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Chevron e la scommessa Nigeria: mentre le “Sette Sorelle” fuggono, San Ramon trova il greggio

Chevron scopre nuovi giacimenti nel Delta del Niger: la strategia “controcorrente” che sfida l’addio dei grandi colossi petroliferi dalla Nigeria.

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In un panorama energetico africano che sembrava destinato a una lenta agonia fatta di disinvestimenti e furti di greggio, arriva una notizia che scuote le polverose scrivanie del Ministero del Petrolio di Abuja. Mentre colossi del calibro di Shell, ExxonMobil ed Eni stanno impacchettando le proprie attrezzature per abbandonare le acque basse e le operazioni onshore del Delta del Niger, la statunitense Chevron ha deciso di andare controcorrente. E, a quanto pare, la testardaggine americana ha pagato.

La joint venture tra Chevron Nigeria Limited (CNL) e la compagnia di Stato NNPC ha infatti annunciato una “sostanziale” scoperta di idrocarburi nel pozzo Awodi-07. Non si tratta di un evento isolato, ma del terzo successo esplorativo in appena due anni, un segnale che potrebbe indicare una via d’uscita per un Paese la cui produzione è scivolata dai 2,45 milioni di barili al giorno del 2005 ai miseri 1,5 milioni attuali.

Anche l’offshore si sviluppa in Nigeria

I dettagli tecnici della scoperta

Il pozzo Awodi-07, situato nell’offshore poco profondo del Delta del Niger occidentale, è stato perforato tra la fine di novembre e la metà di dicembre 2025. Sebbene i volumi esatti recuperabili siano ancora protetti dal consueto riserbo industriale, i vertici di NNPC non hanno esitato a definire i risultati “altamente incoraggianti”.

I dati tecnici indicano la presenza di idrocarburi in molteplici zone di giacimento. Per contestualizzare, questa scoperta segue quella del pozzo Meji NW-1 del 2024, che aveva intercettato ben 690 piedi di sabbie mineralizzate a idrocarburi nel Miocene. La strategia di Chevron appare chiara: non cercare necessariamente il “colpo della vita” in acque ultra-profonde e inesplorate (frontier exploration), ma mappare minuziosamente le aree adiacenti alle infrastrutture già esistenti.

Perché questa notizia è un’anomalia (positiva)

Il settore petrolifero nigeriano è storicamente afflitto da quello che potremmo definire un “cocktail esplosivo”: vandalismi alle condutture, furti sistematici di greggio e un’incertezza regolatoria che ha fatto scappare quasi tutti i grandi attori internazionali. Eppure, Chevron sembra aver trovato la chiave di volta nella Petroleum Industry Act (PIA) del 2021. Questa riforma, di stampo marcatamente liberale ma volta a stabilizzare i flussi fiscali per lo Stato, ha modernizzato i termini contrattuali, rendendo di fatto più appetibili gli investimenti che prima venivano considerati a fondo perduto.

ParametroSituazione Attuale / Obiettivo
Produzione Totale Nigeria~1.5 milioni di barili/giorno
Target Governo (2030)4 milioni di barili/giorno
Quota Chevron nella JV40% (Operatore)
Quota NNPC nella JV60%
Target Produzione Chevron165.000 barili/giorno (da 5 licenze chiave)

Una strategia di “resistenza” industriale

Mentre gli altri major preferiscono vendere i propri asset onshore a operatori locali — spesso meno attrezzati tecnicamente per gestire le sfide ambientali e di sicurezza, e che quindi valorizzano meno i giacimenti — Chevron sta consolidando la propria posizione. La logica è quasi contro-intuitiva: investire quando gli altri vendono. Sfruttando le infrastrutture già ammortizzate, Chevron riduce i costi di sviluppo e accelera il “time-to-market”, e resta uno dei principali operatori in questo ricchissimo paese, mentre gli altri svendono e scappano.

Naturalmente, non è tutto oro quel che luccica. Il successo di Awodi-07 è un test cruciale. Se la compagnia riuscirà a trasformare queste scoperte in barili reali che fluiscono nei mercati internazionali senza sparire nei “buchi neri” dei furti lungo i tubi, allora la Nigeria potrà davvero sperare in una rinascita. In caso contrario, resterà l’ennesima mappa geologica di un tesoro che nessuno riesce a portare in banca.

Un segnale per il mercato

La permanenza di Chevron nel Delta del Niger dimostra che, con una cornice normativa corretta e una gestione tecnica rigorosa, il settore Oil & Gas nigeriano ha ancora cartucce da sparare. Resta da vedere se il governo di Bola Tinubu riuscirà a garantire la sicurezza necessaria affinché questo greggio non diventi l’ennesima opportunità sprecata. Per ora, il mercato osserva con un misto di speranza e il solito, giustificato, scetticismo, soprattutto nelle aree continentali più a nord ancora tormentate dalla guerriglia islamista e tribale.

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