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Cina e India riducono le importazioni di petrolio russo. Crisi e pressioni USA pesano

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I Paesi asiatici stanno progressivamente riducendo le esportazioni di petrolio russo anche a prezzi scontati: i dati Bloomberg mostrano un calo del 13% nelle ultime quattro settimane, a causa della riduzione della domanda cinese e indiana, che ha intaccato le entrate petrolifere russe.

La Cina e l’India acquistano attualmente il 55% delle esportazioni russe di petrolio via mare; tuttavia, nelle ultime quattro settimane la domanda cinese è calata di 52.000 barili al giorno, mentre quella indiana si è ridotta del 18%, secondo Bloomberg.

Reuters riporta anche che la Sinopec, la più grande raffineria asiatica, ha ridotto gli acquisti di greggio russo ESPO, attualmente venduto a prezzi super  prezzi scontati questo mese, per non aver offerto di più che altre società indiane nei prezzi offerti. Una mossa puramente economica e senza implicazioni  A maggio e giugno, Sinopec ha acquistato circa 20 milioni di barili di greggio russo ESPO, ma si prevede che a luglio ne acquisterà di meno perché  la sua offerta è stata superata dalle offerte dei raffinatori indiani che hanno chiesto uno sconto di soli 13 o 8 dollari a barile. Quindi Sinopec ha lasciato perdere.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia a febbraio e le successive sanzioni occidentali hanno visto sia la Cina che l’India correre per accaparrarsi il greggio russo a prezzi scontati, facendo guadagnare alle casse di Mosca circa 24 miliardi di dollari nei mesi di marzo, aprile e maggio solo grazie alle vendite alle due nazioni asiatiche, secondo Reuters.

Ad un certo punto le importazioni sono però calate, nonostante gli sconti. Questo può esseere dovuto principalmente al rallentamento economico cinese, con il PIL che crescerà molto poco quest’anno, limitando anche la domanda di petrolio. La Cina inoltre sta spingendo notevolmente la produzione di carbone nazionale a scopo energetico.

La scorsa settimana, Bloomberg ha riferito che le esportazioni di greggio russo verso la Cina e l’India sono diminuite del 30% rispetto al picco raggiunto in aprile e maggio, poco dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e l’entrata in vigore delle sanzioni.


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