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Pensioni e legge Fornero: ma cosa ha detto realmente la Corte Costituzionale?

La Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale

I pensionati sono tornati nel centro del mirino.

Dopo la famosa o famigerata sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato invalido il blocco degli adeguamenti per gli anni 2012 e 2013 delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo INPS si è scatenato il finimondo: la maggior parte dei commentatori si sono scagliati contro i Giudici per aver voluto difendere un sistema pensionistico, quello retributivo, considerato ingiusto, parlando di sentenza “sbagliata”, di difesa di “rendite di posizione insostenibili”, di una tutela illogica ed ideologica dei c.d. “diritti acquisiti” che per qualcuno sono “la corda che sta ormai serrando il collo del Paese”, per altri una “favola” che “crea una categoria privilegiata di cittadini”. Sui social si è poi scatenato il livore contro chi gode del vecchio sistema retributivo, considerato una specie di parassita che vive comodamente alle spalle di chi adesso lavora, con una pensione ingiustamente superiore ai contributi versati, misto ad attacchi espliciti alla Corte come questo:

o anche:

che trascende in considerazioni come queste:

 

Ma siamo sicuri che tutti questi commentatori abbiano realmente capito cosa ha detto la Consulta? E poi sarà vero che la Corte Costituzionale abbia dichiarato l’intangibilità dei “diritti acquisiti” dei pensionati (quelli che simpaticamente Seminerio, alias Phastidio, nel suo blog chiama “detriti acquisiti”)?

Innanzitutto, cosa sono i diritti acquisiti? Nel linguaggio legale i diritti acquisiti, detti tecnicamente “diritti quesiti”, sono quei diritti o posizioni soggettive che il soggetto, per il decorso del tempo, ha ormai acquisito in maniera immutabile nella sua sfera giuridica. Questi diritti nascono dal fatto che la situazione giuridica che li ha generati si è ormai esaurita e consolidata, per cui essi sono intoccabili da qualsiasi determinazione successiva: l’esempio classico è il diritto alla retribuzione del lavoratore per l’attività già svolta; è chiaro che nessuna regolamentazione successiva potrebbe togliere il diritto di costui ad essere pagato. Ma è vero che questi diritti sono immodificabili? No, e proprio in tema di pensioni ce lo dice una sentenza della Cassazione:

In ambito pensionistico e relativamente ai diritti quesiti del pensionato, non possono essere incisi in peius per alcuna ragione i trattamenti in atto, se non in forza di una legge od un atto avente forza di legge, il quale comunque deve essere ispirato a criteri di oggettiva ragionevolezza (Cass. 12.12.2014 n. 26102)

Ed è proprio il criterio di “oggettiva ragionevolezza” che la Corte Costituzionale dichiara violato: non quindi l’astratta possibilità che vi possa essere per legge una limitazione al diritto all’adeguamento delle pensioni al costo della vita previsto e tutelato dalla L. 448/98, ma come in concreto essa è stata effettuata dalla c.d. Legge Fornero. La Consulta addirittura compie una cronistoria dei provvedimenti che nel tempo hanno limitato o bloccato questo adeguamento automatico, mostrando come essi, differentemente dalla Legge Fornero, siano riusciti a rimanere nell’ambito della ragionevolezza e della proporzionalità fra diritto e limitazioni imposte per ragioni di contenimento della spesa. Anche il blocco dell’adeguamento stabilito per il 2008, a seguito dell’innalzamento della soglia di accesso al trattamento pensionistico (il cosiddetto “scalone”), fu dichiarato costituzionalmente legittimo dalla Corte, perché colpiva solo i trattamenti pensionistici di importo complessivo superiore ad otto volte il minimo INPS e valeva per un singolo anno; ma proprio in quella sede i Giudici avvertirono il legislatore che la sospensione a tempo indeterminato del meccanismo perequativo, o la frequente reiterazione di misure intese a paralizzarlo, sarebbero potuto entrare in collisione con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità.

Tale monito è stato totalmente ignorato dal Governo Monti e dalla Fornero. La legge ora dichiarata incostituzionale, non solo bloccava ogni tipo di adeguamento per due anni (2012 e 2013), ma prevedeva tale misura per tutte le pensioni superiori solo al triplo del trattamento minimo INPS, ovvero superiori ad appena € 1.217,00 netti, senza possibilità di recupero successivo. E senza fornire adeguata motivazione! Vale la pena riportare due passi della sentenza (il grassetto è mio):

La disposizione concernente l’azzeramento del meccanismo perequativo, contenuta nel comma 24 dell’art. 25 del d.l. 201 del 2011, come convertito, si limita a richiamare genericamente la «contingente situazione finanziaria», senza che emerga dal disegno complessivo la necessaria prevalenza delle esigenze finanziarie sui diritti oggetto di bilanciamento, nei cui confronti si effettuano interventi così fortemente incisivi.

ed ancora:

L’interesse dei pensionati, in particolar modo di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio.

