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BE STUPID

 

Oggi sarà proposto il riassunto – più che altro una serie di citazioni – di un tanto prezioso quanto sterminato articolo di George Friedman (circa 2.500 parole, comparso su Stratfor del 2 dicembre 2014, nota 1). La sua importanza va infatti molto oltre la politica e perfino oltre la politica internazionale. Riguarda infatti la comprensione della realtà al di là di ciò che possono insegnare le analisi minuziose ed accurate dei tecnici, i famosi diagrammi e le informazioni segrete di cui pochi dispongono. La tesi – che sarà commentata –  è che è più produttivo capire i dati evidenti, sotto gli occhi di tutti, che cercare di dedurre cose sorprendenti da argomentazioni complesse e astruse.

Sostiene Friedman che l’intero nocciolo delle previsioni e delle analisi strategiche “non dipende da segreti nascosti ma da forze impersonali. Dipende da cose nascoste in piena vista”, come la famosa lettera di Edgar Alla Poe. Questa affermazione è fondamentale. La difficoltà che tanti hanno nel comprendere la politica italiana viene proprio da questa quasi volontaria cecità dinanzi ad alcuni dati evidenti. Per esempio, se un problema non è risolto malgrado lo scorrere di molti decenni, non se ne deve dedurre che tutti i governanti sono inetti o hanno mancato della volontà di risolverlo. È più probabile che esso sia insolubile, se non teoricamente, certo praticamente. Che poi, in politica, è lo stesso. Un esempio facilissimo: il ritardo del Sud, in Italia. Un secondo esempio, la corruzione. I giornali e l’intero popolo italiano si scandalizzano o fanno finta di scandalizzarsi ad ogni nuovo episodio, e ad ogni nuovo episodio invocano leggi più severe e una sorveglianza più occhiuta. Le leggi più severe sono inutili (lo prova l’intera storia del diritto penale) mentre una migliore sorveglianza potrebbe essere utile, ma per prima cosa bisogna rendersi conto che la causa prima e pressoché ineliminabile è il basso livello morale non soltanto dei politici, ma dell’intero popolo italiano. Certo, non è impossibile che esso migliori col tempo, ma discuterne in termini di attualità o, ancor peggio, di responsabilità del governo in carica, è stupido. È ciò che Friedman chiama il non vedere ciò che si ha sotto il naso. Gli esempi potrebbero essere moltiplicati.

“I punti vista soggettivi di coloro che determinano le politiche hanno poca importanza. Essi sono intrappolati negli eventi. Non importa ciò che il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama desiderava fare nel Medio Oriente, avvenimenti che in fin dei conti erano prevedibili lo hanno intrappolato contro la sua volontà”. Montanelli usava citare, a proposito dei leader politici e dei loro adepti, il detto: “sono il loro capo e dunque li seguo”. Parafrasandolo si potrebbe dire che i governanti dovrebbero determinare gli avvenimenti, ma, in primo luogo, “li seguono”.

“Le previsioni strategiche sono quella classe di informazioni che è la più aliena dai servizi segreti: eventi che non possono essere capiti attraverso fonti e il cui risultato finale era contro le intenzioni e le previsioni degli attori implicati. Inoltre, essa non fornisce ai governanti i mezzi per decidere se gli avvenimenti si verificheranno, ma permette loro di prepararsi per grandi cambiamenti. Per la maggior parte dei leader politici, i problemi immediati, sottoposti al controllo, sono più attraenti, mentre i problemi strategici, che dopo tutto possono essere erronei, richiedono un enorme sforzo con costi politici. Le carriere nell’intelligence non sono migliorate da un pensiero vasto e di lungo periodo, anche se perfettamente corretto”.

L’idea centrale di Friedman è, probabilmente, che la comprensione della realtà politica è molto più fondata sulla conoscenza dell’umanità e delle sue costanti – quasi un modello matematico, come quelli usati per le previsioni meteorologiche – che sulla infinita raccolta di informazioni. Ecco una sua frase scultorea. “L’intelligence strategica non è determinata dalle fonti, è determinata dal modello”. Caso italiano. Sin dal primo apparire del Movimento 5 Stelle, non si è potuto nascondere il più grande pessimismo rispetto al suo futuro e destino finale. Per antipatia per Grillo e per la sua volgarità? Nient’affatto: per la mancanza in quel partito di un’idea-forza politica, tenendo presente che la protesta non ne fa parte. La protesta è ciò che spinge ad abbracciare l’idea-forza, cioè la soluzione politica. Se questa manca, la protesta finirà per afflosciarsi o per prendere altre direzioni ed accettare altri “salvatori”. Dunque l’attuale decadenza e involuzione di quel Movimento è stata vista come ineluttabile perché determinata dal “modello”, se si vuole usare la terminologia di Friedman.

L’intero principio dell’informazione strategica è quello di eliminare senza scrupoli il subcritico rumore che è raccolto allo scopo di identificare il centro di gravità degli eventi. Un piccolo fattore può a volte attrarre l’attenzione su procedimenti di grande importanza, particolarmente negli affari militari. Trovare quel piccolo fattore, tuttavia, richiede un’enorme quantità di tempo e di sforzi, e rimane poco tempo per comprenderne il significato. E per di più, in molti casi, il procedimento è in piena vista. Il trucco consiste nel vederlo e il trucco ancora più difficile è prenderlo sul serio.

