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Cina: il governo salva in gruppo Huarong con oltre 7 Mld di dollari. Però i problemi restano

 

Il destino della più grande bad bank cinese, il Gruppo Huarong sono oggi estremamente incerti e tutto si concluderà con l’ennesimo salvataggio di stato.

L’altro ieri  China Huarong Asset Management ha rivelato una perdita record per lo scorso anno e ha anche affermato che il conglomerato è gravemente sottocapitalizzato avrebbe emesso nuovi azioni a un consorzio di investitori strategici guidato da Citic Group, che è di proprietà del governo cinese e che ha 1,25 trilioni di dollari di attività con partecipazioni in società tra cui China Citic Bank Corp. e Citic Securities. Un modo elegante, ma piuttosto evidente, per farsi salvare dal governo che opererà attraverso il sistema creditizio parastatale.

All’inizio della giornata, Bloomberg ha riferito che Huarong avrebbe ricevuto circa 50 miliardi di yuan (7,7 miliardi di dollari) di capitale fresco come parte di un piano di ristrutturazione che sposterebbe il controllo della società in difficoltà al conglomerato statale Citic Group. Il numero è circa la metà dei 15 miliardi di dollari lanciati ad aprile.

Huarong ha affermato che un gruppo d’investitori statali tra cui Citic, China Insurance Investment e China Life Asset Management “ricostituiranno” il capitale della società ormai fallenda   acquistando nuove azioni, secondo un deposito alla borsa di Hong Kong. In dichiarazioni separate, Huarong ha riportato una gigantesca perdita di 102,9 miliardi di yuan (15,9 miliardi di dollari) per il 2020 dopo aver inizialmente ritardato i suoi risultati e ha affermato che il consiglio approverà i risultati dell’anno scorso e i risultati provvisori del 2021 il 28 agosto.

Voci di salvataggio hanno aiutato a spingere il bond Huarong più in alto di 6 punti a 92 centesimi di dollaro all’inizio di oggi, il livello più alto da aprile.

 

Il salvataggio segna il primo grande tentativo del governo di risolvere una crisi a Huarong che ha sconvolto il secondo mercato creditizio del mondo da aprile. Ovviamente gli azionisti Huarong vedranno precipitare il valore delle proprie azioni a causa della diluizione del capitale successivo all’aumento. In scala minore quello che è successo agli azionisti delle popolari  venete o di MPS. In questo caso però a perderci ci sarebbero colossi come Warburg Pincus e Goldman Sachs, oltre ad altri investitori occidentali che erano entrati con 2,4 miliardi di dollari di capitale nel precedente salvataggio.

 

Il fatto che il gruppo sia stato salvato non signfiica che Pechino desideri intervenire in tutti i casi. In questo caso il silenzio del ministero delle finanze mostra come l’intervento si stato Obtorto Collo che non è detto che si ripeta in altri casi. Nello stesso tempo Huarong era troppo grande e troppo legata al sistema finanziario cinese, per lasciare le cose come stavano.  Le persistenti preoccupazioni sul destino di Huarong avevano portato a vendite ricorrenti nel mercato obbligazionario cinese ed erano uno dei motivi per cui le obbligazioni di Evergrande sono ora scambiate ai minimi storici.

Mentre i mancati pagamenti presso le società cinesi di proprietà statale sono diventati più comuni negli ultimi anni, nessuno degli inadempienti è stato sistematicamente importante quanto Huarong. Oltre allo stretto legame con il governo centrale cinese e alla complessa rete di collegamenti con altre istituzioni finanziarie, Huarong è anche uno dei maggiori emittenti di obbligazioni offshore del paese che si trovano in portafogli da Hong Kong a Londra e New York.

Sinora queste obbligazioni sono state rimborsate, anzi a luglio Huarong ha dichiarato di voler  e ha detto il mese scorso che avrebbe riscattato un bond perpetuo da 500 milioni di dollari a settembre, contribuendo a rafforzare la fiducia del mercato. Nel frattempo le banche statali garantiranno la liquidità ponte necessaria ad arrivare all’aumento di capitale. Tutto questo  da un lato mostra che le autorità cinesi non vogliono scossoni nel sistema creditizio interno, però dall’altro non diminuiranno il desiderio di speculare e investire risorse in attività dal ritorno non certo, o fallimentare, come il settore immobiliare.

 

 


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