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Bile rossa

Post su facebook de “Il Manifesto”, uno dei giornali simbolo della sinistra italiana, in occasione del 25 aprile: “L’Italia, vecchia e giovane, si è riunita nelle piazze con grandi manifestazioni. In decine di migliaia hanno festeggiato la memoria della Resistenza. Una bella giornata contro chi agita paure soffiando sul fuoco del nazionalismo, dell’antisemitismo e del razzismo”. Quando l’ho letto mi è tornata in mente una scena straordinaria di un film straordinario, “Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova”, di Luigi Comencini. Succede, nel corso della storia, che il padre di Giacomo si ammali, probabilmente di otite, e venga chiamato un cerusico di chiara fama a curarlo.
 
Nella casa del poveretto si riunisce una piccola folla di veneziani di ogni categoria sociale eccitati dall’idea di assistere al preannunciato intervento chirurgico. Il luminare fa legare il malcapitato su un tavolaccio, a pancia sotto, e dopo una dotta premessa sulle cause della malattia – individuate nel disequilibrio tra bile nera, bile gialla e flegma – si fa passare uno scalpello e gli trapana il cranio. La scena si sposta, in un amen, al successivo funerale scandito dal rintocco delle campane a morto. Cosa c’entra, direte, la sinistra italiana con il papà di Giacomo Casanova, a parte l’evidente nesso metaforico tra i rintocchi funebri e una parte politica moribonda? In effetti, c’entra molto di più con il medico curante. Un presuntuoso, tanto pieno di sé quanto vuoto di contenuti, incapace di “vedere” le cause di un male e, quindi, di curarlo. Ma capacissimo di convincersi, e di convincere tutti gli astanti (tranne il morto, ovviamente), dell’efficacia dei suoi rimedi. Bile nera, bile gialla, flegma; nazionalismo, antisemitismo, razzismo. Non c’è nessuna differenza. In entrambi i casi, l’errore nella individuazione delle cause produce disastri nel tentativo di rimuovere gli effetti. La sinistra italiana odierna è identica a quel pretenzioso dottore. Così come quest’ultimo era imbottito di “saperi” pseudoscientifici, la sinistra è satura, addirittura, di tic appresi. Così come il primo era fermo alla teoria umorale di Galeno, la sinistra è ferma al 1945. È prigioniera di categorie astrattamente giuste, ma praticamente inutili per decifrare i veri mali della contemporaneità. E quindi per curarli.
 
In poche parole: non ha capito niente perché non sa niente. Non si è curata di approfondire, e di comprendere, le dinamiche sociali in atto, le loro scaturigini economiche e giuridiche, e il profilo dei nuovi mostri. E quindi non può scorgere il nemico alle porte perché è girata da un’altra parte a controllare se i vecchi nemici escono dalle loro tombe. Si nutre del proprio autoreferenziale antirazzismo, in mancanza di razzismo, e combatte proprio quel nazionalismo che potrebbe rappresentare l’antidoto alla deriva privatistica e ultra-capitalistica della nostra “civiltà”. Ma non vogliamo farne solo una questione di sinistra; non sarebbe giusto. Parliamo anche di questo governo, per esempio. Ci ricorda un altro personaggio del film di Comencini: un mediconzolo sprovveduto che, da chiunque fosse chiamato, si limitava a prescrivere un “saeasso” (e cioè un “salasso”, detto alla veneziana). A distanza di un anno dal suo insediamento, ci pare che il governo del cambiamento sappia, al più, prescrivere, a questo derelitto Paese, un “saeasso”. Certo, è meno pericoloso del trapano. Ma a che serve?
 
Francesco Carraro
www.francescocarraro.com

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