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Calenda azzeccagarbugli: il TAP è un “Accordo” non un “Contratto”, ma praticamente cambia poco

 

Calenda ha affermato che non c’è nessun vincolo contrattuale per la Repubblica Italiana che la obblighi a pagare dei danni. Il discorso, come ha dimostrato in un precedente articolo il sempre ottimo Maurizio Gustinicchi, è un po’ più complesso: in senso giuridicamente stretto l’ex ministro ha detto la verità, ma oggettivamente ha detto una cosa falsa.

Quello che ha riportato Maurizio Gustinicchi è un Agreement, la cui definizione si può leggere nell’appendice:

Come si può leggere è un “Accordo” e , come spiegato “Accordo intergovernativo”. Ora di per se un “Accordo” non è un “Contratto”, lo diviene solo se contiene delle parti che possono avere delle ricadute economiche regolabili di fronte ad una Corte. Un “Accordo” può non essere un “Contratto” se ha ricadute esclusivamente politiche. Per capire se questo “Accordo” possa essere un contratto dobbiamo andare in profondità nel contenuto.

Ad esempio l’Articolo 6 prevede che le parti che hanno firmato l’Accordo, Italia, Albania e Grecia, concedano i permessi necessari alla realizzazione dell’opera, senza restrizioni o ritardi non giustificati:

Che cosa succede se queste concessioni non vengono fornite in tempi ragionevoli? Beh c’è una responsabilità ben chiara che viene a sorgere all’articolo 11:

Nel caso gli obblighi non vengano rispettati nasce una responsabilità per la parte che non ha adempiuto, anche in modo omissivo, a questi impegni.

Ora chiaramente parliamo di Stati, non di persone o società, per cui la definizione di queste responsabilità non è immediatamente di fronte ad una Corte, ma passa per un processo diplomatico, come del resto chiarito dall’articolo 13. Questo non vuol dire che non c’è responsabilità, ma che la definizione della stessa può essere lasciata, su accodo specifico delle parti, ad una Corte internazionale, ad un comitato comune, ad un collegio arbitrale o ad una terza parte, a seconda degli accordi specifici che si possono raggiungere. La responsabilità esiste, manca la definizione del “Tribunale” di fronte al quale farla appurare.

Quindi Calenda, quando parla di assenza del contratto” fa un po’ l’azzeccagarbugli. La responsabilità economica per il rifiuto dell’accordo può essere di 10 , di 20 o di 40 miliardi (quest’ultima cifra del Sole 24 Ore…), non si sa in questo momento, ma sicuramente esiste. Sarebbe meglio valutare le decisioni nei propri risvolti pratici, piuttosto che rifugiarsi nei bizantinismi.

Testo dell’accordo completo : agreement TAP

 


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