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Caos in Messico: eliminato “El Mencho”. Le conseguenze sul territorio e il vuoto di potere
L’esercito messicano elimina “El Mencho”, fondatore del Cartello di Jalisco. Dagli assalti all’aeroporto di Guadalajara agli incendi a Puerto Vallarta, ecco l’impatto economico e sociale della rappresaglia in corso.

Domenica mattina, nell’area di Tapalpa, le forze federali messicane hanno portato a termine un’operazione destinata a cambiare gli equilibri della sicurezza centramericana: l‘eliminazione di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho”, fondatore e leader assoluto del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG).
Dal punto di vista sistemico, eliminare il vertice di una multinazionale del crimine non porta quasi mai alla sua dissoluzione, ma innesca una violenta e caotica riorganizzazione. E la reazione del CJNG non si è fatta attendere.
L’operazione e la caduta del leader
L’intervento è stato condotto congiuntamente dall’Esercito messicano e dalle forze federali, con un fondamentale supporto di intelligence fornito dagli Stati Uniti. Le autorità hanno localizzato il leader in un’area sotto il suo stretto controllo. Come da copione in questi scenari, le forze dell’ordine sono state accolte da un pesante fuoco di sbarramento.
Il bilancio riportato dal Ministero della Difesa (SEDENA) parla di quattro operativi del cartello uccisi sul colpo e tre feriti gravi. Tra questi ultimi vi era lo stesso “El Mencho”, deceduto durante il trasferimento d’urgenza in elicottero verso Città del Messico.
Il profilo di Nemesio Oseguera Cervantes:
- Ruolo: Fondatore e vertice indiscusso del CJNG.
- Impatto: Responsabile della trasformazione del cartello in un attore globale, egemone in stati come Jalisco, Colima e Michoacán.
- Core business: Controllo delle rotte di traffico di metanfetamine e fentanil verso gli Stati Uniti.
- Status: Uno degli uomini più ricercati dal Dipartimento di Giustizia USA, con taglie multimilionarie pendenti sulla sua testa.
La strategia del caos: il contrattacco del Cartello
Se il governo esulta per il successo tattico, il territorio paga il prezzo della rappresaglia. I membri del Cartello hanno immediatamente attivato una strategia di guerriglia urbana, puntando a generare il massimo caos possibile per paralizzare la risposta statale.
L’obiettivo è duplice: mostrare che l’organizzazione è ancora operativa, ma anche intimidire le autorità locali e la popolazione. La mappa dei disagi e degli scontri delinea un quadro di paralisi calcolata:
- Guadalajara: È stato registrato un grave attacco all’aeroporto con conseguente blocco del traffico aereo, mentre diversi distributori di carburante e negozi in città sono stati incendiati.
🇲🇽‼️ | URGENTE — Masivas evacuaciones y caos total en el Aeropuerto de Guadalajara.
Reportan la presencia de grupos armados. Si el narco está tomando el aeropuerto, esto va a ser una locura.
Guadalajara es una de las sedes de México en el Mundial 2026. pic.twitter.com/Mvd4zma8R2
— Agustín Antonetti (@agusantonetti) February 22, 2026
- Puerto Vallarta: La città si è ritrovata parzialmente sotto assedio da parte di uomini in moto, con segnalazioni di sparatorie e mezzi pubblici dati alle fiamme.
- Tapalpa: Nell’area diretta dell’operazione militare continuano i sorvoli, gli scontri a fuoco e i blocchi stradali.
- Guanajuato e Michoacán: Si registrano pesanti ripercussioni sulla viabilità e incendi mirati che hanno colpito farmacie e minimarket.
L’attacco infrastrutturale all’aeroporto di Guadalajara rappresenta un salto di qualità nella capacità di disturbo dell’organizzazione. Bloccare lo snodo aereo principale della regione significa infliggere un danno economico immediato, oltre che d’immagine.
Le prospettive: un oligopolio in frammentazione
Il vuoto di potere lasciato da “El Mencho” apre ora scenari complessi. Il CJNG si è sempre distinto per una struttura centralizzata e brutale, con un’ala militare che non ha nulla da invidiare ai corpi speciali dell’esercito. La morte del leader storico non segna la fine del traffico di stupefacenti, ma l’inizio di una probabile faida intestina per la successione, unita al rischio che cartelli rivali tentino di approfittare del momento di debolezza per sottrarre preziose fette di mercato.
Le autorità mantengono un dispiegamento di forze senza precedenti in almeno sei Stati. L’operazione è un indubbio successo per il governo messicano e per Washington, ma la vera sfida inizia adesso: contenere l’onda d’urto di un impero criminale rimasto improvvisamente senza il suo imperatore.








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