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Brexit: la “Clausola Farage”. L’UE vuole blindare l’accordo con Starmer chiedendo danni ingenti in caso di recesso del prossimo governo
Brexit, l’UE prepara la trappola: ecco la “Clausola Farage”. Se Londra esce dall’accordo veterinario, dovrà pagare i danni. Bruxelles non si fida e vuole blindare l’intesa con Starmer imponendo pesanti penali in caso di recesso futuro. Farage insorge: “Oltraggio democratico, non pagheremo mai”.

L’Unione Europea sta alzando la posta nelle negoziazioni con il governo britannico di Keir Starmer, introducendo una richiesta che ha il sapore di un’assicurazione politica contro il futuro. Secondo una bozza visionata dal Financial Times, Bruxelles esige l’inserimento di una clausola di risoluzione vincolante in qualsiasi futuro accordo veterinario. La sostanza è brutale nella sua semplicità: se un futuro governo britannico decidesse di uscire dall’accordo, Londra dovrà pagare una salata compensazione finanziaria.
I diplomatici europei hanno già ribattezzato questa condizione come la “Clausola Farage“. L’obiettivo è evidente: assicurare il blocco contro il rischio che Nigel Farage, leader di Reform UK e in forte ascesa nei sondaggi, possa diventare Primo Ministro e mantenere la promessa di cancellare il riavvicinamento a Bruxelles tentato dai laburisti.
Il timore di Bruxelles e l’allineamento dinamico
L’UE non si fida della stabilità politica britannica a lungo termine. Bruxelles cerca un accordo che sopravviva all’attuale legislatura, che terminerà nel 2029, temendo un cambio di rotta radicale alle prossime elezioni. Starmer, dal canto suo, ha reso l’accordo sanitario e fitosanitario (SPS) un pilastro del suo piano per ridurre la burocrazia post-Brexit, con la promessa di un “allineamento dinamico”.
In termini pratici, questo significa che il Regno Unito dovrebbe applicare simultaneamente qualsiasi nuova regola introdotta dai legislatori UE su prodotti animali e vegetali. Una cessione di sovranità normativa che Nick Thomas-Symonds, ministro per le relazioni europee di Starmer, vorrebbe operativa entro la metà del 2027.
La “Clausola Farage”, tuttavia, impone costi specifici in caso di recesso. Se Londra si ritirasse, dovrebbe rimborsare:
I costi per la creazione delle infrastrutture e delle attrezzature di controllo;
Le spese per il reclutamento iniziale e la formazione del personale doganale;
Una tariffa di partecipazione continua (calcolata come quota proporzionale dei costi delle agenzie UE più un extra del 4%).
La reazione: “Oltraggio democratico”
La risposta di Nigel Farage non si è fatta attendere. Parlando al Financial Times, ha definito la mossa un tentativo di legare le mani ai futuri governi, violando il principio per cui nessun parlamento può vincolare il suo successore.
“Non onoreremo alcuna clausola. Se Starmer firma questo, è un oltraggio democratico. Lo strapperò,” ha dichiarato Farage, accusando il governo laburista di voler svendere la sovranità parlamentare e tradire il voto del 2016.
Anche i Conservatori, guidati da Kemi Badenoch, hanno promesso di revocare quello che definiscono un “accordo terribile”, rifiutando qualsiasi sottomissione alla Corte di Giustizia Europea.
Il rischio del vincolo eterno
La posizione dei laburisti, che definiscono queste clausole “routine legale” negli accordi commerciali, appare debole di fronte al quadro politico. Con Reform UK che nei sondaggi supera sia Laburisti che Conservatori in alcune rilevazioni, la mossa di Starmer rischia di apparire come un tentativo disperato dell’establishment di blindare il Regno Unito nell’orbita UE, rendendo economicamente insostenibile una futura divergenza.
UK, Opinium poll:
REFORM~NI: 31%
LAB-S&D: 20%
CON~ECR: 18%
GREENS-G/EFA: 13% (+1)
LDEM-RE: 12% (-1)
SNP-G/EFA: 2% (-1)
PC-G/EFA: 1%+/- vs. 10-12 December 2025
Fieldwork: 07-09 January 2026
Sample size: 2,050➤ https://t.co/7gcpMz8djk pic.twitter.com/UOLr9zmOs1
— Europe Elects (@EuropeElects) January 10, 2026
È ironico, notano da Londra, che l’UE cerchi di imporre “stabilità” attraverso penali finanziarie, mentre il governo britannico rischia di firmare un accordo che potrebbe essere carta straccia nel giro di pochi anni, lasciando ai contribuenti il conto da pagare. Se l’obiettivo era ridurre la burocrazia per l’export agroalimentare (che potrebbe crescere del 22%), il prezzo politico richiesto, ovvero la perdita di indipendenza legislativa e il vincolo finanziario, sembra decisamente sproporzionato.
Domande e risposte
Cos’è esattamente la “Clausola Farage” richiesta dall’UE? È una clausola di risoluzione che l’Unione Europea vuole inserire nel proposto accordo veterinario con il Regno Unito. Prevede che, se un futuro governo britannico decidesse di ritirarsi dall’accordo, Londra debba pagare una significativa compensazione finanziaria a Bruxelles. Questa somma coprirebbe i costi sostenuti dall’UE per infrastrutture, formazione e personale necessari ai controlli, ed è pensata come deterrente economico contro un’eventuale inversione di rotta politica post-Starmer.
Perché Nigel Farage e i conservatori si oppongono a questo accordo? Farage e il Partito Conservatore vedono nell’accordo un tradimento della Brexit e della sovranità nazionale. Il punto critico è l'”allineamento dinamico”, che costringerebbe il Regno Unito ad adottare automaticamente le leggi decise a Bruxelles senza poterle votare o modificare. Inoltre, considerano la clausola di compensazione un tentativo illegittimo di vincolare le decisioni dei futuri governi democraticamente eletti, impedendo loro di cambiare politica senza incorrere in pesanti sanzioni.
Qual è l’obiettivo economico di Starmer con questo accordo? Il governo laburista punta a ridurre i controlli doganali e la burocrazia (red tape) che attualmente ostacolano gli esportatori britannici di cibo e bevande verso l’UE. Un accordo veterinario (SPS) eliminerebbe gran parte di questi attriti. Secondo uno studio del 2024, tale intesa potrebbe incrementare le esportazioni britanniche del settore agroalimentare del 22%, motivo per cui le associazioni di categoria industriali spingono fortemente per la sua firma, nonostante i rischi politici.







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