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Auto Blu e grigie: il problema non è comprarle, ma chi le fa…

 

 

 

Oggi, chissà come mai, agli onori peer la stampa sono andati i baandi per le auto “Blu” e “Grige”.

Le prime sono le auto di rappresentanza vere e proprie, così suddivise:  380 vetture blindate per 48.550.350 euro,, bando scaduto lo scorso 28 gennaio e suddiviso in berline blindate, fuoristrada blindati ed altre auto. Il secondo dalle cosiddette “Auto grige”, cioè in dotazione alla pubblica amministrazione per  sette lotti per un valore complessivo di 120,3 milioni di euro a noleggio di cui 1.500 destinate alle forze di polizia (costo 32.979.828 euro).

Ora il problema non è che bisogni cambiare le auto blu e nere, per quanto si possa consigliare una certa morigeratezza, ma il fatto che questi beni, probabilmente, rischiano di essere acquistati all’estero, con componenti non costruite in italia e quindi senza una ricaduta positiva sul nostro PIL o occupazione.

Come ad esempio queste:

Oppure questo:

A parte un po’ di componentistica queste auto non portano nulla all’economia italiana ed aggiungerei , proprio nulla anche all’immagine dell’Italia. A mio parere poi l’Audi ha il design più banale e brutto visto in europa dai tempi della NSU Prinz.

Aggiungiamo un dato: quando le auto della polizia e dei carabinieri erano queste:

O questa

erano prodotte all’interno dello stato, da un’azienda di stato , per cui la ricaduta economica era immediata e, come prestazioni, direi che non avevano nulla da invidiare alle omologhe tedesche dell’epoca:

o queste

Di Maio, in un momento in cui è necessario aiutare la produzione industriale italiana, non dovrebbe scandalizzarsi per l’acquisto di auto di servizio dello stato, ma chiedersi quale sia il vantaggio per la crescita e per l’industria italiana in questo momento, proprio quando si parla di scomparsa sicura del marchio Lancia, di quasi completa scomparsa del marchio Fiat e di riduzione ai minimi termini delle produzioni in Italia (il piano Marchionne  sembra tramontato con lui). dato che si parla di mobilità ecologica e dato che poche case europee  sembrano interessate veramente al suo sviluppo, forse sarebbe il tempo di rivedere da zero le politiche industriali e valutare una produzione in house per la Pubblica Amministrazione che sia il perno per lo sviluppo di un’auto ecologicamente sostenibile, magari studiata come parte dell’economia “Circolare”.

Il Ministro dello “Sviluppo Economico” potrebbe dedicarsi allo sviluppo ed avere il coraggio di intraprendere nuove strade. Smettiamola di comprare queste orride, squallide, banali Audi!

 


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