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Baghdad nel caos: carri armati nella Green Zone e arresti eccellenti per corruzione. Trema il sistema di potere
Baghdad blindata: carri armati e arresti nella Green Zone. Il governo colpisce i politici corrotti legati all’Iran per sbloccare l’economia e attirare investimenti.

Carri armati per le strade, elicotteri in volo ed esponenti politici in manette. La Green Zone di Baghdad, il cuore del potere iracheno, è stata letteralmente sigillata dalle forze di sicurezza. L‘ondata di arresti per corruzione ha colpito duro, scuotendo il parlamento e rimescolando le carte del potere in Medio Oriente.
Il primo ministro Ali Al-Zaidi fa sul serio. Con una mossa a sorpresa, ha ordinato raid mirati nel quartiere delle ambasciate e degli uffici governativi.
Le indagini sono esplose dopo le confessioni dell’ex viceministro del petrolio, Adnan al-Jumaili, fermato il mese scorso. Il bilancio delle ultime ore è pesante.
Update: The arrest of former Iraqi Deputy Oil Minister for Refining Affairs, Adnan Mohammed Hamoud al-Jumaili, has so far led not only to a wave of high-profile arrests, but also to the seizure of what may become one of the largest corruption stockpiles uncovered in post-2003… https://t.co/zkvFZSgAuX pic.twitter.com/BK9YWPZmhl
— Basha باشا (@BashaReport) June 28, 2026
Sette persone sono finite in manette. Tra queste ci sono cinque parlamentari a cui è stata revocata l’immunità.
Gli arrestati sarebbero legati alla fazione di Mohammed Shia al-Sudani, ex premier arrivato al potere grazie a una coalizione di partiti sciiti vicini all’Iran.
Post su X mostrano la polizia in azione negli arresti:
Iraq's Green Zone in Baghdad has been placed under lockdown as military forces deploy, with reports of raids targeting the residences of government officials, according to The New Region. pic.twitter.com/1i3eKPsTEZ
— Open Source Intel (@Osint613) June 28, 2026
Questa stretta contro il malaffare farà sicuramente piacere ai cittadini iracheni. Da anni pagano il conto salato di una burocrazia marcia.
La corruzione ha bloccato ospedali, ritardato la costruzione di strade e causato continui blackout elettrici. Ripulire il sistema significa finalmente far arrivare i soldi pubblici all’economia reale. Inoltre il repulisti potrebbe avere pesanti ricadute all’estero. Reti di corruzione così profonde e radicate non possono certo operare da sole, senza contatti internazionali.
I capitali sottratti, da qualche parte, devono pur finire. Spesso prendono la via di conti esteri o di operazioni opache con partner oltreconfine.
L’obiettivo economico del governo è palese: presentare un Paese normale per attirare capitali stranieri. L’Iraq vuole affrancarsi dalla dipendenza dal petrolio.
Servono investimenti esteri per l’industria, l’agricoltura e le infrastrutture. Le piccole e medie imprese locali, dal canto loro, chiedono solo regole più semplici per poter lavorare e assumere.
I punti chiave della crisi:
- Sicurezza: Green Zone blindata e raid mirati.
- Arresti: 7 figure politiche di spicco fermate.
- Economia reale: Lotta agli sprechi per finanziare servizi e imprese.
- Sviluppo: Ricerca di investitori americani e internazionali.
Oltre all’economia, c’è un messaggio geopolitico urgente. Mentre l’Iran lancia droni su Bahrein e Kuwait, Baghdad colpisce le reti filo-iraniane in casa propria. L’operazione sicuramente ha come causa immediata la corruzione, ma è difficile non vedere la tempistica molto opportuna.
Con l’appoggio degli Stati Uniti, il governo di Al-Zaidi sta cercando di eliminare pericolosi punti di pressione interna, prima che la situazione sfugga al controllo.







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