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Attacco a Cipro: l’UE valuta l’Articolo 42. Cosa significa per l’Italia e quali mezzi potremmo schierare

L’UE valuta la clausola di mutua difesa dopo l’attacco di droni iraniani a Cipro. Mentre la Grecia invia caccia F-16 e navi, ecco quali mezzi militari navali e aerei potrebbe schierare l’Italia nel Mediterraneo

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Nella prima mattina di lunedì, la complessa scacchiera mediorientale ha subito un nuovo e preoccupante scossone. Un drone iraniano ha colpito una base militare britannica a Cipro, mentre altri due velivoli senza pilota sono stati intercettati. L’incidente ha forzato l’immediata evacuazione della base e delle aree circostanti, portando l’eco del conflitto direttamente sulle coste di uno Stato membro dell’Unione Europea.

Nonostante l’isola stesse ospitando un vertice informale dei ministri degli Affari europei (prontamente rinviato), la risposta di Bruxelles per ora si muove sui consueti e compassati binari diplomatici. La portavoce della Commissione, Paula Pinho, ha precisato che la questione verrà esaminata a breve, mentre Ursula von der Leyen ha ribadito su X il sostegno inequivocabile dell’UE.

Tuttavia, dietro le dichiarazioni di rito, si affaccia l’ombra dell’Articolo 42, paragrafo 7, del Trattato sull’Unione Europea (TUE).

Cos’è l’Articolo 42(7) e il precedente francese

La clausola di mutua assistenza stabilisce che, se uno Stato membro subisce un’aggressione armata sul proprio territorio, gli altri hanno l’obbligo di prestargli “aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso“, in conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.

Ecco il testo nella sua interezza:

7. Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. il
Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa.

Si tratta di un principio forte sulla carta, , ma che finora è stato invocato una sola volta: dalla Francia nel novembre 2015, dopo i tragici attentati di Parigi.

In quell’occasione gli Stati membri risposero aumentando il contributo alla lotta internazionale contro il terrorismo, permettendo a Parigi di concentrarsi sull’Operazione Sentinelle. Oggi il contesto è diverso: si tratta di una minaccia balistica e aerea di matrice statuale, o parastatuale. Il trattato prevede solidarietà, , ma lascia flessibilità agli Stati sulla natura dell’aiuto. In questo caso la tutela della UE è l’unica a cui può richiamarsi Cipro, che non è membro della NATO.

La reazione della Grecia: dalle parole ai fatti

Mentre l’Unione Europea valuta il da farsi, c’è chi ha già agito. Atene non ha atteso le riunioni dei prossimi giorni e, sentendo la pressione ai propri confini marittimi, ha schierato immediatamente fregate e caccia F-16 a protezione dello spazio aereo e navale cipriota. Un segnale chiaro di prontezza operativa e di tutela del proprio estero vicino. La mossa, concordata a seguito di una telefonata tra il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis e il presidente cipriota Nikos Christodoulides, ha lo scopo di rafforzare le capacità antiaeree e anti-drone dell’isola.

Una delle navi da guerra greche inviate, la Psara, è dotata del sistema di guerra elettronica “Centaur”, sviluppato dalla Grecia per contrastare le minacce dei velivoli senza pilota. In combinazione con le capacità di difesa aerea dell’area della Kimon e la copertura aerea degli F-16 greci, i funzionari ciprioti e greci affermano che questa posizione fornisce un chiaro scudo operativo.

La Fregata Psara : Marina Ellenica

Cosa significa per l’Italia e quali mezzi potremmo dover inviare

Se Cipro dovesse richiedere un supporto attivo e l’attivazione della clausola europea divenisse effettiva, l’Italia sarebbe chiamata a fare la sua parte. Roma ha interessi strategici ed economici enormi nel Mediterraneo Orientale, legati soprattutto allo sfruttamento delle risorse energetiche. Non si tratterebbe solo di ottemperare a un dovere di alleanza, , ma di difendere la stabilità dei nostri approvvigionamenti e la sicurezza delle nostre infrastrutture (si pensi all’Eni).

Ma quali mezzi concreti potremmo inviare in teatro per affiancare i greci e i britannici? La Marina Militare e l’Aeronautica dispongono di assetti eccellenti, capaci di fornire un deterrente credibile.

Ecco una sintesi degli assetti italiani mobilitabili:

CategoriaSistema ItalianoFunzione Strategica nel Mediterraneo Orientale
NavaleCacciatorpediniere Classe OrizzonteDifesa antiaerea e antimissilistica di area (funzione di “scudo” per le coste o la flotta)
NavaleFregate Classe FREMMScorta, sorveglianza avanzata, lotta antisommergibile e protezione infrastrutture
AereaCaccia Eurofighter TyphoonIntercettazione rapida e Air Policing a protezione dello spazio aereo alleato
AereaCaccia F-35 (A e B)Deterrenza avanzata, raccolta dati e integrazione informativa nel teatro operativo

Al di là delle politiche europee e del rispetto dei patti europei c’è un problema di tutela degli interessi italiani nell’area che sono rilevanti. ENI ha un’importante base operativa sull’isola e concessioni rilevanti per l’esplorazione e l’estrazione di gas naturale. Il Mediterraneo Orientale ha le premesse per diventare un importante e sicuro fornitore energetico per il nostro paese ed oltre. Se mai dovremmo  chiederci se, al di là delle parole, l’Europa, e soprattutto la Germania, si vorranno impegnare in un’area che vedono lontana.

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