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Bussola per orientarsi: la strategia di Renzi in pillole ed i (probabili) prossimi passi. Qualche sorpresa è da attendersi

In passato ho fatto interventi strutturati che volevano gettare le basi del ragionamento che ho cercato di impostare, riassumibile in: 1.un no a questa Europa da cui trae vantaggio soprattutto la Germania, 2.necessità di rinegoziare i trattati della moneta unica anche uscendo dall’euro se necessario, 3.contrarietà alle privatizzazioni delle aziende nazionali sia a favore di voraci interessi stranieri che degli stessi imprenditori italiani – molto spesso semplici avvoltoi – che si sono accaparrati le aziende privatizzate negli anni ’90 spesso distruggendole e comunque senza creare valore per il sistema Italia, 4. necessità di riduzione intelligente e mirata degli sprechi dello Stato, 5.odio per chi ha permesso un colpo di Stato contro un governo italiano democraticamente eletto (è un caso fosse di centro destra nel 2011, direi la stessa cosa anche fosse stato di sinistra, credetemi), 6.disastri della politica estera di Obama e 7.serissimi dubbi sull’utilità del QE americano che a termine causerà uno sconquasso inflattivo.   Il tutto condito con una personale interpretazione su chi abbia vantaggio tra gli italiani a restare nell’euro, ovvero i “poteri forti” (spesso proprietari della carta stampata) che hanno convertito i propri immensi patrimoni frutto della grande crescita del dopoguerra da instabili lire in solidi pseudo marchi circa 15 anni or sono. Questi sono i pilastri del mio ragionamento.

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Ora, bisogna evitare di perdere il filo su quanto sta accadendo oggi. Sostanzialmente Matteo Renzi sta prendendo tempo, consigliato dal tanto vituperato Cavaliere su come evitare che capiti un altro colpo di Stato contro l’Italia questa volta avendo come vittima proprio l’ex sindaco fiorentino. Prima di tutto, il golpe del 2011 – con genesi estera – è stato permesso da una maggioranza risicata in Parlamento: dunque, se il Cavaliere dà garanzia di maggioranza a Renzi questi può stare relativamente tranquillo. Cosa voglia il Cavaliere in cambio, beh, immagino tranquillità per il suo impero economico e magari per la sua libertà personale ma credetemi che c’è anche molta acredine contro coloro che lo hanno gettato nella polvere, probabilmente in modo eccessivamente brutale.

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Prendere tempo significa fare riforme strutturali che per ora NON incidano sul problema del debito pubblico, il vero problema italiano assieme alle tasse troppo alte. Ovvero, quello che Renzi sta correttamente e saggiamente vendendo all’Europa è che le riforme strutturali necessitano tempo, quelle del Senato e soprattutto quelle che rischiano di minare i fondamenti esistenziali della classe media inclusa la relativa pace sociale sono necessarie al fine di poter ri-iniziare a crescere. Vero o falso che sia il ragionamento nessuno può dargli torto, mettendo per ora in secondo piano il rientro del debito. Bisogna dire però cosa nasconda questa politica di cambio a tutti i costi del sistema social-economico italiano: sostanzialmente l’idea che mi sono fatto è che ci sia necessità di avvicinarsi ad un modello stile americano, pochi potenti e ricchi che comandano, il resto della popolazione trasformarla in manodopera a basso costo. Andate a vedere la distribuzione della ricchezza in USA e vi renderete conto che ormai il paese dello Zio Sam è diventato il paese dove di speranze per chi vuole fare qualcosa dal nulla sono quasi pari allo zero (anche in Germania esiste una piramide con il vertice superiore molto stretto!). Ben inteso, gli USA vogliono questo – e la Germania ringrazia – solo ed esclusivamente perchè nei paesi alleati hanno la necessità di avere solidi e fedeli comandanti/interlocutori per la battaglia epocale rappresentata dalla fine dell’impero del dollaro di cui Obama rappresenta il peccato originale, ma questa è un’altra storia….

