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Economia

Chi sale e chi scende: la verità scomoda su Lavoro e Capitale per la ricchezza personale

Uno studio su 300.000 persone svela la verità sulla ricchezza: non è la borsa a renderti ricco, ma il lavoro. Mentre il capitale ti espone al rischio di scivolare indietro, lo stipendio resta l’unico vero ascensore sociale. Analisi di un mito sfatato dai dati.

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C’è un sogno che attraversa trasversalmente l’occidente, dai fiordi norvegesi alle nostre coste mediterranee: l’idea che la vera ricchezza, quella che ti fa fare il salto di qualità, arrivi stando seduti a guardare i propri investimenti crescere. È il mito della “rendita passiva”, venduto a caro prezzo dai guru della finanza su YouTube. Eppure, la realtà economica, quella fatta di dati crudi e non di promesse di marketing, ci racconta una storia molto diversa. Una storia dove il caro, vecchio lavoro sudato è ancora il motore principale dell’ascensore sociale, mentre il capitale, spesso, è la buccia di banana su cui si scivola.

Un recente e approfondito studio condotto dalla Norwegian University of Science and Technology (NTNU), in collaborazione con l’University College di Londra e l’Università di Barcellona, ha messo sotto la lente d’ingrandimento quasi 300.000 individui per oltre due decenni. L’obiettivo? Capire cosa spinge davvero le persone verso l’alto nella scala del reddito e cosa, invece, le fa precipitare. I risultati sono una doccia fredda per i rentier e una rivincita per i keynesiani che vedono nel lavoro la base della domanda aggregata e della stabilità sociale.

Lavoro vs Capitale: Il motore e la zavorra

Gli economisti utilizzano il termine “mobilità del reddito” per descrivere la probabilità che una persona o una famiglia cambi la propria posizione economica rispetto agli altri membri della società. La Norvegia, nazione nota per un’alta mobilità sociale e una rete di welfare robusta, offre il laboratorio perfetto per questa analisi grazie ai suoi registri dettagliati.

Il professor Roberto Iacono e il suo team hanno introdotto un metodo innovativo per separare le fonti di questa mobilità. La domanda centrale era: si diventa ricchi (o poveri) perché cambia il nostro stipendio o perché le nostre azioni in borsa fluttuano?

La risposta dei dati è inequivocabile:

  • Per salire serve lavorare: La mobilità verso l’alto è trainata quasi esclusivamente dal reddito da lavoro.
  • Per scendere basta investire male: La mobilità verso il basso è spesso causata dalla volatilità del reddito da capitale.

L’Ascensore Sociale va a “Olio di Gomito”

Contrariamente alla percezione comune che vede i “ricchi” come persone che vivono di cedole, lo studio rivela che l’accumulo di ricchezza e il miglioramento della posizione relativa nella società dipendono dalla stabilità e dalla crescita dei salari.

“Quando il reddito delle persone aumenta rispetto agli altri, è in gran parte dovuto a ciò che guadagnano dal lavoro” – Prof. Roberto Iacono.

Questo fenomeno ha una spiegazione logica e strutturale. Il reddito da lavoro tende a seguire una curva prevedibile e crescente lungo il ciclo di vita: si accumula esperienza, si ottengono promozioni, si cambiano aziende per posizioni migliori. È una crescita “organica”. I dati mostrano che circa il 54% della mobilità verso l’alto è spiegata dalla crescita simultanea di capitale e lavoro (il che ha senso: se guadagno di più, posso investire di più), ma un solido 41% è dovuto esclusivamente alla crescita del lavoro. La mobilità verso l’alto guidata dal solo capitale? Quasi trascurabile statisticamente.

In termini pratici, per la stragrande maggioranza della popolazione, il miglioramento della condizione economica non arriva azzeccando la “crypto giusta” o l’azione del momento, ma costruendo una carriera solida.

Il “Pavimento scivoloso” del Capitale

Se il lavoro è la scala, il capitale è spesso la botola. Lo studio evidenzia una dinamica affascinante e pericolosa: quando le persone scivolano indietro nella scala dei redditi, la colpa è quasi sempre del capitale.

Il reddito da capitale (dividendi, interessi, plusvalenze immobiliari o finanziarie) è intrinsecamente volatile. È concentrato nelle mani di pochi e fluttua violentemente in base agli umori dei mercati.

  • Un anno le borse crollano.
  • Un investimento immobiliare va male.
  • I tassi di interesse erodono i rendimenti obbligazionari.

