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CARIGE E CREVAL: DISASTRI FIGLI DI UNA POLITICA CIECA E SERVA

 

Cari amici

Prosegue lo stillicidio e l’assassinio predeterminato del sistema bancario italiano. Come sempre iniziamo con qualche grafico, tanto per  attrarre l’attenzione e risparmiare tempo …

Questa è Creval, che ha annunciato un aumento di capitale da 750 milioni massimo, a fronte di una capitalizzazione all’annuncio di circa 200 milioni rapidamente ridottisi a 90.

Vediamo Carige :

CARIGE chiede una ricapitalizzazione (la terza in pochi anni) per 560 milioni di euro, a fronte di una capitalizzazione attuale di 560. Nel caso di CARIGE il valore di aumento di capitale è di 1 centesimo il 5 % del valore di borsa per azione solo un mese fa , oppure meno del 10% del valore alla chiusura.  Ora c’è stato molto stupore perchè il consorzio di garanzia si è tirato indietro, ma sarebbe stato straordinario se avesse accettato in queste condizioni. Parliamo chiaro: cosa contengono i file di Carige per costringerla ad un aumento di capitale ad una frazione di valore minima rispetto ai corsi azionari ordinari? Chi se la sente di garantire in consorzio un aumento di capitale a queste condizioni ? La famiglia Malacalza, attuale maggiore azionista ,  è intervenuta garantendo la sottoscrizione di 1/3 dell’aumento e questo aiuta, però vi rendete conto dell’assurdità della situazione ?

Simile è la situazione di CREVAL, dove vi è stato stupore perchè l’aumento , consistente , è stato proposto con un anticipo così largo. rispetto all’esecuzione. Questa anomalia ha una ragione assai semplice: non ci sono gli azionisti, l’A.D. deve girare mezzo mondo per cercare chi sia disposto a metterci dei soldi, e parlare di un aumento di capitale non ancora ufficializzato può essere imbarazzante. Abbiamo già visto, purtroppo, questa scena con BPVI e VB, A.D. pellegrini per il mondo a cercare capitale per cause traballanti,   e non possiamo che augurare un in bocca al lupo al coraggioso amministratore.

In reatà tutto questo è perfettamente coerente con il disegno della Banca Centrale Europea che vuole cancellare gli istituti di credito piccoli e medi, ottenendo un vero e proprio Armagheddon bnacario, un “Bankagheddon”, da effettuarsi tramite l’addendum con la copertura al 100% delle NPE anche su crediti già esistenti combinato con l’esclusione della garanzia pubblica sui depositi bancari fino a 100 mila euro, con la modifica proposta del BRRD e SRMR. Il risultato di questo attacco concentrico di Francoforte sarà:

  • la chiusura o assorbimento di tutti gli istituti che non siano “Too big to fail”, lasciando operativi solo gli istituti più grandi, ma non per questo più efficienti;
  • una stretta oggettiva del credito ottenuta tramite continue richieste di aumento dei mezzi propri giustificati dall’ottenimento di una banca “Sicura”, cioè, oggettivamente, una non-banca;
  • un prosciugamento del canale di finanziamento ordinario delle banche tramite l’incertezza forzatamente creata sui conti correnti.

Il presidente del Parlamento Europeo Tajani ha cercato di opporsi almeno alla prima richiesta affermando che la modifica delle normative bancarie non può essere ottenuta in modo surrettizio dalla Banca Centrale tramite regolamenti, ma deve essere sottoposta a decisioni politiche. Posizione sacrosanta, ma che sappiamo si rivelerà inutile perchè la BCE applica il famoso “Metodo Schaeuble”, cioè prima si getta il sasso, poi , se le onde sono eccessive, si lascia che si quietino proseguendo comunque per la propria strada, senza fermarsi, prendendo le controparti per stanchezza. Quindi anche se la BCE su questi tema compie un leggero rallentamento, non crediamo che sia un cambio di rotta. La Nouy proseguirà per la sua strada sino al completo disfacimento del sistema bancario ed alla sua concentrazione nelle mani di pochi, qualsiasi possano essere le opposizioni della politica.

Tutto questo accade perchè commissione, e governi nazionali lo permettono, avendo creato un mostro giuridico che non risponde a nessuno. Poi, nel caso specifico nostro, ci sono anche altri errori, più banali. Uno dei problemi che incontrano CREVAL e CARIGE, e che  incontreranno le altre banche in aumento di capitale, è la difficoltà nel costituire i consorzi di collocamento e garanzia. CREVAL per ora ha Mediobanca, ma se il tour non dovesse avere successo sicuramente anch’essa si tirerà indietro. La mancanza di un istituto pubblico di intermediazione fa si che un settore così delicato sia esposto al volere di pochi istituti internazionali che agiscono, quando va bene, per pure logiche economiche proprie e non con una visione di sistema. Purtroppo il massimalismo liberista “Per pochi” ha causato danni che pagheranno le generazioni future.

 

 

 

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