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#CETA Cara Bellanova, giù le mani dalla nostra agricoltura. Le ragioni del NO alla ratifica del Trattato Ue-Canada (di Giuseppe PALMA)

Il neo-ministro dell’agricoltura Teresa Bellanova del Partito democratico si è detta favorevole alla ratifica del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), vale a dire di quel Trattato sottoscritto da Ue e Canada che prevede un accordo economico e commerciale globale tra, appunto, Unione europea e Canada, il quale, se ratificato anche dal Parlamento italiano, spazzerà via i diritti fondamentali costituzionalmente garantiti.

Mi spiego meglio. Si tratta di un accordo di libero scambio tra UE e Canada che consente alle multinazionali delle rispettive aree di esportare e vendere prodotti (parecchie multinazionali americane hanno già trasferito la propria sede legale in Canada) senza trovare intralci né nelle legislazioni nazionali a tutela della salute e del lavoro, né nei diritti fondamentali sanciti dalle Costituzioni degli Stati membri come ad esempio il diritto al lavoro, al giorno di riposo settimanale, alla giusta retribuzione e così via. In parole povere si tratta dei cosiddetti “irritanti commerciali” che tanto infastidiscono le multinazionali. Con il CETA, definito anche “il fratello minore del TTIP”, verranno definitivamente abbattuti! Senza parlare poi della tutela della salute: le legislazioni nazionali di parecchi Stati dell’UE vietano l’uso di antibiotici negli alimenti, al contrario della legislazione canadese e di tanti stati americani. Con il CETA arriveranno sulle nostre tavole migliaia di prodotti alimentari intrisi di antibiotici, rendendone vano il principio attivo quando ve ne sarà bisogno! E gli Stati membri dell’UE, proprio per effetto di alcune regole capestro contenute nel CETA, non potranno far valere le proprie legislazioni nazionali a tutela sia della salute che del lavoro.

Infatti la vera fregatura arriva dall’introduzione di un sistema di giustizia privata, il cosiddetto ISDS – Investor-state dispute settlement – cioè una forma di risoluzione privata delle controversie tra investitore e Stato. La legge di ratifica può superare questo problema rifiutandosi di introdurre un tale sistema, ma col Pd al governo non si può mai stare tranquilli. Attraverso questo sistema privatistico della giustizia le multinazionali potranno adire organismi di giustizia privata sovranazionali al fine di redimere le controversie con quegli Stati che intendessero rispettare le proprie disposizioni costituzionali a tutela – appunto – del lavoro e della salute! Si tratta dell’ennesimo regalo alle multinazionali (quindi al capitale internazionale) contro il popolo e contro la Costituzione!

Ma un ulteriore obiettivo di questo Trattato, oltre a quanto premesso, è quello di rendere maggiormente concorrenziali i nostri prodotti (abbassare i prezzi per esportare di più), ma gli effetti sarebbero devastanti: concorrere con i prodotti canadesi (americani, visto che parecchie multinazionali statunitensi hanno già sede legale in Canada), che ovviamente costeranno inizialmente meno di quelli europei per via della nostra migliore qualità (l’olio italiano è più buono di quello prodotto in Canada o negli Usa con gli arachidi), porterà le multinazionali europee ad abbassare a loro volta i prezzi, a scapito dei salari, della salute e delle garanzie costituzionali e di legge in favore del lavoratore! Insomma, l’ennesimo crimine! Ve lo ricordate come funziona l’euro, vero? Regime di cambi fissi in cui, per poter tornare ad essere competitivi, non potendo svalutare la moneta si ricorre alla violenta svalutazione del lavoro. Il CETA è quindi uno strumento perfettamente funzionale all’euro!

Come tutti i Trattati, stando alle nostre disposizioni costituzionali, anche il CETA necessita di un voto favorevole da parte del Parlamento italiano nel cosiddetto procedimento di ratifica previsto dall’art. 80 della Costituzione. Ciò detto, dopo essere stato approvato nel 2017 dal Parlamento europeo, il CETA ha trovato voto favorevole anche in commissione affari esteri al Senato nella passata Legislatura da parte del PD, degli allora centristi di governo (Alfano) e addirittura di Forza Italia. Ora il Pd, tornato al governo senza il voto degli italiani ma grazie a vili manovre di palazzo ben architettate insieme al M5S, ci riprova. Il partito delle élite si permette di calpestare ancora una volta la nostra Costituzione attraverso una proposta di ratifica dell’ennesimo Trattato capestro!

Nel 2012 ci avete traditi con il Fiscal Compact e con l’inserimento in Costituzione del vincolo del pareggio di bilancio. Non ci fregherete anche questa volta! Ora basta!

Avv. Giuseppe PALMA 


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