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BILE GIALLO-VERDE

Dicono stia nascendo un governo sovranista e populista. Quindi, se le parole hanno un senso, dovrebbero essere tutti contenti: il potere torna nelle mani del ‘popolo sovrano’. E invece, in giro, è uno stracciamento collettivo di vesti. C’è un sacco di bella gente e un mucchio di belle teste terrorizzate all’idea di doversi confrontare con un concetto ormai in disuso da anni: indipendenza; o autonomia; o emancipazione. Bisogna capirli, poverini, patiscono la sindrome dell’ergastolano: gli aprono le porte del carcere e quello implora un giro di chiave in più. Libertà, questa sconosciuta. Eccovi, allora, un fuoco di fila delle reazioni più divertenti scovate spulciando tra i media, tra i vip, tra gli intellettualoidi di riferimento a cui si gonfia la vena al sol pensiero di un governo non più piegato a novanta gradi. Ci sono quelli che la mettono sul piano ideologico dello scontro di classe, tipo il sociologo Domenico De Masi (“uomo di sinistra”) secondo cui sta per nascere la compagine “più antieuropea, più anti immigrati, più filo piccolo imprese della storia della repubblica”. Cioè un governo a favore dei ceti medio-bassi e indigeni e contro il capitale transnazionale di cui la UE è il cameriere: tutta roba di sinistra. Ma la sinistra di cui parla De Masi è quella che fa le cose di destra, ergo ha ragione lui. Poi ci sono altri, vedi Alberto D’Argenio (corrispondente da Bruxelles di Repubblica), che ci recapitano un pizzino per conto degli eurocrati: “Sarebbero i mercati i primi a punire il nuovo governo. E c’è chi sussurra che la UE lascerebbe volentieri che fossero loro a fare il lavoro sporco (ieri lo spread è salito a 137 punti e la borsa è scesa dello 0,96%), scommettendo che a quel punto il governo si piegherebbe alle norme europee”. Da scompisciarsi dal ridere. Fino a ieri, frasi così –  sull’assetto sostanzialmente mafioso dell’attuale scenario politico-economico-finanziario europeo (i mercati come lupo cattivo, o ‘lupara bianca’ se preferite, delle istituzioni comunitarie) –  le pronunciavano solo i cosiddetti sovranisti per mettere in guardia l’ovile. Oggi, le scrive il quotidiano (“di sinistra”) più letto d’Italia, nella malcelata speranza che i mercati (sicari delle cupole europee) menino duro. Poi ci sono quelli, come la Fornero, spaventati dalla possibile abolizione della sua radiosa ‘riforma’: “La campagna elettorale è stata una grande fiera delle illusioni, con offerte e proposte irrealizzabili”. Va compresa: per i Monti boys, l’unica buona illusione si chiama proprio pensione. Ma il fenomeno assoluto (qui entriamo, a giusto titolo, nell’empireo dei geni universali) è Gianni Riotta. Alla trasmissione Agorà, Antonio Rinaldi gli aveva appena ricordato che l’articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo. E lui, sdegnato da una consimile oscenità, lo ha bacchettato negando la circostanza e precisando: “L’articolo 1 dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Qualcuno avvisi l’insigne che gli articoli (anche quelli costituzionali) si compongono di commi e l’articolo 1, di cui sopra, ne ha due. Quando ha tempo, veda di completare l’impegnativa lettura della ‘complicatissima’ norma in questione: scoprirà che ci sta scritto – ahilui! – che la sovranità appartiene proprio al popolo. Anche se, agli opinionisti di punta, la circostanza fa schifo.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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