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Bitcoin: cittadini tenetevi alla larga, autorità occupatevene di Paolo Savona

La gente si domanda che cosa sia questa nuova follia finanziaria dei Bitcoin. Per taluni, la curiosità di sapere maschera il desiderio di acquistarli. Se così fosse, l’unico suggerimento da dare a costoro è “tenetevi alla larga”.

I Bitcoin sono il nulla che ha radici nell’abilità dei pochi e nella credibilità dei molti. Nati come moneta sostitutiva di quella legale, cioè con dietro uno Stato e le sue leggi, è diventata uno strumento per speculare, dove vince chi è più abile a entrare a prezzi bassi e uscire quando si innalzano. Essi vivono perché una fascia per ora ristretta del Pianeta li considera mezzo di scambio (ossia moneta da usare nei pagamenti), serbatoio di valori (dove tenere i risparmi) e strumento liberatorio dei debiti (ossia strumento riconosciuto a tal fine).

I Bitcoin assolvono la prima funzione in modo per ora limitato e la seconda con molti e crescenti rischi, ma non la terza, perché la legge non li riconosce come tali; la miopia delle autorità va però legittimandone l’esistenza introducendo l’obbligo di trasparenza a fini fiscali e accettando l’avvio di contratti (i derivati future) sugli stessi, caricandosi di responsabilità sulla loro esistenza senza domandarsi che cosa faranno se la speculazione inverte il suo andamento e la magistratura si trovasse di fronte a un caso di contestazione sulla legittimità di un debito saldato con Bitcoin.

L’esistenza dei Bitcoin è il risultato di un programma (protocollo), il Blockchain (letteralmente “catena bloccata”), che opera in modo decentralizzato su grandi computer e ha la proprietà di essere trasparente e sicuro, ossia registra e mette a disposizione ogni operazione compiuta da un singolo individuo senza che altri possono conoscerla. Esso è stato messo a punto da un ingegno come quello di Ulisse (conosciuto come Nakamoto) che se a Polifemo di essere “Nessuno”. Per questa caratteristica di impenetrabilità vengono attratti nel meccanismo fondi leciti e illeciti in cerca di anonimato.

Poiché la nascita dei Bitcoin richiede procedure complesse (chiamate “miniere” e gli autori “minatori”) e Nakamoto-Ulisse ha stabilito un limite alla loro circolazione in 21 milioni di unità, alla crescita della domanda non segue un pari aumento dell’offerta e i prezzi si impennano. Quello che sta avvenendo, ma sul nulla, perché dietro non c’è né attività reale che ne giustifichi il valore, né un’autorità che li protegga. Lo ripeto, vivono perché i possessori lo vogliono e altri lo consentono.

È uno strumento monetario e finanziario basato sulla convenzione spontanea tra partecipanti al meccanismo telematico. Oggi la logica di questa convenzione-convinzione è la scommessa che il meccanismo possa continuare a funzionare creando benefici senza alcun problema, che invece esiste. Se dovesse venire meno, chi paga le conseguenze, dato che le autorità avrebbero dovuto intervenire?

La risposta più comoda è che “i ricchi e i criminali si scornino tra loro”, se non fosse che ogni crisi nata da mancanza di regole causa gravi conseguenze all’economia, come ha dimostrato la Grande recessione nata dall’”esuberanza irrazionale” della finanza americana e globale con i derivati dei crediti non buoni (subprime credit) contro la quale si è scontrato il mondo, con una particolare incidenza per Italia che aveva le mani legate dalle istituzioni europee “zoppe” (il termine è di Carlo Azeglio Ciampi).

Il sistema della moneta telematica va governato per tempo affinché non sfugga di mano, se già non è accaduto l’irreparabile. Infatti ai Bitcoin si sono aggiunte altre monete connotate come criptocurrency (criptovalute), dalla caratteristica del protocollo Blockchain che è scritto criptato, ossia in modo tale che solo chi è autorizzato a farlo può leggerlo e, nel loro caso, solo chi li possiede. Ricordando la frase di Einstein che ciò che non riesci a fare oggi, lo farà qualcuno domani e, pensando al successo di Turing nel decriptare i messaggi nazisti, prima o dopo può accadere che il monopolio della conoscenza da parte dei singoli individui venga meno.

Il secondo punto, ancora più preoccupante, è che la sovranità monetaria passa dalle mani dello Stato a quelle dei privati, che secoli di storia indicano non abbiano capacità di autocontrollo; abbandonata la moneta in forma metallica (oro e argento), quella cartaccia (il circolante che abbiamo in tasca) e scritturale (i depositi bancari), essa è ora in forma telematica (bit di computer) e può essere creata in quantità infinita; perciò deve essere controllata da autorità che operano su delega dai Parlamenti, some le banche centrali o i Ministri del Tesoro. Quattordici banche globali stanno mettendo a punto una loro moneta elettronica che espropria la sovranità monetaria degli Stati; di conseguenza l’economica non sarà più controllata da leggi, ma dalla volontà dei loro manager.

La Russia ha già deciso di recuperare la sovranità creando il criptorublo. Olanda e Danimarca stanno studiando di farlo. Stati Uniti e Regno Unito si sono invece limitati a imporre la trasparenza fiscale e legale, una via che l’Italia sta percorrendo, ma in modo blando. Il problema non è quello di raggiungere lo scopo di far rispettare le leggi tributarie e lottare contro la criminalità, cosa sacrosanta, ma garantire che l’aumento dei prezzi sia sotto il controllo dei Parlamenti in nome della “no taxation without representation”, non può esservi un’imposizione fiscale fuori dagli organi della democrazia, come sarebbe il caso dell’inflazione, la tassa occulta sui poveri.

Paolo Savona


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