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ATTACCATA PETROLIERA IRANIANA NEL GOLFO: torniamo ai pirati?

 

 

La petroliera iraniana Sinopa, di proprietà della società di stato NIOC, è stata attaccato nel Golfo Persico al largo dell’Arabia Saudita. Da notizie dell’armatore l’attacco è avvenuto con due razzi che hanno causato esplosioni a bordo con un incendio ed il versamento di petrolio in mare.

La nave, prima dell’attacco, era diretta in Siria attraverso il canale di Suez. Ora naturalmente i piani sono cambiati e la nave ritornerà in Persia. Un’agenzia semi ufficiale Fars afferma che il danno è dovuto ad un “Attacco terroristico”, ponendo in evidenza come tutto questo sia avvenuto nei pressi di un porto saudita. Ricordiamo che negli scorsi mesi ci sono stati diversi attacchi terroristici, con l’utilizzo di droni, a petroliere saudite e degli Emirati Arabi proprio al largo degli stessi porti.

Se gli attacchi precedenti erano stati imputati ai terroristi Houthi o a altri movimenti filo iraniani, a chi verrà imputato questo attacco? Siamo di fronte a diverse possibilità:

  • la più banale è una ritorsione indiretta di movimenti filosauditi che vogliano mostrare come anche loro possano utilizzare lo strumento terroristico per bloccare il commercio petrolifero di Teheran;
  • può essere stato un attacco di terroristi che vogliono spingere ad un confronto diretto fra Iran ed Arabia Saudita;
  • può essere anche un classico caso di”False Flag”, un attacco inscenato dagli iraniani per scagionarsi dalle accuse che li hanno colpiti nei mesi precedenti.

La situazione comunque ritorna a farsi tesa e si ripropone la necessità di un  atteno controllo dei traffici petroliferi nel golfo. L’idea di una forza di scorta alle navi proposta sei mesi fa dagli USA sembra completamente tramontata, ma forse sarebbe da riprendere nell’ottica del nuovo attacco. Il mantenimento della pace rischiano un chiarimento su questi eventi. La tutela del commercio navale è nell’interesse di tutte le parti.


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