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Calo della disoccupazione. Luci e molte ombre.

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La notizia della giornata, fornita dall’ISTAT è  il calo del tasso di disoccupazione in aprile al 12.4% , accompagnato dall’aumento dell’occupazione (159mila in più). Ciò  rischia di creare false speranze legate al Jobs Act, mostrato come propulsore dell’occupazione italiana.
La nuova legislazione sul lavoro permette certamente “facili” assunzioni grazie agli sgravi fiscali (forse il motivo principale per le aziende che sono penalizzate dall’alta tassazione) ma anche facili licenziamenti, su questo non faccio nessuna battaglia ideologica contro le aziende italiane, anzi, queste dall’avvento della moneta unica sono state penalizzate in termini di competitività, a vantaggio dalle Germania, come ammesso in un certo senso da un dei padri dell’euro.

Quindi i dati sull’occupazione non seguiranno un’ unica direzione verso un miglioramento, bensì saranno fluttuanti perchè dipenderanno quasi totalmente dalla congiuntura internazionale in parole povere, dalla domanda estera, (in parte calo prezzo petrolio e svalutazione euro) e non dalla domanda nazionale dal momento che il lavoro è precarizzato e  l’Italia rimane comunque sempre nella morsa dell’austerità.
Inoltre, è molto difficile se non impossibile che il tasso di disoccupazione torni ad una sola cifra, perchè questo andrebbe contro l’equilibrio di competitività nell’eurozona. Una quota alta di lavoratori (una quasi piena occupazione magari)  farebbe aumentare i consumi e quindi l’inflazione, il che farebbe perdere  competitività all’export italiano (visto che si commercia in euro) e soprattutto per il fatto che con più occupazione i salari aumenterebbero, facendo di modo aumentare le importazioni e quindi portando i saldi commerciali esteri (partite correnti) in negativo, con un aumento dell’indebitamento privato estero.
Da qui sarebbe necessario attuare austerità competitiva, ovvero comprimere la domanda interna e attuare la famosa svalutazione interna del lavoro sotto il nome di “riforme” che sono già in atto in Italia.


Quindi “se tutto va bene” il Jobs Act farà oscillare il tasso di disoccupazione tra un 10 e 14% massimo per rispettare appunto un tasso di disoccupazione “ottimale” intorno all’ 11%, troppa poca disoccupazione risulterà un campanello dall’allarme per riequilibrare i livelli di competitività nell’eurozona, per i motivi citati sopra.
L’esempio che può calzare per l’Italia è la Spagna delle “riforme” ha sempre un tasso di disoccupazione altissimo malgrado sia calato ma da un anno in lieve ripresa.
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Inoltre e per concludere, in mancanza di vere politiche dell’occupazione, i dati sul lavoro saranno sempre dipendenti da fattori esteri che interni. I governi italiani potranno agire solamente dal lato dell’offerta, flessibilizzando il lavoro, ma non potranno agire dal lato della domanda interna, vero motore dell’occupazione.

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