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Dunque, il governo attuale sta prendendo tempo con le riforme aspettando cosa? Semplicemente che anche la Francia cada in disgrazia: l’austerity non funziona e tutti lo sanno, l’austerity rende solo alla Germania e anche questo tutti lo sanno. Ma nel momento in cui anche la Francia abbia problemi che giustifichino una negazione dell’austerity, beh, l’euro rischia di separarsi in due. In più è ormai chiaro a tutti che Obama vuole la guerra in Ucraina: questa è una storia già vista, per uscire dalla grande depressione fu necessaria una guerra che Roosevelt – un altro democratico, non a caso – trovò col Giappone dopo numerose provocazioni (gli USA non possono per Costituzione attaccare per primi!). La situazione attuale non differisce molto, con la differenza che oggi il mondo non è in guerra come nel 1941 se non negli scacchieri incendiati dagli USA e quindi il tutto potrebbe concludersi in un terribile azzardo soprattutto se i democratici dovessero perdere le elezioni di Mid Term del novembre prossimo: diciamola tutta, il QE non è salvifico, se si interrompe l’economia americana crolla, i problemi strutturali a stelle e strisce non sono stati risolti da Obama anzi sono peggiorati se si tiene in considerazione l’enorme value debasement causato da un’infinità di dollari creati dal nulla, una volta che dovranno essere “richiamati” il sistema economico mondiale rischia di saltare veramente. Dunque una guerra sarebbe veramente salvifica per chi ha creato questo enorme pasticcio, spostando l’attenzione su ipotetiche responsabilità altrui. Ecco, probabilmente Renzi questo lo ha capito e giustamente aspetta: una guerra con la Russia passerà certamente per embarghi e autarchie varie, chi ci perderà sarà certamente la Germania per vicinanza, per bilancia commerciale/export e per – udite bene – relativa instabilità delle masse tedesche in situazioni di incertezza. Si, avete capito bene: se ad un italiano togli il lavoro, beh, mugugna, critica poi con vari livelli di reattività torna a zappare la terra sotto il sole o va in spiaggia. Beh, se capita la stessa cosa in Germania il sole non c’è ed il tedesco non sa restare senza far niente, oltre a vivere come una depressione ansiosa l’incertezza sul futuro (ecco perchè ritengo che prima di quanto si possa pensare la Germania si riarmerà, ma in veste europea…). Detto questo attendendo che la Germania subisca i contraccolpi economici (e psicologici) di una guerra in Europa anche solo prospettica è chiaro che attendere significa scommettere su un allentamento dell’austerity con la benedizione dalla stesso gigante teutonico progressivamente afflitto da una crisi da riduzione dell’export…. Notasi che le aziende tedesche sono si solide ma anche estremamente impegnate con grandi investimenti nelle aree di crisi più calde, anche in divenire: ad esempio la Germania è probabilmente il maggior investitore in Cina, un raffreddamento dell’economia cinese sarebbe quasi fatale….

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Dunque la situazione per l’Italia, se si resiste un anno senza attaccare l’asset nazionale più importante – il risparmio delle famiglie – e senza privatizzare inutilmente le aziende sistemiche – ENI ed ENEL, in particolare senza la prima la politica estera italiana sarebbe è finita, soprattutto in Medio Oriente e Nord Africa – è possibile che dalla fine del 2015 le ripercussioni economiche della crisi in Ucraina obbligheranno l’intera eurozona a rivedere i propri piani economici, anche e soprattutto su impulso francese. Spesso ci si dimentica che Finlandia e Svezia oggi NON sono membri NATO e se vorranno entrarci a breve – terrorizzati dalla vicinanza con la Grande Russia – dovranno sobbarcarsi investimenti annuali pari ad almeno il 2% del PIL, come chiesto da Obama in Galles (i paesi membri storici possono sempre dire che in passato loro di soldi ne han messi ben più del 2% del PIL per un anno, come invece verrà certamente imposto ad esempio al nuovo arrivato Finlandia, per altro strettamente confinante con la Russia). Poi si ricordi sempre che la struttura sociale italiana anche i relazione alla distribuzione della ricchezza della popolazione è molto più omogenea della Germania o anche della Francia (non parliamo degli USA), ciò significa che la stabilità intrinseca del Belpaese potrebbe essere più resiliente di quanto si pensi, fatto salvo un attacco radicale allo stato sociale.

A me sembra tanto che la costrizione verso il Governo a fare delle manovre che vadano contro i gli interessi del paese – privatizzazioni, attacco al risparmio delle famiglie, attacco radicale allo stato sociale (a esempio togliere l’articolo 18 oggi non servirebbe a nulla se non ad aumentare la disoccupazione) – misure su cui Renzi farà in modo di non andare fino in fondo appunto prendendo tutto il tempo a sua disposizione, possano per assurdo arrivare solo dall’interno [su impulso esterno] e dal partito democratico in particolare con il supporto di quegli imprenditori che si vestono di sinistra anche per propri interessi personal-imprenditoriali, non necessariamente escludendo casi di spogliazione del paese (gli imprenditori con sponda “di sinistra” che conosciamo sono, tra gli altri, De Benedetti, Benetton e Farinetti – ma aggiungerei pure l’ambito Fiat -, viste anche le “benevolenze” passate alle proprie iniziative privatistiche). Dunque sono molto felice del supporto berlusconiano per l’attuale Governo.

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Resta la necessità urgente ed assoluta di eliminare gli sprechi dello Stato e quindi il piano Cottarelli va applicato senza alcuna esitazione, ma soprattutto in relazione a quegli sprechi che non creano consumi in Italia, ad esempio i prezzi troppi elevati dei medicinali (esteri) solo per citare un caso. Non ritengo per altro che negare l’indicizzazione di stipendi di 1500 euro alle forze dell’ordine sia una buona idea, personalmente preferirei una soluzione più equa e radicale, ad esempio mettere in discussione concessioni pubbliche (ad es. Autostrade) a fronte del mancato raggiungimento di obiettivi di sistema oltre che di lucro privato in relazione a privatizzazioni passate, ricordiamo che la variante di valico fu approvata come opera strategica nel 1997 e poi le autostrade furono cedute: oggi la variante è ancora da venire ma i profitti monopolistici invece di andare in tasca della collettività hanno ingrassato i soliti noti con tariffe cresciute ben più dell’inflazione…

 Non sottovalutiamo il giovane Matteo, è più scaltro di quanto si pensi (e ad oggi anche molto fortunato)… Fino a prova contraria è lecito supportarlo.

Mitt Dolcino

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