizzato dai secondini della Matrice contro i renitenti al Sistema. Tuttavia,

come dicevo in apertura, va aggiunta una riflessione con specifico riguardo al ‘complottismo’: è curiosa questa

intolleranza mediatica totale nei confronti di chi ‘decostruisce’, va a fondo, non accetta le versioni ortodosse,

ripudia i bollettini della Pravda mediatica a reti unificati e insinua il sospetto (sovente fondato) che ci sia qualcosa

di taciuto e mafioso dietro le quinte, o sotto il tappeto, del Mondo. È interessante perché siamo gli eredi diretti dei

più grandi ‘complottisti’ della storia del pensiero universale: Nietzsche, Freud e Marx. Il primo ha fatto a pezzi

ogni forma di metafisica, di credenza ultraterrena e di discorso trascendente erigendo a sistema il dubbio seriale

nei confronti delle narrazioni tradizionali. Il secondo ha demistificato l’idea cartesiana di un io lucido, cosciente,

razionale, padrone di sé e del mondo e dei propri controllabili destini. Il terzo ha demolito dalle fondamenta le

sovrastrutture ideologiche cioè le ‘vestaglie a fiori’ con cui il Potere Economico Dominante pretende di celare alla

vista i reali rapporti di forza dello spietato sfruttamento di classe. Insomma, i giganti sulle cui spalle ci troviamo –

sol che avessimo tempo e voglia di rispolverarne i volumi e capirne i contenuti –  ci urlano da un secolo che la

cifra del teatro esistenziale non è la verità, ma l’inganno. Eppure, se uno prova a emulare, nel suo piccolo,

Friedrich, Sigmund e Karl si becca del ‘complottista’ e ringrazi il cielo se, per ora, non gli fanno un T.S.O. Ma non

arrendiamoci: un intelligente approccio decostruzionista (chiamiamolo così) è l’unico possibile per capirci

qualcosa ed è anche l’unico possibile per salvarsi.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

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