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EconomiaFinanza

Bitcoin nel tritacarne: l'”Effetto Warsh” scatena la tempesta delle liquidazioni

Bitcoin precipita a 74.000$: l’effetto Warsh e la tempesta di liquidazioni da 1,5 miliardi travolgono il mercato. Cosa rischia ora Michael Saylor?

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In un sabato che avrebbe dovuto essere all’insegna della calma piatta, tipica dei fine settimana pre-festivi in cui anche gli algoritmi sembrano voler tirare il fiato, il mercato delle criptovalute si è svegliato immerso in un bagno di sangue. La caduta non ha riguardato solo l’oro e l’argento, ma si è allargata a quello che viene definito l'”Oro digitale” che dovebbe mettere al sicuro dalla svalutazione delle valute Fiat.

Quella che era iniziata come una pressione di vendita costante si è trasformata, nel giro di poche ore, in un vero e proprio “idrante di liquidazioni” che ha travolto il prezzo spot del Bitcoin.

Ecco il prezzo spot da Tradingeconomics:

La cronologia del crollo: dagli algoritmi al panico

Tutto ha avuto inizio all’alba, ma la vera spallata è arrivata dopo le 9:00 (ora di New York), culminando a mezzogiorno con volumi massicci guidati dagli algoritmi che hanno colpito i bid senza pietà. Il risultato? Bitcoin è scivolato fino a toccare i 74.000 dollari, un livello che non si vedeva dai giorni dell’insediamento di Trump, annullando di fatto tutto il rally post-elettorale e superando al ribasso persino il minimo del “Liberation Day” di aprile 2025.

Per dare un’idea della magnitudo del movimento, ecco alcuni dati chiave delle ultime 24 ore:

IndicatoreValore
Capitalizzazione bruciata (Crypto Market)> 110 miliardi di $
Posizioni a leva liquidate (ultime 4 ore)> 1,5 miliardi di $
Prezzo minimo raggiunto74.000 $
Prezzo massimo settimana precedente~ 100.000 $

Il “fattore Warsh”: quando la politica monetaria uccide il rally

Ma perché questo crollo proprio ora, e perché così repentino? Il motivo è lo stesso che ha colpito Oro e Argento. La risposta risiede in una parola: Warsh. La nomina di Kevin Warsh ha inviato un segnale inequivocabile ai mercati: la stagione dei tassi bassi e della liquidità facile potrebbe subire una brusca frenata. Il mercato è ormai convinto che Warsh alzerà i tassi alla prima occasione utile.

Questa prospettiva ha agito come un detonatore su un mercato già saturo di posizioni “long” eccessivamente esposte, cioè di vendite allo scoperto pronte a scattare. Se gli algoritmi hanno innescato la miccia, il combustibile è stato fornito dalla leva finanziaria. Oltre 1,5 miliardi di dollari in posizioni rialziste sono stati spazzati via in un battito di ciglia, un evento che, pur non raggiungendo i 19 miliardi del “Black Friday” di ottobre, ha destabilizzato profondamente il sentiment.

Un asset che non risponde più agli stimoli

Ciò che preoccupa maggiormente gli analisti di estrazione keynesiana e tecnica è l’anomalia comportamentale del Bitcoin negli ultimi tempi. Tradizionalmente considerato un “oro digitale” o un hedge contro l’inflazione, il BTC ha smesso di reagire ai segnali classici:

  • Dollaro debole: Nonostante un biglietto verde in affanno per gran parte di gennaio, il Bitcoin è sceso insieme alla valuta americana.

  • Rally dell’oro: Mentre il metallo giallo toccava massimi storici, la criptovaluta rimaneva al palo.

  • Liquidità delle Banche Centrali: Paradossalmente, il Bitcoin è diventato l’unico asset che sembra scendere proprio mentre le banche centrali iniettano liquidità nel sistema.

Siamo di fronte a solo un momentaneo arresto o a una caduta duratura? La valuta ci ha abituato a dei rialzi improvvisi.

Il dilemma di Michael Saylor e MicroStrategy

Il crollo a quota 74-75k dollari apre un interrogativo inquietante sulla sostenibilità delle strategie di accumulo aggressivo. MicroStrategy detiene attualmente un tesoro di circa 712,6 Bitcoin acquistati a un prezzo medio di 76.037 dollari.

Con il prezzo spot sceso sotto la media di carico, la domanda sorge spontanea: Michael Saylor sarà costretto a vendere per coprire le garanzie o per placare gli investitori? Chi ha acquistato a prezzi ben superiori – ricordiamo che eravamo vicini ai 100k solo una settimana fa – si trova ora in una posizione di estrema fragilità. Se il supporto dei 74.000 dollari dovesse cedere definitivamente, potremmo assistere a una seconda ondata di vendite forzate, questa volta non guidata da algoritmi, ma dalla pura necessità di sopravvivenza finanziaria.  Alcuni dei grandi investitori dovrebbero incassare le perdite, oppure si troverebbero “Congelati” sino al momento di una ripresa dei prezzi, che potrebbe essere domani, fra un mese, fra un anno.

Il “tempio” cripto di Trump sta mostrando le prime, profonde crepe sotto i colpi di una realtà monetaria che non fa sconti a nessuno.

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