Mentre il salario tende a essere “vischioso” (è difficile che scenda drasticamente a meno di perdere il lavoro), la rendita può azzerarsi in un attimo. I ricercatori hanno notato che le perdite in conto capitale sono il driver principale del declassamento sociale. Chi si affida troppo alla rendita vive su un’altalena, non su una scala.

La Tabella della Verità: Lavoro vs Capitale

Per visualizzare meglio le differenze emerse dallo studio, possiamo riassumere le caratteristiche delle due fonti di reddito come segue:

CaratteristicaReddito da LavoroReddito da Capitale
Tendenza nel tempoCrescita graduale e prevedibile (accumulo di skills)Fluttuante, imprevedibile, soggetto a shock
DiffusioneUniversale (o quasi)Altamente concentrato nel decile più ricco
Effetto sulla MobilitàMotore primario della salita socialeCausa principale della discesa sociale
StabilitàAlta (vischiosità dei salari)Bassa (volatilità dei mercati)

Il paradosso dell’Homoploutia

Un termine tecnico che lo studio porta alla luce è “Homoploutia” (dal greco homo – stesso, e ploutos – ricchezza). Indica quegli individui che sono ricchi sia di reddito da lavoro che di reddito da capitale.

In Norvegia, come in molte economie avanzate, i vertici della piramide non sono occupati da “rentier” ottocenteschi che non hanno mai lavorato un giorno in vita loro, ma da “super-lavoratori” che guadagnano stipendi altissimi e possiedono grandi capitali.

Tuttavia, anche per loro vale la regola aurea: la stabilità deriva dalla componente lavorativa. Il capitale è la ciliegina sulla torta, ma se la torta (il lavoro) viene meno, la sola ciliegina non basta a mantenere la posizione relativa se il mercato gira male.

Torniamo ai Fondamentali

La  lezione di politica economica da trarre da  questi dati è la seguente: in un mondo che spesso glorifica la finanza speculativa, i dati ci riportano con i piedi per terra. La stabilità finanziaria e il progresso a lungo termine iniziano con guadagni affidabili dal lavoro.

Il capitale può seguire in un secondo momento, come conseguenza del risparmio generato dal lavoro, ma raramente ne è il fondamento. Per i decisori politici, questo è un promemoria: se si vuole favorire la mobilità sociale, detassare le rendite serve a poco. Bisogna incentivare il lavoro, la formazione e la produttività.

Il “sogno” di vivere di rendita è, per la maggior parte delle persone, statisticamente un incubo in attesa di accadere. Meglio tenersi stretto il posto di lavoro e, magari, investire con prudenza, sapendo che l’ascensore sociale funziona meglio se si pedala, piuttosto che aspettare che qualcuno tiri la fune dall’alto.


Domande e Risposte

I risultati norvegesi sono applicabili anche all’Italia?

Sebbene lo studio sia focalizzato sulla Norvegia, le dinamiche di fondo sono simili nelle economie occidentali. L’Italia ha una tassazione sul lavoro più alta e una mobilità sociale più ingessata rispetto alla Scandinavia, ma il principio che il reddito da lavoro offra maggiore stabilità rispetto alla volatilità dei mercati finanziari resta valido. Tuttavia, in Italia la ricchezza immobiliare (capitale) ha un peso storico maggiore, che potrebbe attutire parzialmente le fluttuazioni per le famiglie, fungendo da ammortizzatore sociale “familiare” più che di mercato.

Significa che non dovrei investire i miei risparmi?

Assolutamente no. Lo studio non suggerisce di evitare gli investimenti, ma chiarisce che il capitale non è il motore principale dell’ascesa sociale per la massa. Investire è fondamentale per proteggere il risparmio dall’inflazione e generare entrate extra, ma affidarsi esclusivamente al capitale per il proprio sostentamento o per il “salto di qualità” espone a rischi di discesa sociale elevati (volatilità). Il consiglio implicito è di costruire una solida base lavorativa prima di esporsi ai capricci dei mercati.

Cos’è esattamente l’Homoploutia e perché è importante?

L’Homoploutia descrive una situazione in cui le stesse persone sono sia i maggiori percettori di reddito da lavoro sia i maggiori detentori di capitale. È importante perché segnala un cambiamento rispetto al capitalismo del passato, dove c’era una netta distinzione tra lavoratori e capitalisti. Oggi, la disuguaglianza è guidata da una élite che accumula vantaggi su entrambi i fronti. Capire questo fenomeno aiuta a comprendere perché la ricchezza tende a concentrarsi sempre più in alto, rendendo più difficile l’accesso ai vertici per chi parte dal basso.

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