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Chi sarà il nuovo capo alla BCE? (di Tanja Rancani)

 

 

Questo il titolo altisonante di “Die Welt”, dandoci una rosa di nomi di 6 persone che al massimo avrebbero una possibilità del 30%, secondo la rivista tedesca. Non voglio annoiarvi con una traduzione di quell’articolo che difatti silura nomi importanti come Jens Weidmann o Erkki Liikanen. Piuttosto vorrei seguire delle voci di corridoio, facendovi notare che a dicembre 2018 si era liberata la sedia di Danièle Nouy, la direttrice generale del meccanismo di vigilanza unico della BCE. Madame Nouy dirige questo importante organo da quando fu creato nel 2014. Il suo mandato venuto a scadenza naturale, sarà probabilmente sostituita dall’italiano Andrea Enria, attualmente capo dell’autorità bancaria europea.

Che girotondo di sedie, vero? Comunque torniamo a Madame Nouy e al motivo perché penso che sia proprio lei la prossima direttrice della banca centrale europea. Ovviamente è una speculazione, ma penso che sia fondata, visto che proprio il nome della Nouy fu fatto dal noto whistleblower Volker Wieland della Goethe Universität di Francoforte, avendo orecchiato una discussione di Frau Merkel. Difatti, secondo questa fuga di notizia pubblicata sulla FAZ, la cancelliera ha silurato il nome di Jens Weidmann, perché oltreché ad essere uomo (sì sì proprio così!) è anche tedesco, questo non sarebbe ideale visto che si rischia di avere troppo peso nelle autorità europee. Inoltre se effettivamente Jens Weidmann verrebbe nominato alla direttiva della BCE, la prossima nomina del presidente della Commissione Europea non potrà essere rivestita da un tedesco. Sarà proprio quello il seggio che Angela Merkel vorrà occupare con un connazionale? Aspettiamo il pensionamento del nostro Jean-Claude, che anche se tanti non lo sanno fu nominato proprio da Berlino.

Rivolgiamoci alla domanda su chi è Danièle Nouy, questa alta funzionaria della quale si sa veramente poco e che a me ricorda molto gli uomini grigi nella storia di Momo, quelli che ci rubano il tempo. Avete presente le letterine da Bruxelles, quelle che puntualmente arrivano ai nostri istituti bancari, mentre mancano d’arrivare a Deutsche Bank o Commerzbank? Ecco, lei è l’artefice di questo genere di vigilanza piuttosto miope!

La Nouy fa parte dell’alta aristocrazia bancaria europea e francese in particolare. Lei, figlia di un banchiere della Banque de France, si laurea nel 1971 alla scuola elitaria Institut d’études politiques de Paris, entra subito nel quadro della Banque de France, rivestendo ruoli importanti anche all’estero specialmente a New York, dove resta per 9 anni dal 1985 in poi. Nel 1998 viene nominata al comitato di Basilea, il più importante organo di vigilanza bancario al mondo, dove diventa presidente del comitato europeo delle supervisioni bancarie (Committee of European Banking Supervisors, CEBS). Rimarrà a Basilea fino a quando nel novembre 2014 viene creato il meccanismo di vigilanza unico della BCE, dove viene eletta dal parlamento europeo per il mandato di 5 anni. Questo consiglio di vigilanza, presidiato dalla Nouy, per il quale lei porta un bagaglio di esperienza più che idoneo, ha praticamente espropriato le prerogative delle banche centrali sulla vigilanza delle banche nazionali maggiori.

Questi sono i dati ufficiali, che chiunque può scaricare da internet, ma su Danièle Nouy ce silenzio tombale, anche grazie al fatto di essere molto riservata e non facendosi praticamente mai intervistare. Una dei pochi italiani che ci è riuscita fu Tonia Mastrobuoni del quotidiano La Repubblica, (anzi credo che sia stata proprio l’unica!), articolo pubblicato il 30 gennaio 2017, Intervista a Danièle Nouy. Chi ha trattato con lei, la descrive come un vero osso duro (Madame pain in the ass). Con lei non serve a valersi di armi dialettiche o capacità di persuasione, l’unica cosa che conta è una fredda evidenza di numeri e di prospettive descritte fino al minimo dettaglio in un piano industriale, che lei poi è solita a descrivere il libro dei sogni. La ferrea signora infatti è abituata a smontare qualsiasi tesi o analisi di econometria che le viene presentato, lasciando veramente poco spazio di contrattazione per i diretti interessati, cose da far gelare il sangue nelle vene dei direttivi di banca Carige o MPS.

Immaginiamo quindi che Madame divenisse la direttrice generale della BCE, credo che non sarebbe affatto una buona notizia. Certamente la strada del rigore sarebbe garantita, anzi penso che verrebbe rinforzata, come anche l’indebolimento dell’Europa periferica. La questione però è, a quanta pressione resiste ancora questa UE? E evidente che le scelte dell’attuale Unione Europea e soprattutto dei funzionari franco-tedeschi, non sono rivolti a politiche espansive e propense al recupero di quel che rimane della fiorente industria europea. Come si vuole affrontare l’unico vero mercato unico ed in espansione ossia la Cina, con questo genere di funzionari, mi rimane un mistero!


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