E sapete perché il Governo non ha fornito dettagliate spiegazioni della necessità di bloccare gli adeguamenti? Perché le ragioni palesate non c’erano, e quelle che realmente c’erano non potevano essere palesate!

Le ragioni addotte, ovvero trovare risorse per sanare un debito pubblico insostenibile, erano totalmente false e, ironia della sorte, questa falsità l’aveva svelata pochi mesi prima proprio la Commissione Europea in uno studio pubblicato nel settembre del 2011! Secondo questo rapporto il debito italiano a medio/lungo termine era perfettamente sostenibile, anzi, in Europa, era l’unico perfettamente sostenibile, insieme a quello della Lettonia!! Ecco il grafico relativo tratto dallo studio:

sost.debito

anche l’economista Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie presso l’Università di Friburgo, in Germania aveva compiuto uno studio, considerando oltre al debito esplicito, quello implicito, ovvero gli impegni già presi dallo Stato per i decenni a venire e legati in particolare all’invecchiamento della popolazione: dunque le pensioni in maturazione nei prossimi anni e la spesa sanitaria che dovrà essere sopportata da una popolazione più anziana. Il risultato era sempre lo stesso: l’Italia era il Paese più sostenibile in assoluto. Ecco il grafico esplicativo:

grafico-nzz1

La sostenibilità a breve, immediata, è la barra blu, mentre quella a lungo termine è la barra celeste: i Paesi che hanno un debito sostenibile sono quelli che hanno l’andamento della barra negativo (verso sinistra) gli altri sono quelli più o meno insostenibili. Quanti ne vedete sostenibili? Solo uno: l’Italia.

E sapete perché? Perché le riforme le avevamo già fatte! Riforma pensioni, razionalizzazione spesa sanitaria e contenimento stipendi pubblici noi le avevamo bene o male già fatte negli anni passati ed il risultato è che il nostro debito era perfettamente sostenibile.

Ma le ragioni (inconfessabili) erano altre…

Le vere ragioni hanno a che fare con l’arrivo di Monti, con la nostra situazione verso l’estero e con gli impegni presi con l’Unione Europea. Monti arrivò al governo con due precisi scopi: riequilibrare la nostra bilancia dei pagamenti e far sì che l’Italia versasse quanto dovuto al Fondo Salva Stati, EFSF poi MES, senza il rischio di vedere sospesi i pagamenti per ragioni legati all’emergenza della crisi economica. Egli ed il suo esecutivo ha compiuto perfettamente tali compiti, semplicemente distruggendo i nostri redditi, caricandoci di tasse, IMU in testa, e bloccando gli adeguamenti pensionistici, creando così un gruzzoletto con il quale abbiamo adempiuto ai nostri obblighi europei e, per tale via, contribuito a salvare le banche tedesche e francesi. Ricordo che ad ottobre 2012, nel pieno della ricerca spasmodica di un miliardo per evitare l’aumento dell’IVA (che poi avvenne) il nostro Governo versò senza fiatare due miliardi e quattrocento milioni per la rata del MES all’Europa! Naturalmente togliendoci buona parte del reddito Monti ha anche drasticamente limitato la nostra spesa per consumi, tra cui il nostro import, e per tale via riequilibrato velocemente la nostra bilancia dei pagamenti, come si può vedere:

Fonte: www.vincitorievinti.com

Fonte: www.vincitorievinti.com

ciò naturalmente ha portato alla spaventosa contrazione del mercato interno, con la chiusura di attività produttive e la relativa contrazione/stagnazione economica che ancora ci affligge. Ma di questo a Monti ed al suo governo interessava poco…

Capite quindi che attaccare la Corte Costituzionale e la sua sentenza, disquisendo su presunti diritti quesiti intoccabili, fonte di intollerabile privilegio e retaggio di un diritto quasi medioevale da abbattere (tutte cose dette che abbiamo visto non essere vere) serve a mascherare l’unica realtà che la sentenza evidenzia: la Legge Fornero non aveva alcun motivo di essere ed era illegittimamente punitiva.

Ma mostrare il Re nudo è sempre rischioso…

 

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