Abbiamo un detto, in Stratfor: sii stupido. E con ciò intendiamo non essere tanto sofisticato da non vedere ciò che hai dinanzi agli occhi, e non valutare il segreto ottenuto con grandi spese al di sopra del fatto che ognuno conosce ma non riesce a capire. Una eccessiva sofisticazione e un eccessivo amore per il segreto nasconderanno i processi strategici in corso”.

“Vi sono due fondamenti, per il modello. Il primo è che non c’è distinzione fra gli affari economici, politici, militari e tecnologici”. “L’informazione strategica deve guardare alle cose da un punto di vita globale”.

“Il secondo, è che coloro che prendono le decisioni sono intrappolati da un contesto di forze che li abbatteranno a meno che essi non si adattino ad esso. I decisori di successo sono coloro che comprendono le circostanze in cui si trovano”. Per esempio Machiavelli già scrisse che “La virtù del principe riposava sul fare senza scrupoli ciò che doveva fare, non nel sognare un potere che non aveva”.

“La necessità è prevedibile, particolare se si ha da fare con attori razionali”. E spesso i grandi governanti lo sono. Friedman non condivide la tanto corrente condanna dei politici, soprattutto di quelli ad alto livello. “Pochi essere umani possono anche soltanto cominciare a salire, e soltanto i più disciplinati raggiungono le vette. È di moda fra i giornalisti e i professori d’università manifestare disprezzo per i politici. Ma a loro manca l’apprendistato, l’acutezza dei politici”, e forse vogliono anche nascondere il loro sentimento d’inferiorità.

Interessante è anche un particolare. Friedman ha detto che i grandi attori internazionali sono prevedibili perché sono razionali. Ma sa benissimo che non tutti lo sono. E per questo aggiunge, “Gli sconsiderati che agiscono a caso non possono essere previsti, ma è anche vero che non sopravvivono. Sono i dotati e i disciplinati che sopravvivono e possono per questo essere previsti”. In Italia abbiamo ottimi esempi: si veda la diversa carriera politica di Giulio Andreotti e di Antonio Di Pietro. Il primo è rimasto ai massimi livelli per molti decenni, anche quando si è cercato di eliminarlo con l’arma giudiziaria, come si è fatto con Berlusconi: ma sia l’uno sia l’altro sono rimasti in politica fino ad un’età veneranda. Al contrario, per abbattere Di Pietro è stata sufficiente un’inchiesta giornalistica nemmeno nuova, ma stavolta ad opera di un medium di sinistra.

“Il compito dell’informazione strategica è quello di costruire un modello che tiene conto di un ampio ventaglio di vincoli che limitano le scelte di un leader, identificando gli imperativi che egli deve seguire se vuole sopravvivere personalmente come un leader e se vuole la sicurezza del suo Paese”. E il primo di questi vincoli è la geografia.

“Il modello coinvolge imperativi a cui bisogna obbedire, vincoli che modellano le soluzioni e decisori che rispettano questi termini”.

“È importante tenere a mente che non si sta tentando affatto di impegnarsi a costruire un modello psicologico del governante. Non soltanto perché un simile modello è impossibile da creare, ma anche perché la psicologia del potere e dei governanti di grande potere tende a renderli più simili che differenti. Una psicologia del potere in generale è più utile di una psicologia degli individui”.

Probabilmente, il modello di cui parla Friedman potrebbe essere semplicemente denominato “natura umana”. Ciò che induce tante persone in errore, quando si tratta di comprendere la realtà, e soprattutto la realtà politica, è l’ineliminabile pretesa che i governanti siano tanto più intelligenti, tanto più capaci, tanto più morali dei loro vicini di casa. Invece di rassegnarsi ad accettare ciò che hanno sotto gli occhi, continuano a vederli quasi come dei superuomini che, se non compiono miracoli, sono colpevoli di non averli compiuti. In realtà, come capacità nettamente superiore a quella di tutti gli altri, i politici hanno quella di arrivare al potere. E, una volta lì, spendono la maggior parte del loro tempo a cercare di progredire o, almeno, di sopravvivere. Soltanto se gli rimane il tempo e qualche possibilità di farlo, tentano di realizzare qualcosa a favore del Paese: ma certo non miracoli.

È perché i cittadini non vogliono vedere tutto ciò, che ripetono continuamente “sono tutti uguali”, “sono degli incapaci”, “sono tutti disonesti”, invece di distinguere, fra loro, quelli che almeno qualcosa di buono hanno fatto.  Non tutto ciò che hanno promesso, non tutto ciò che si sarebbe potuto sperare, ma perché credere alle promesse, perché sperare troppo? La realtà,  dice Friedman, si impone non soltanto agli elettori, ma anche agli eletti.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

3 dicembre 2014

1) a href=“http://www.stratfor.com/weekly/taking-strategic-intelligence-model-moscow”>Taking the Strategic Intelligence Model to Moscow</a> is republished with permission of Stratfor.

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