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Chi scrive deve dare ragione a Susanna Camusso sulle pensioni, ma non sulle soluzioni proposte. Ecco perché

Ho ascoltato questo fine settimana “In mezz’ora”, con Susanna Camusso come ospite. Devo essere onesto, la sindacalista italiana ha individuato perfettamente un grave problema nazionale: non si può spostare sempre più avanti l’età pensionabile in quanto ciò causerà un disastro a termine, pensare di lavorare fino a 70 anni nelle condizioni di depressione economica progressiva che viviamo, a maggior ragione con l’avvento dell’intelligenza artificiale, è assurdo. Va infatti ricordato – è vero – che la Germania sarà a 67 anni di età pensionabile nel 2030, mentre l’Italia lo è già nel 2017, con obiettivo 75 anni per i nati negli anni ’80 – parola di del presidente Inps, Boeri -.
Conosco la storia di Boeri: costui prima di diventare presidente dell’ente di previdenza era un politico, del PD, e sosteneva – per raggiungere il suo obiettivo di carriera – che bisognava tagliare le pensioni più alte. Poi, messo pubblicamente alle strette da un amico economista molto bravo ha dovuto confessare che per fare tornare i conti si sarebbero dovute tagliare tutte le pensioni esistenti oltre i 1400-1500 euro lordi causando quasi una rivoluzione di anziani tra gli astanti della sezione del PD di Milano dove presentava le sue idee. Ossia, poi NON ha fatto nulla di quanto diceva. Con un personaggio del genere, di una ipocrisia senza limiti, dove volete andare? Boeri infatti sta semplicemente difendendo la casta che percepisce pensioni spaventose, anche lui sarà tra i boiardi pensionati a 5 zeri fra pochi anni, senza mai dimenticare la casta dei giudici italiani ormai asserviti a far cassa sui cittadini, giudici che prendono – ricordatevelo sempre – le pensioni più alte di tutti in Italia (circa il doppio dei secondi, i notai) e tra le più alte del mondo, come categoria.

__________________________________________Pensate che il governo del nobile Conte Gentiloni Silveri sta oggi proponendo ai sindacati che in caso di riduzione della vita media degli italiani l’età pensionabile comunque non scenderà, ma resterà stabile. Se non è essere ladri questo!

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Insomma, Camusso ha ragione: non si può spostare sempre più avanti l’età pensionabile in quanto ciò significa non erogare le pensioni, ovvero rubare i soldi ai cittadini. Faccio presente che il sottoscritto dovrebbe vivere fino a 105 anni per recuperare quanto versato in previdenza, quindi POSSO PARLARE.

Ora le soluzioni. Susanna Camusso sbaglia a cercare la quadratura nel cerchio nella patrimoniale: è come chiedere ad un soggetto molto debilitato di donare sangue da ritrasfondere a se stesso quando sarà vecchio, morirà prima. Nel senso, quello che manca oggi viene taciuto da S. Camusso (perché da buona sindacalista non sa come ingenerarla), ossia la crescita economica. Leggasi, il sistema pensionistico nazionale NON deve essere ESPONENZIALMENTE penalizzante rispetto agli altri sistemi pensionistici europei, altrimenti tempo 20 anni e l’Italia sarà un paese economicamente e socialmente morto. Or dunque, i sistemi economici – quello previdenziale in primis – si sostengono con la crescita e se le tasse sono eccessive detta crescita diventa un’utopia. Dunque, da una parte fare una patrimoniale SENZA eliminare i fattori che hanno causato il blocco dello sviluppo economico significa ritrovarsi con lo stesso problema in 10 anni, ma in condizioni anche peggiori di quelle attuali in quanto non ci sarà più la ricchezza di risparmi famigliare a cui la gente oggi può attingere per pensare di sbarcare il lunario. Dall’altra le tasse alte non permettono la crescita e quindi negano sostenibilità al sistema. Lasciamo perdere la giustizia perché altrimenti mi tocca tirare in ballo i privilegi soprattutto dei sindacalisti che sommando contributi inesistenti della loro attività sindacale vanno in pensione con molte più facilitazioni dei comuni mortali.

Dunque, visto che è innegabile il legame crescita economica = sostenibilità del sistema come fare per tenere in piedi il paese? Risposta: bisogna abbassare le tasse, per far ripartire l’economia. E per abbassare le tasse come si fa? Prima di tutto bisogna rinegoziare i trattati EU ed all’occorrenza – in caso di rifiuto – uscire dall’euro visto che i limiti del deficit di Maastricht non lo potrebbero mai permettere. Si, perché uscire dalla moneta unica causerebbe due effetti collaterali decisivi con il fine di risollevare i destini italici: svalutazione della nuova lira con parallelo impulso alla crescita economica ed inflazione temporanea, in grado di tagliare appunto per via inflattiva il debito accumulato dallo Stato. Un toccasana per un paese come l’Italia.
Chiaro, chi ci rimetterebbe sarebbero lato interno coloro che hanno accumulato enormi patrimoni poi convertiti da instabili lire a stabili pseudo marchi (le elites locali); dall’altra i competitors industriali EU, in primis la Germania che infatti è pronta a tutto pur di evitare che paesi come l’Italia si liberino del vincolo dell’euro. Per adesso Berlino si è limitata a cooptare (“comprare”) le cointeressate elites italiane al disegno eurotedesco (quelle che detengono i media locali per intenderci), poi si vedrà.

Certo, visti gli interessi in gioco potrebbe essere giustificata addirittura una guerra.
Spero che questa analisi possa essere utile ai sindacati italiani durante le trattative, vis a vis di un governo asservito non agli interessi nazionali ma a quelli eurotedeschi.

MD


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