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COME DARE AIUTI DI STATO E FARLA FRANCA…..

La Germania , solitamente feroce guardiano del libero mercato e del “Facciamo fallire le banche che vanno male” (quelle altrui) riesce con abilità a sottrarre gran parte del proprio sistema creditizio al controllo della BCE; mantenendolo sotto il controllo della BUBA e delle norme contabili nazionali, molto più “Morbide” quando si è trattato di valutare i derivati ed asset “Level 3”, cioè senza parametri di valutazione di mercato diretti o indiretti. Però questa astuzia viene a generare una indubbia distorsione del mercato, in quanto il sistema creditizio tedesco può fare cose impossibili per quelli degli altri paesi.

Questo fatto è stato notato da Antonio Maria Rinaldi, che sul tema ha presentato un’interrogazione alla Commissione:

Oggetto: Possibili distorsioni della concorrenza nel sistema bancario tedesco

La relazione della BCE sui rischi delle istituzioni meno significative e lo studio della Commissione europea sulle differenze tra i principi contabili utilizzati nell’Unione bancaria evidenziano che le banche tedesche sono soggette ad un diverso quadro contabile di vigilanza, che comporta possibili distorsioni della concorrenza e rischi sistemici. 

Gli Istituti Meno Significativi (LSI) tedeschi non vigilati dalla BCE rappresentavano nel 2018 il 55 % delle attività LSI totali nell’eurozona e le banche partecipate pubbliche e non quotate nell’eurozona sono prevalentemente situate in Germania.

Come accaduto nel recente caso di NordLB l’applicazione della disciplina sugli aiuti di Stato assume una forma privilegiata per le banche partecipate pubbliche non quotate, per le quali il confine tra una ricapitalizzazione privata o pubblica è poco definito.

Inoltre, i principali gruppi di Sparkassen e Landesbanken, utilizzando metodi contabili di aggregazione e consolidamento, accorpano molti LSI e alcuni SI, ma nonostante le loro dimensioni rimangono esclusi dalla vigilanza BCE. Questo permette loro di non adottare gli IFRS sugli accantonamenti delle perdite sui crediti, il che consente maggiore flessibilità sull’attività.

Si chiede quindi alla Commissione se:

  1. ritiene opportuno rivalutare l’applicazione delle discipline sugli aiuti di Stato per le banche pubbliche tedesche visti i volumi e le concentrazioni elevate;
  2. ritiene che i metodi contabili di vigilanza bancaria adottati per il sistema bancario tedesco creino distorsioni per la concorrenza.

La Commissione risponde, lavandosene le mani….. come sempre. anzi andando anche un po’ fuoritema..
I principi contabili, la regolamentazione prudenziale e le norme che stabiliscono quali banche sono soggette alla vigilanza diretta della Banca centrale europea (BCE) costituiscono un quadro normativo generale applicabile alle banche dell’UE che non si basa sulle disposizioni giuridiche in materia di aiuti di Stato di cui agli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) e non ha pertanto alcuna influenza diretta sull’esercizio da parte della Commissione del controllo degli aiuti di Stato ai sensi degli articoli 107 e 108 del TFUE. In ogni caso, la Commissione applica le norme in materia di aiuti di Stato nello stesso modo a tutte le imprese, in linea con l’obbligo di cui all’articolo 345 del TFUE di rimanere neutrali per quanto riguarda il regime di proprietà.

Il regolamento sui principi contabili internazionali prescrive che le società quotate nei mercati regolamentati dell’UE preparino i loro conti consolidati conformemente ai principi internazionali di informativa finanziaria approvati dall’UE. Le banche tedesche non quotate sono tenute a utilizzare i principi contabili nazionali tedeschi che devono rispettare le prescrizioni della direttiva sui conti bancari. Lo studio della Commissione indica che complessivamente le differenze tra i principi internazionali di informativa finanziaria (IFRS) avallati dai principi contabili dell’UE e da quelli della Germania non sono significative.

Per quanto riguarda la vigilanza prudenziale, il codice unico in materia di requisiti prudenziali, la vigilanza comune nell’Unione bancaria e le pratiche armonizzate dell’UE in materia di vigilanza migliorano anche il funzionamento e la parità di condizioni nel mercato interno.

Praticamente la Commissione afferma che la BCE non ha fondato i propri principi contabili basandosi sul divieto di aiuti di stato, quindi,s secondo la commissione, va tutto bene. Praticamente se ne lava le mani, facendo finta che il problema non sussista, ma intanto questo c’è. Ignorarlo non lo elimina. 


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