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Cambiare paradigma: dalla moneta debito alla moneta cassa. Forcheri

(1) Il paradigma del debito

Ultimamente si sente parlare sempre più spesso di “paradigma della moneta debito” e di “sovranità monetaria” come massima ambizione per ricuperare una economia sana. Purtroppo questi temi si confondono con il tema attuale dell’euro e né il paradigma attuale né la sovranità monetaria vengono definiti con chiarezza, lasciando intendere che il primo coincida con il neoliberismo, e che la sovranità monetaria coincida con la lira di quando, prima del 1981, la Banca d’Italia era di fatto – ma non de iure – controllata dal Tesoro grazie alla possibilità di decidere la quantità monetaria  e di svalutare, onde ottenere un vantaggio competitivo rispetto agli altri paesi nell’import-export.

Questa analisi è monca e inficiata da varie ideologie. Innanzitutto il paradigma della moneta debito – vecchio di 5000 anni – non è l’esclusiva del neoliberismo ma è una falla che vizia ab origine sia il capitalismo sia il comunismo perché in ambo i regimi economici la moneta è considerata neutra – senza la necessità di precisarne la proprietà all’origine – l’emittente è una persona giuridica, cioè un fantasma giuridico dietro il quale si nascondono le persone fisiche, o le mangiatoie di Stato, e la contabilità è fallata, antiquata e rimasta alla descrizione di una moneta “pagherò sull’oro” e non di una moneta fiat che si crea senza riserva, e che dovrebbe essere cassa.

Le banche al momento della creazione monetaria, non avendo a riserva l’oro, cosa fanno? Semplicemente fanno come se l’avessero, accreditando la loro promessa di pagamento sul conto del cliente, e nel contempo indebitandolo. La riserva non è più l’oro pre-esistente, ma l’obbligazione ex post del cliente a rimborsare il debito: il credito. La moneta creata è né più né meno che una promessa di pagamento della banca: una passività. Ora abbiamo due passività: una del cliente, che onorerà rimborsando il debito, e con il suo lavoro, l’altra della banca che non onorerà che per il 7% (la percentuale di banconote circolanti circa) e sempre meno visto che il sistema bancario si sta attrezzando per eliminare il contante, con la complicità criminale del governo.

Una passività vera è un debito, una passività finta è un’attività netta, secondo lo specialista in partita doppia Van Cleve (1913).

Questo meccanismo di creazione monetaria non funziona solo con l’acquisto di obbligazioni ma interviene ogni volta che la banca acquista beni, servizi, titoli, persino banconote – quando depositiamo banconote in Banca: segna al passivo l’importo della banconota, all’attivo di cassa lo stesso, e la banconota la mette nel cassetto, disponibile pronta all’uso.

La banca o chi per essa crea quindi moneta acquistando qualcosa senza disporre della moneta, ma ponendo all’attivo, cioè a riserva, l’oggetto stesso dell’acquisto, che sia l’obbligazione del mutuatario, o altro asset. Questo è in grandi linee il significato di moneta debito, e in modo più generale lo è la filosofia o qualsiasi visione economica – praticamente tutte – che consideri il debito come un presupposto ineludibile.

All’interno di questo paradigma, esistono teorie keynesiane, MMT o stataliste, che rivendicano con gran forza la ripresa della sovranità monetaria nell’ambito dello Stato. La contabilità rimarrebbe invariata, pertanto anche il signoraggio inteso come il potere di acquisto nominale di chi crea i simboli monetari, provocherebbe la grande mangiatoia di Stato, esattamente come quelle che vigevano anche prima del 1981 in Italia: “corruzione”. Il reddito monetario viene segnato unicamente come gli interessi sul debito, e non il capitale integrale, del cui potere di acquisto la banca nel frattempo ha usufruito. Per chi contesta tale definizione di signoraggio, risponderei che il credito acquisito dalla banca al momento dell’accensione del mutuo con il cliente, se lo cartolarizza o lo vende, realizzerà un flusso di cassa in entrata corrispondente a circa la somma integrale del capitale, subito, mentre gli interessi sullo stesso credito saranno riscossi dalla banca acquirente (oltre al capitale, che qualcuno paga ma che non viene segnato come flusso di cassa in entrata)..

I minibot e la moneta fiscale, due fattispecie di moneta passività, avrebbero a “riserva” ex post i crediti fiscali dello Stato. Sono pertanto timide iniziative nello stesso paradigma della moneta debito, ma che andrebbero a scontrarsi con il modello ancora più rigido dell’austerity, al punto che al solo nominare i minibot, l’anno scorso, tutte le cancellerie del mondo andarono in subbuglio e i media sbandierarono lo spauracchio della “moneta parallela italiana”. Ma ora che anche Draghi, il presidente uscente della BCE, ha dichiarato nel suo discorso di congedo che la redistribuzione monetaria va effettuata con le politiche fiscali, e visto che minibot e moneta fiscale non sarebbero a corso legale – la BCE ha l’esclusiva per banconote e monetine a corso legale e autorizza le banche a creare strumenti di pagamento su di esse – non vi è alcun argomento tenico-giuridico per vietarli a livello europeo, poiché rientrerebbero negli strumenti di politica fiscale dove gli Stati hanno ancora, teoricamente, la sovranità. Il tutto sempre nel paradigma della moneta debito.

(Parte 1 Segue)

Nicoletta Forcheri, 13/10/2019

 

 

 


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