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BASTA UN NO – ultima chiamata. MANIFESTO DELLE FALSE RAGIONI DEL SI

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1. IL BICAMERALISMO VIENE SUPERATO E LE COMPETENZE STATO-REGIONI SONO PIÙ CHIARE?

NO! Il bicameralismo paritario non viene affatto superato, rimane per le leggi di revisione costituzionale e per un elenco non breve di leggi ordinarie (vedasi art.55 Cost). Per le leggi che invece avranno una sola lettura alla camera sarà sempre possibile attivare tre passaggi successivi anziché i due attuali.Uno spunto tanto interessante quanto tecnico, sul nuovo procedimento legislativo lo si può trovare qui 

Le competenze Stato-Regioni vengono redistribuite in un altro modo; la suddivisone rimane e quindi le possibili ragioni di conflitto, e rimangono le materie residuali, quelle fino ad ora oggetto dei ricorsi. Cambiando l’ ordine degli addendi il risultato non cambia.

La necessità di superare il bicameralismo non è minimamente connessa alla governabilità. Questi dati dimostrano che la maggior parte delle leggi dello stato sono approvate con solo due letture. Il ping-pong riguarda solo 3 leggi su 361.

2. DIMINUIRANNO I COSTI DELLA POLITICA?

NO! Il costo totale degli organismi costituzionali oscilla intorno a l.1790.000.000 l´anno. Il risparmio previsto dalla riforma è di 50 ml di euro. Rimangono i costi della diaria, le spese di viaggio e permanenza a Roma, le pensioni d´oro degli ex-senatori (queste si, eliminabili con modifica costituzionale ma non sono state toccate), ed ex dipendenti , gli immobili, il personale dipendente, i servizi connessi. Tutto questo rimane. Perché non si sono ridotti in percentuale deputati e senatori anziché eliminare una camera in toto e lasciarne un’ altra con 630 componenti? Per concludere, il numero di parlamentari italiani è perfettamente nella media europea in quanto a proporzione per numero di abitanti, i dati sono qui.

3. I SENATORI SARANNO DIRETTAMENTE ELETTI DAI CITTADINI?

NO! I senatori non saranno scelti direttamente. “In conformità” non vuol dire scelti direttamente , vuol dire che saranno scelti in seno ad una consultazione proporzionale all´interno dei consiglio regionale, quindi interno ai partiti. Quindi dire da un lato che saranno scelti dagli organi territoriali e dall´altro in conformità con le scelte dei cittadini significa di fatto non prendere alcuna decisione in merito. Dire SI vuol dire rinunciare al diritto di voto certo sui senatori della Repubblica in cambio di un incerto futuro sistema che non è chiaro se ci farà scegliere o meno poiché viene delegato ad una legge elettorale.

4. IL REFERENDUM E’ FRUTTO DELLA VOLONTÁ DEL PARLAMENTO?

NO! Dicono che in Parlamento siano state fatte più di 120 modifiche al ddl iniziale del Governo. In realtá una riforma costituzionale parte da un´iniziativa parlamentare, non governativa, al di là delle successive modifiche. Si ricordi la rimozione di autorità dalla commissione affari costituzionali di 14 senatori che avevano invocato la libertà di coscienza in merito alle modifiche. I lavori in commissione sono stati ridotti al minimo e non c’è stata alcuna dialettica di confronto parlamentare, ma solo di conta dei voti, a maggioranza. Non vi sono margini per spacciare questa come la volontà del Parlamento.

Il voto è stato politicizzato, associando al NO il ricatto della caduta del governo. Una riforma costituzionale non si fa cosí, sotto ricatto, senza un´ampia discussione parlamentare, con un’opinione pubblica spaccata e terrorizzata dai vari spread e governi tecnici

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5. É UNA RIFORMA LEGITTIMA?

NO! Dicono che La Corte Costituzionale, quando ha dichiarato incostituzionale il Porcellum, ha detto che la sentenza non aveva “nessuna incidenza” sui poteri del Parlamento che in quel momento stava già discutendo una riforma costituzionale. Se avesse voluto vietarlo, la Corte lo avrebbe detto esplicitamente.

Peccato che lo storia è diversa. La Corte ha salvato gli atti fino a quel momento compiuti dal Parlamento per non travolgere la intera impalcatura istituzionale in un sol colpo. Ha avuto buonsenso in virtù del principio di continuità dello Stato e degli organi costituzionali, implicito nell’ iíntera architettura del nostro ordinamento. Questo non significa che le camere potessero continuare come se la pronuncia di incostituzionalità non ci fosse stata, come di fatto è avvenuto. Si trattava di una proroga concessa alla scopo di approvare una nuova legge elettorale e tornare alle urne. La sentenza non doveva dire altro esplicitamente.

6. É UNA RIFORMA CHIARA E COMPRENSIBILE?

NO! Vi rinvio qui ad un esempio paradigmatico di chiarezza sull´art 70 Cost.

7. AMPLIA LA PARTECIPAZIONE DIRETTA DEI CITTADINI?

NO! Dicono che la riforma realizzi questo obiettivo in quanto garantisce che le leggi popolari siano votate entro tempi certi. Non si sa in che modo, in quali tempi e in che misura certi. Una formulazione generica e incerta. Il dato certo è che la riforma alza il numero di firme necessario per leggi di iniziativa popolare, questo passa da 50 mila a 150 mila. Ripeto, ci vogliono 100 mila firme in piú → dato certo. Ma garantite nei tempi → formulazione generica e incerta perché non sappiamo in che modo.

8. SIAMO L’UNICO PARLAMENTO AD AVERE DUE CAMERE?

FORSE sul pianeta Urano dal quale proviene chi va blaterando questa perla. Sul pianeta terra ecco solo alcuni dei paesi che hanno inspiegabilmente un Parlamento con due camere ad impostazione paritaria : Francia, Stati Uniti d´America, Australia, Canada, Brasile, Messico, India, anche se non é uno stato, la stessa UE (con Parlamento Europeo+Consiglio dell´UE) , laddove la procedura legislativa ordinaria prevede addirittura tre letture.

9. E’ UNA RIFORMA DEL CAMBIAMENTO?

NO! è una riforma conservatrice.

Il tema di fondo di questa riforma è la voglia di un Padrone, di un´individualitá che decida per tutti, con un forte potere in grado di risolvere qualsiasi problema, velocemente e senza ostacoli. É un´inclinazione che purtroppo conosciamo bene noi italiani, che abbiamo visto nascere dalle nostre viscere non pochi despoti. Ogni tot, come i pantaloni a zampa, tornano di moda.

Il più grande NO va infatti allo stravolgimento delle fonti del diritto per il ruolo conferito all’ UE allì interno della carta fondamentale e all’inserimento del rispetto delle politiche dell’ UE (non sono gli obblighi derivanti dai trattati) come obbligo Costituzionale. Tema già affrontato qui.

Ma quindi se la riforma non serve a realizzare nessuno degli obiettivi dichiarati quale sarebbe l´obiettivo di questa riforma? Serve ad attuare le “needed economic reforms”(cit.), che altrimenti sarebbero inattuabili viste le garanzie costituzionali vigenti. Complotto? NO, Diritto.

Si badi bene che le Economic Reforms non hanno nulla a che fare con i tagli alla spesapubblicaimproduttiva (si, tutto attaccato).

Opporsi ad un cambiamento in peggio significa voltare pagina, per questo dire NO è il vero cambiamento.

Alessandra Barletta

(La CiVetta Autoctona)

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