Arabia Saudita
Caos nel Golfo: l’Arabia Saudita bombarda gli “alleati” (filo-UAE) in Yemen. Verso la secessione del Sud Arabia?
Si spacca il fronte del Golfo: Riyadh attacca l’STC, che dichiara l’indipendenza del “Sud Arabia”. Trump resta a guardare mentre gli alleati si scontrano.

È il 2 gennaio 2026 e, mentre l’Occidente si riprende dai bagordi di Capodanno, nel Golfo la situazione è precipitata in un pasticcio geopolitico di proporzioni notevoli. Dimenticate per un attimo gli Houthi: la vera notizia è che l’Arabia Saudita sta bombardando le forze sostenute dai suoi stessi “alleati” degli Emirati Arabi Uniti.
Nello specifico, sono scoppiati violenti combattimenti nella provincia orientale dello Yemen, l’Hadramout, proprio lungo il confine con il Regno Saudita. Da una parte abbiamo le forze “Scudo della Patria” (Homeland Shield), fedeli al governo riconosciuto e armate da Riyadh; dall’altra il Consiglio di Transizione del Sud (STC), la milizia separatista foraggiata e addestrata da Abu Dhabi.
Un’escalation che segna la fine della coalizione?
La finzione dell’alleanza sunnita è crollata. L’STC ha accusato apertamente l’aviazione saudita di aver bombardato le proprie posizioni vicino al confine, colpendo – secondo i portavoce separatisti – anche scuole e zone residenziali. Ma ha davvero senso economico e strategico che due potenze OPEC, teoricamente alleate, si facciano la guerra per procura nello stesso paese che dovevano “salvare”? Evidentemente no, ma gli interessi divergono:
- Riyadh vuole un confine sicuro e un governo centrale debole ma unito, che non minacci la sua egemonia.
- Abu Dhabi punta al controllo dei porti e delle rotte marittime del sud, sostenendo la creazione di uno stato indipendente che sarebbe, di fatto, un suo protettorato commerciale.
La dichiarazione di indipendenza: nasce il “Sud Arabia”?
In risposta all’offensiva saudita, l’STC ha alzato la posta in gioco in modo drammatico. I media affiliati ai separatisti hanno pubblicato una “dichiarazione costituzionale” per lo Stato del Sud Arabia. I confini rivendicati? Esattamente quelli dell’ex Repubblica Democratica dello Yemen (pre-1990). Il piano prevede:
- Un periodo di transizione di due anni.
- Un referendum finale per l’indipendenza.
- Aden come capitale.
In pratica, stiamo assistendo alla dissoluzione formale dello Yemen come stato unitario. Un processo di balcanizzazione che l’Occidente osserva con imbarazzo e che Riyadh sta cercando di fermare con le bombe. Intanto le forze filo saudite stanno attaccando quelle dell’STC, approfittando degli attacchi aerei sauditi.
Saudi airstrikes on the STC in Hadramout signal more than tactics: they mark the open Saudi-UAE rupture. For Riyadh, Yemen’s unity outweighs alliances. Fragmentation only weakens the anti-Houthi camp and aids Tehran.https://t.co/2kpHbvkZtn#cafenofront pic.twitter.com/njMNidCIJX
— Café no Front (@SagranCarvalho) January 2, 2026
E Trump che fa?
Washington è nervosa, ma immobile. Donald Trump, fedele alla sua linea “America First” (e al portafoglio), si trova in una posizione scomoda. Intervenire significherebbe scontentare o i sauditi o gli emiratini, entrambi clienti d’oro dell’industria bellica USA e alleati degli USA.
Come nota l’analista Kenneth Katzman, Trump è “piuttosto silenzioso”, limitandosi a controllare che gli Houthi non ne approfittino per fare il pieno di armi iraniane. La situazione del resto è molto particolare, con uno scontro diretto fra alleati, in cui poi il Qatar si è molto avvicinato all’Arabia Saudita.
Il fallimento della stabilità imposta
L’immagine della coalizione anti-Houthi che si sgretola è la metafora perfetta del fallimento delle politiche di intervento estero nella regione. Mentre Riyadh e Abu Dhabi litigano per le quote di potere (e di petrolio), lo Yemen resta un cratere fumante. L’inflazione bellica e la distruzione delle infrastrutture sono il prezzo che, come sempre, pagheranno i civili, mentre i mercati energetici iniziano a guardare con tremore a questo scontro fratricida tra i giganti del Golfo. Questi scontri, tra l’altro , avvengono in aree del paese che venivano considerate sicure, ma che si trovano ora al centro degli attacchi.
DOMANDE E RISPOSTE
Chi sono esattamente le forze STC e perché l’Arabia le attacca? Il Consiglio di Transizione del Sud (STC) è un movimento secessionista che controlla il sud dello Yemen, inclusa la città di Aden. Sono sostenuti militarmente dagli Emirati Arabi Uniti (EAU). L’Arabia Saudita li sta attaccando perché l’STC minaccia l’unità territoriale dello Yemen e, soprattutto, l’influenza di Riyadh lungo il confine sud, sfidando l’autorità del governo centrale (che è un burattino saudita).
Quali sono le conseguenze economiche di questo scontro tra Arabia Saudita ed Emirati? Lo scontro è un pessimo segnale per l’OPEC. Riyadh e Abu Dhabi sono i due pilastri del cartello petrolifero; se la loro divergenza geopolitica si trasformasse in guerra economica o in mancato rispetto delle quote di produzione, potremmo vedere una volatilità estrema sui prezzi del greggio. Inoltre, l’instabilità nello stretto di Bab el-Mandeb (controllato in parte dal sud Yemen) mette a rischio le rotte commerciali globali.
Perché gli USA di Trump non intervengono per fermare gli scontri? È puro calcolo opportunistico. Trump non vuole alienarsi né l’Arabia Saudita né gli Emirati, entrambi partner strategici e acquirenti di armi USA. Intervenire a favore di uno significherebbe perdere l’altro. La strategia americana attuale è il “containment” passivo: lasciare che si scannino tra loro, purché l’Iran e gli Houthi non guadagnino terreno e il flusso di petrolio non si interrompa totalmente.









You must be logged in to post a comment Login