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Chevron e Shell vicini a grandi accordi petroliferi in Venezuela. I primi post Maduro

Chevron e Shell puntano al petrolio venezuelano: i primi accordi post-Maduro che potrebbero rivoluzionare il mercato globale dell’energia

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In un colpo di scena per l’industria energetica globale, i giganti petroliferi Chevron e Shell stanno per chiudere i primi accordi significativi per la produzione di petrolio in Venezuela dal gennaio 2026, quando gli USA hanno catturato il presidente Nicolás Maduro. Questa mossa segna un passo cruciale verso la ricostruzione dell’industria petrolifera venezuelana, stimata in un investimento da 100 miliardi di dollari dal presidente USA Donald Trump, dopo anni di cattiva gestione sotto Maduro e Chávez.

La riforma legislativa che cambia le carte in tavola

A fine gennaio 2026, l’Assemblea Nazionale venezuelana ha approvato una riforma radicale della legge sul petrolio, concedendo alle compagnie straniere autonomia operativa, esportativa e commerciale, anche come partner minoritari di PDVSA, la compagnia statale. Questo ha aperto le porte a investimenti esteri in un settore devastato da sottoinvestimenti e sanzioni.

I progressi di Chevron nell’Orinoco Belt

Chevron ha raggiunto termini preliminari con le autorità venezuelane per espandere il suo principale progetto, Petropiar, nella vasta Cintura dell’Orinoco. L’accordo include i diritti di produzione nell’area Ayacucho 8, un blocco inesplorato con risorse provate, a sud di Petropiar. Chevron mira a royalty ridotte e incentivi fiscali per sviluppare zone greenfield.

Attualmente, Chevron e PDVSA producono circa 90.000 barili al giorno (bpd) di greggio Hamaca e 20.000 bpd di gasolio sottovuoto a Petropiar. Con l’espansione, Chevron potrebbe diventare il più grande produttore privato nell’Orinoco, che detiene oltre tre quarti delle riserve totali del paese. Questo supererebbe persino ConocoPhillips, che lasciò il Venezuela due decenni fa a causa delle nazionalizzazioni.

Inoltre, Chevron sta negoziando la restituzione di due aree gasifere offshore inutilizzate nel progetto Plataforma Deltana, al confine con Trinidad e Tobago, per riaprirle a investimenti privati.

La Fascia dell’Orinoco

Shell Avanza su Petrolio e Gas a Monagas North

Shell ha firmato accordi preliminari la scorsa settimana durante la visita del segretario USA all’Interno Doug Burgum a Caracas. I piani includono lo sviluppo dei campi Carito e Pirital nella regione Monagas North, ricca di greggio leggero e medio, e gas naturale – essenziali per miscelare ed esportare il petrolio pesante venezuelano.

Shell ha confermato accordi con il governo, Vepica, KBR e Baker Hughes per opportunità onshore e offshore, esplorazione e sviluppo della forza lavoro locale. Monagas North si allinea alla strategia di Shell sul gas naturale, grazie alla vicinanza alle infrastrutture e alle aree con alto gas flaring (350 milioni di piedi cubi al giorno sprecati). L’area Punta de Mata produce 94.000 bpd di greggio e 1,03 miliardi di piedi cubi di gas al giorno.

Prima di questo, l’unico progetto di Shell in Venezuela era Dragon offshore vicino a Trinidad, bloccato dalle sanzioni USA del 2019.

Altre Compagnie in Corsa e la Revisione Governativa

PDVSA sta dialogando con una dozzina di partner per espandere operazioni in campi vicini o greenfield. Tra queste, Repsol (con oltre 5 miliardi di debiti da recuperare) e Maurel & Prom. Il governo venezuelano ha avviato a febbraio una revisione di tutti i progetti petroliferi e gas, partendo da contratti di Maduro con firme minori, e passando a joint venture più grandi.

PDVSA ha assunto il controllo temporaneo di molti contratti durante la revisione, che potrebbe terminare entro fine marzo. Progetti inattivi o sottoinvestiti rischiano revoca. Gli USA stanno verificando credenziali aziendali e conformità alle sanzioni.

Ecco un confronto tra i principali attori:

CompagniaArea PrincipaleObiettivi ChiaveProduzione Attuale/Prevista
ChevronOrinoco Belt (Petropiar, Ayacucho 8)Espansione greggio pesante, royalty ridotte110.000 bpd (attuale)
ShellMonagas North (Carito, Pirital)Petrolio leggero, gas naturale, riduzione flaring94.000 bpd (area totale)
RepsolVari joint ventureRecupero debiti, espansioneNon specificato
M&POnshore/offshoreIncremento output petrolio/gasNon specificato

Ricordiamo che ENI già opera in Venezuela e senza sanzioni USA può incrementare la propria produzione di gas.

Implicazioni per l’Economia Globale

Questi accordi rappresentano il primo vero slancio per rivitalizzare la produzione venezuelana, ora a 1,05 milioni bpd, lontana dai picchi storici. Con riserve immense, il Venezuela potrebbe tornare un giocatore chiave, ma sfide come infrastrutture decadenti e instabilità persistono. Per l’Italia e l’Europa, significa potenziale diversificazione energetica, riducendo dipendenza da Russia e Medio Oriente. Sicuramente l’attuale crisi mediorientale sta dando una spinta alle grandi società petrolifere che stanno cercando delle fonti alternative a quelle che si affacciano sul Golfo d’Arabia. A Caracas si affiancano la Guyana, che estrae un recond di 900.000 barili a febbraio, e l’Argentina.

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