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IL BABY FOTOVOLTAICO

Il fotovoltaico favorito come i baby pensionati

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“Le moi est haïssable”, l’io è odioso, diceva Blaise Pascal, e Flaubert ha creato la regola dell’impersonalità, nello scrivere romanzi. Il principio è stato adottato anche dai giornalisti: l’ideale è che il lettore abbia l’impressione di venire in contatto direttamente con i fatti e con le idee, senza intermediari. Senza nemmeno la presenza dell’autore del testo.

E tuttavia ci sono casi in cui l’io è ineliminabile. Ciò avviene quando si tratta di una testimonianza e soprattutto quando la firma è anche un’ammissione di responsabilità. Nelle “Confessioni” S.Agostino non poteva certo obbedire al precetto dell’impersonalità. Tutta questa premessa per chiedere scusa del fatto che questo articolo sarà scritto in prima persona. Infatti racconto dei fatti personali che, secondo il parere di molti, non mi faranno onore.

Molti anni fa ero un professore. Avevo accettato “il patto col diavolo”, cioè lo Stato e il suo stipendio, e svolgevo scrupolosamente il mio lavoro. Non mi assentavo mai, non arrivavo mai in ritardo e avevo un eccellente rapporto con gli alunni. Inclusi quelli che bocciavo. Ciò malgrado, preferivo le domeniche agli altri giorni, sicché fui molto interessato quando appresi che lo Stato permetteva di mettersi in pensione dopo vent’anni di servizio (inclusi in essi i quattro anni d’università!), praticamente con lo stesso stipendio che insegnando. In pratica sedici anni. E io questo limite l’avevo superato già da qualche tempo.

Pressoché incredulo, cominciai a parlarne con i colleghi fra i quali, essendo liberale, godevo fama di fascista. A tutti facevo osservare che la norma era demenziale. Permettere a dei cittadini di smettere di lavorare per vivere a spese della collettività, che senso aveva? E se tutti i professori ne avessero approfittato? I colleghi invece (nessuno era fascista) approvavano la legge e per spiegare la loro permanenza in servizio mi davano queste risposte: “Non voglio abbandonare i miei alunni”; “E che farei, dalla mattina alla sera?”; e l’ultima, la più seria: “La differenza fra lo stipendio e la pensione sarà piccola, ma io ho bisogno di quella differenza”.

A questo punto il sottoscritto, sadicamente, enumerava i costi economici della permanenza in cattedra, fino a più che azzerare il supposto vantaggio. Infatti la risposta vera, per fortuna dell’erario, era che non desideravano mettersi in pensione. Io invece ne sarei stato felice. Cominciai anzi a contare i giorni di lavoro che mi rimanevano e segnai i numeri a scalare sul calendario. Una volta i militari dell’Accademia avevano il Mac P100, “mancano cento giorni” alla fine del corso, poi l’usanza si trasferì agli alunni dell’ultimo anno delle secondarie, io la passai ai professori. E però segnai più di cento giorni: tutto l’ultimo anno.

Divenni così un baby pensionato, stramaledetto da legioni di concittadini. Secondo loro io non avrei dovuto approfittare di quella legge e forse avrei salvato l’Italia. Purtroppo, non avevo la tempra di Pietro Micca.

Ora il fenomeno si riproduce. Se le energie rinnovabili, e in particolare il fotovoltaico, fossero razionali e competitive, nessuno si ostinerebbe a pagare le bollette dell’Enel. Invece la retorica nazionale vuole che quelle energie siano favorite in ogni modo, tanto che lo Stato ha stabilito di regalare la metà dell’importo a chi monta un impianto. Ciò malgrado, sono più numerosi quelli che hanno il contratto con l’Enel che quelli che l’hanno col Sole. Proprio perché quest’ultimo, malgrado tutto, è costoso: anche se, in dieci anni, ci si vede restituire la metà dell’importo, e anche se non si pagano più bollette enormi. Conclusione, il fotovoltaico è economicamente una baggianata. Il contrabbando e il lavoro nero prosperano perché sono convenienti, anche se vietati, il fotovoltaico non è conveniente e dunque non prospera, nemmeno se lo Stato ci mette la metà dell’importo

Ma il peggio viene quando si scopre che tutti indistintamente – anche i più poveri, anche i disoccupati, anche i pensionati a 516€ mensili – pagano un’addizionale sulla bolletta Enel per finanziare l’impianto a chi può mettere sul tavolo quindicimila euro per beneficiare del regalo dello Stato. Ecco una norma tanto assurda quanto quella d’un tempo sui pensionamenti. Soltanto che della norma dei pensionamenti oggi tutti dicono peste e corna, e peste e corna dicono anche di chi se ne è servito, mentre per il fotovoltaico sono tutti d’accordo. E allora sono passato dalla parte dei furbi ed ho messo il fotovoltaico a casa mia. Fra l’altro stavolta sono talmente anziano che quando l’Italia si accorgerà di avere commesso un’altra balordaggine ingiusta e demagogica, probabilmente non sarò più vivo e non potrò più sedere sul banco degli imputati.

Anche se, visto ciò che è avvenuto a Papa Formoso, non ne sono poi tanto sicuro.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

2 maggio 2014

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