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SE ANCHE CANTONE FA L’AZZECCAGARBUGLI (di Pietro de Sarlo)

 

Se anche Cantone fa l’Azzeccagarbugli questo Paese è senza speranza. Nel novembre 2012 avevo apprezzato la promulgazione della c.d. legge Severino,  ritenendo che, finalmente, i politici e i pubblici amministratori fossero rimossi dai propri incarichi se condannati in primo grado. Il fatto poi che Berlusconi fosse stato costretto a lasciare il senato mi aveva fatto sperare che questa volta la politica facesse veramente sul serio. Avendo qualche vaga conoscenza della lingua italiana ritenevo poi che il termine “impresentabile”, applicato alla politica, indicasse una persona che non potesse presentare la propria candidatura. Di conseguenza che un “impresentabile” fosse anche “incandidabile”, poi “ineleggibile” e infine che non potesse ricoprire cariche pubbliche. Da povero sempliciotto quale sono mi sbagliavo.

Avevo da tempo il sospetto che le cose non funzionassero esattamente così. Infatti tale Salvatore Margiotta, condannato in appello per corruzione e turbativa d’asta, continua ad essere senatore e membro della direzione nazionale del PD. Tale Giancarlo Galan, che ha patteggiato una pena a due anni e dieci mesi, rimane deputato e presidente della Commissione Cultura. Mi risulta poi che nel governo ci sia qualche sottosegretario plurinquisito: sempre per nobili questioni!

Sono solo alcuni esempi e, se non ricordo male, la legge Severino affermava il principio, peraltro ovvio, che il consenso popolare non fosse un salvacondotto e che anche gli eletti dovessero rispettare la legge.

I codici etici dei partiti non capisco poi a cosa servano. O non vengono applicati, e allora cosa si fanno a fare?, o sono fatti male tant’è che nelle primarie del PD succede di tutto. In Liguria come  in Campania e come in Basilicata, dove, addirittura, uno dei rampolli di una feudale dinastia politica, con qualche serio incidente di percorso nella tradizione famigliare, Marcello Pittella vinse nel 2013 le primarie con i voti della destra e, al contrario della Paita e nonostante fosse indagato e poi rinviato a giudizio per le solite vicende, vinse pure le elezioni.

A me sembra che tutta questa gente debba essere allontanata dalla politica e dagli incarichi pubblici, con o senza legge Severino.

Invece Cantone ci spiega che la legge Severino parla di “sospensione” dalla carica e poiché il buon De Luca, se venisse sospeso prima di assumere le funzioni  di Governatore, sarebbe di fatto decaduto la sospensione non deve scattare subito ma dopo la nomina della giunta . Tradotto: si aggira la legge e De Luca governa lo stesso.

A molti il ragionamento di Cantone sembra quello di un fine giurista.

Vorrei invece che Cantone, e i suoi fan,  riflettesse sul fatto che ai cittadini comuni questi sottili ragionamenti paiono artificiosi e volti solo a proteggere e giustificare ora uno ora l’altro, in funzione delle convenienze di parte e del momento.

Quando le norme e l’applicazione delle stesse vanno in contrasto con il senso comune delle cose le conseguenze sono la disaffezione dalla politica e la sfiducia in tutto l’ordinamento giudiziario. Conseguenza: seggi elettorali vuoti e senso diffuso di incertezza del Diritto con danni incalcolabili.

Un mio amico afferma che l’ultimo in Italia ad aver scritto delle leggi chiare sia stato Zanardelli. Io credo invece che in Italia ci sia una folla di avvocati che, oltre alle aule giudiziarie, invadono le aule del parlamento. Quando si fanno le leggi questi avvocati pensano ai misfatti dei propri clienti e, insieme alle norme, introducono anche le utili scappatoie, i sottili distinguo, i commi e i codicilli che consentono, se non la piena assoluzione dei propri clienti, almeno una dignitosa prescrizione.

Per dirla alla Cantone la legge Severino fa parte del “de iure condendo” più che del “de iure condito”. La legge va articolata, precisata, arzigogolata e tutto questo “latinorum” serve solo a differenziare gli utenti del sistema giudiziario tra chi può permettersi di assoldare “fini giuristi” e chi no. Ai primi è consentito quasi tutto.

Da noi la forma è sostanza e, al contrario di altri ordinamenti,  la sostanza soccombe sempre rispetto alla forma che viene costruita proprio per aggirare e ribaltare la sostanza.

Fare una legge in cui si vieta la tortura è banale. Legge: la tortura è vietata. Pena: ti sbatto in galera e butto via la chiave. Invece no. Occorrono ammiccanti codicilli nei confronti dei potenziali torturatori in modo che sappiano che sei loro amico e che anche se c’è la legge con un buon avvocato puoi torturare dove, come, quando e quanto vuoi.

Abbiamo appena approvato una legge contro l’inquinamento. Peccato però che la legge prevede che il danno prodotto, per diventare reato, debba diventare irreversibile. Sempre per quella benedetta questione della lingua italiana rifletto sul fatto che neanche l’incidente nucleare a Chernobyl  ha prodotto danni irreversibili. La natura, con i suoi tempi, assorbe tutto e anche a Chernobyl tra cento o duecentomila anni tutto tornerà come prima. Anzi meglio. Nel mentre tutti assolti.

Agli italiani tutto questo piace, anzi ci si adattano perfettamente e ci sguazzano pure quando ne hanno convenienza e non vogliono pagare una rata di condominio o riconoscere una danno o una colpa. E poi che rischi si corrono di essere torturati se si passano le giornate davanti alla TV? Al limite, alla bisogna, un amico maresciallo nell’Arma si trova sempre.  Ma con questo andazzo gli stranieri sono invogliati ad investire in Italia? Abituati a “corpus iuris” al massimo di diecimila leggi con le nostre quasi trecentomila , e tutte  “de iure condendo”, si spaventano. Perché investire in questo guazzabuglio?.

A voi tutti, e a Cantone, tutto questo sembra normale? A me no.

Pietro de Sarlo

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