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L’occupazione non decresce, se mai la gente inizia di più a cercare lavoro. La verità dietro i dati ISTAT

 

I dati, quelli veri, dovrebbero essere la base sempre di un ragionamento. Qui a Scenari abbiamo sempre cercato di utilizzali come strumento per comprendere cause ed effetti più che come clave politiche. Purtroppo fino al secondo semestre del 2018, ed in parte anche dopo, abbiamo visto dati non letti e ragionati, ma usati o come cortine fumogene o completamente falsati o usati come barre d’acciaio politiche da usare negli scontri di piazza dei talk show, vero centro della disinformazione.

Per falo, dato che l’economia è economizzazione degli sforzi, utilizzo una serie di tweet già preposti ad hoc da @francescoseghez che ha riordinato i dati ISTAT in modo ottimo.

I dati sul lavoro in generale non sono entusiasmanti sul trimestre. Il rallentamento industriale c’è, e dovrebbe spingere ad una POLITICA  ECONOMICA PIU’ ATTIVA, non meno attiva ed austera. Comunque proseguiamo.

Il problema ha colpito più le donne che gli uomini.

Ed ora passiamo al problema maggiore: la crescita dei disoccupati.

Cosa è successo: gli Inattivi hanno cessato di essere tali ed hanno iniziato a tornare ad iscrivesi agli uffici del lavoro. L’aumento della disoccupazione è legato al ritorno di queste persone al mercato del lavoro emerso. Possiamo notare due elementi:

  • sicuramente la speranza di un sussidio, del “Reddito di Cittadinanza”, ha avuto una funzione positiva in questo cambiamento;
  • altra motivazione può esser la necessità di reddito da un lato, e la speranza del lavoro, dall’altro.

Personalmente ritengo positivo questo aumento della disoccupazione legato al ritorno nel mondo del lavoro degli inattivi e ritengo che in futuro assisteremo ad un ulteriore aumento di questi numeri che, tra l’altro, indicano quanto il concetto di NAIRU spesso sbandierato in sede di commissione europea e di FMI sia per lo meno superficiale e, come indicava Vickrey, dovrebbe essere corretto tenendo conto di tutti gli INATTIVI che potrebbero rientrare nel mondo del lavoro.

A riconferma, cala in numero degli inattivi.

Lo stesso parere può essere dato sul tema della disoccupazione giovanile, che aumenta per calo degli inattivi, ed anche questo è un elemento positivo: i giovani vogliono essere protagonisti del lavoro. Speriamo ci riescano.

 

Il realtà la modifica più significativa è quella fra lavoratori a tempo determinato ed indeterminato:

Anche se l’ultimo mese ha segnato una leggera inversione, da inizio anno si è assistito ad un aumento nel numero dei lavoratori a tempo determinato ed un calo di quelli a tempo indeterminato. Per i primi, evidentemente, per ora il decreto dignità ha ancora avuto un effetto limitato, per i secondi sono cessati gli incentivi del Jobs Act.  L’inversione dell’ultimo mese può essere un leggero segno di effetto del decreto dignità che ha un leggero incentivo verso la trasformazione dei contratti.

Insomma la situazione lavorativa segna delle evoluzioni per un rientro degli inattivi sul mercato, forse anche richiamati dall’attrazione del reddito di cittadinanza, soprattutto giovani. Questo comunque è un lato positivo, anche se nel breve periodo è possibile che il tasso di disoccupazione si incrementi ulteriormente, diventando un indicatore un po’ più preciso dell’offerta vera di lavoro del Paese. Il rapporto fra lavoro determinato ed indeterminato è in evoluzione e se il Decreto Dignità ha avuto effetto lo ha avuto solo nell’ultimo mese. Il rischio maggiore viene comunque dal fatto che la vera politica d sviluppo interno vien rallentata da un lato dalla rigidità europea, dall’altro dal muro burocratico interno.


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