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AstraZeneca investe grazie al il “Pivot” di Keir Starmer: tra Realpolitik pechinese e ambizioni americane
AstraZeneca annuncia un piano record da 15 miliardi in Cina durante la visita di Keir Starmer a Pechino. Tra dazi USA e sicurezza nazionale, il colosso UK punta tutto sul Dragone.

Il Primo Ministro britannico Keir Starmer è sbarcato a Pechino, e con lui è arrivata la prima, sostanziosa cambiale della nuova stagione diplomatica di Downing Street. Non è un caso che a sorridere tra i marmi della Grande Sala del Popolo sia soprattutto AstraZeneca, il colosso farmaceutico del Regno Unito, che ha appena annunciato un piano di investimenti in Cina da ben 15 miliardi di dollari entro il 2030.
La Cina come pilastro strategico (nonostante tutto)
Mentre le cancellerie occidentali si interrogano sul “de-risking”, AstraZeneca sembra aver scelto la via del raddoppio. Per l’azienda guidata da Pascal Soriot, la Cina non è solo un mercato di sbocco – il secondo dopo gli Stati Uniti – ma un centro nevralgico per la ricerca scientifica e la produzione avanzata.
L’annuncio odierno rappresenta l’investimento più imponente mai realizzato dal gruppo nel Paese orientale. Un segnale forte, che arriva dopo un periodo non proprio idilliaco, segnato lo scorso anno dal fermo di Leon Wang (ex presidente di AstraZeneca China) per indagini interne su raccolta dati e importazioni. Evidentemente, il pragmatismo economico ha avuto la meglio sulle tensioni giudiziarie e geopolitiche.
Il gioco d’equilibrio di Starmer
Keir Starmer è il primo premier britannico a visitare la Cina dal 2018. Il suo obiettivo è chiaro: sbloccare opportunità per le imprese britanniche per sostenere l’occupazione interna, cercando di smarcarsi da un’America che, sotto l’amministrazione Trump, appare sempre più imprevedibile e protezionista.
Tuttavia, questo riavvicinamento ha un prezzo politico non indifferente. Il “via libera” agli investimenti di AstraZeneca è arrivato quasi in contemporanea con l’approvazione della nuova, discussa mega-ambasciata cinese a Londra, un progetto che solleva più di un sopracciglio sul fronte della sicurezza nazionale.
La sponda americana: non si vive di sola Cina
Nonostante l’idillio pechinese, AstraZeneca non dimentica Washington. L’azienda ha infatti pianificato investimenti ancora più massicci negli USA – circa 50 miliardi di dollari entro il 2030 – per compiacere le politiche tariffarie di Donald Trump.
Ecco come si muove il colosso farmaceutico nel nuovo disordine globale:
- A New York: Quotazione in borsa (NYSE) prevista per febbraio, pur mantenendo il quartier generale a Londra.
- Esenzioni tariffarie: Un accordo unico con la Casa Bianca ha permesso ad AstraZeneca di evitare i dazi sulle importazioni, in cambio di un impegno ad aumentare la spesa per trattamenti specifici.
- Dualismo produttivo: Si investe massicciamente in Cina per la ricerca e in America per la produzione, cercando di restare “amici di tutti” in un mondo che alza muri.
In sintesi: i numeri del piano AstraZeneca
| Mercato | Investimento previsto entro il 2030 | Obiettivo Strategico |
| Cina | $15 Miliardi | Hub R&D e produzione avanzata |
| Stati Uniti | $50 Miliardi | Produzione locale e mantenimento quote di mercato |
AstraZeneca dimostra di saper navigare le correnti della Realpolitik. Se da un lato Starmer festeggia il ritorno del business britannico in Asia, dall’altro rimane l’interrogativo sul lungo periodo: quanto è sostenibile questa strategia del “doppio forno” mentre le tensioni tra blocchi continuano a crescere? Per ora, il settore farmaceutico incassa, ma il costo politico (e di sicurezza) della missione a Pechino resta tutto sulle spalle di Downing Street.







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