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Chi è ora il leader mondiale di Bitcoin? Gli USA. Parte la nuova super-miniera ad immersione

Non si può dire che la Cina non faccia le cose seriamente quando si impegna in un obiettivo. In questo caso il fine era quello di estirpare completamente le valute virtuali dalla Cina e, almeno dal punto di vista del mining, Pechino è riuscita nel proprio scopo.

In soli due mesi,  la Cina ha azzerato praticamente il proprio hashrate, mentre gli Stati Uniti sono diventati il leader mondiale nel settore. Come mostrato nell’immagine qui sotto, la quota cinese dell’hashrate globale – la potenza di calcolo necessaria per creare bitcoin – è scesa dal 44% a zero tra maggio e luglio. Il paese ha rappresentato i tre quarti dell’hashrate globale nel 2019.

La quota statunitense dell’hashrate globale è aumentata dal 17% di aprile al 35% di agosto, mentre il Kazakistan è aumentato di 10 punti percentuali al 18% nello stesso periodo.

Michel Rauchs, responsabile delle risorse digitali presso il tracker di Cambridge, ha osservato che “l’effetto della repressione cinese è una maggiore distribuzione geografica dell’hashrate in tutto il mondo”, aggiungendo che potrebbe essere visto come “uno sviluppo positivo per la sicurezza della rete e il principi decentralizzati di Bitcoin”. Infatti non sono stati solo gli USA ad avvantaggiarsene, ma anche il Canada e perfino, in scala minima, la Germania, dove il prezzo dell’energia non è sicuramente conveniente.

Ma nessuno ha beneficiato più degli Stati Uniti: “La chiusura della Cina è stata eccezionale per l’industria e i minatori statunitensi”, ha affermato Fred Thiel, amministratore delegato di Marathon Digital Holdings, una società di mining di criptovalute con sede a Las Vegas.

Gli USA poi hanno un vantaggio d’immagine rispetto ad altri player, come ad esempio il Kazakistan: quest’ultimo produce il 63% della propria energia elettrica dallo sporco carbone, mentre gli USA possono vantare una maggiore diversificazione di fonti energetiche e perfino Bitcoin “Green”, generati con energia verde.

Intanto parte il più grande impianto di mining, a immersione, del mondo:

Riot Blockchain  ha annunciato la sua nuova istallazione per il mining di Bitcoin raffreddata a immersione su scala industriale da 200 megawatt (MW) presso la sua struttura di Whinstone a Rockdale, in Texas. Quest’investimento prevede due edifici che ospiteranno circa 46.000 ASIC Antminer serie S19, tutti raffreddati a immersione.

Secondo la società, il raffreddamento per immersione dei processori  ASIC in un fluido speciale che circola, consentendo ai circuiti integrati dei minatori di funzionare a temperature più basse. se suona vagamente simile a come si raffredda una centrale nucleare, è perché non è troppo lontano. Questa tecnica aumenta anche il tasso di hash dei minatori, poiché non hanno più bisogno di ventole per il raffreddamento, con il risultato che le macchine consumano meno energia. In effetti, le macchine stesse diventano fonti di energia (e calore), che con il mondo alle prese con una crisi energetica globale è una caratteristica che sia la Cina che l’Europa sarebbero felici di avere.

La società si aspetta un aumento del 25% del tasso di hash dai minatori sommersi, secondo i dati del settore e i risultati preliminari dei test di raffreddamento a immersione della società, ma potrebbero vedere un potenziale aumento delle prestazioni dell’ASIC fino al 50%.

 

 

 

 

 


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