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UN ASSURDO FEEDBACK

 

Pare sia una favola araba. Un uomo s’inebriava del profumo che usciva da una pasticceria e il padrone del negozio lo avvicinò pretendendo che pagasse per quel godimento olfattivo. L’altro riconobbe immediatamente  che la pretesa era giustificata e per pagarlo fece tintinnare le monete che teneva in tasca.

La storiella fa ricordare quel mendicante catanese di oltre sessant’anni fa che, essendo muto, chiedeva l’elemosina cantando e accompagnandosi con un mandolino senza corde. Insomma, nella finzione come nella realtà, quando le premesse sono assurde, ci può essere una paradossale coerenza.

La cosa si verifica anche in politica. La premessa assurda è che chi governa possa realizzare compiutamente ideali come la giustizia sociale, la creazione di posti di lavoro, il riconoscimento dei meriti, la punizione dei disonesti, la protezione dei deboli, il sostegno degli indigenti e via dicendo. Non che lo Stato non possa far nulla, soprattutto considerando che, per munirsi di mezzi adeguati, tassa a morte i cittadini. E infatti qualcosa fa. Ma questo qualcosa è talmente lontano da ciò che la gente si aspettava che ne nascono proteste di piazza, agguati in Parlamento, crisi di governo, instabilità politica e perenne scontento.

Per comprendere meglio il problema, bisogna prenderlo dal suo inizio logico. Il cittadino si pone nei confronti del governo come l’adolescente si pone nei confronti del padre. Da un lato vorrebbe essere suo pari, e per questo tende a contestarlo; dall’altro è invece sufficientemente bambino per credere che ciò che desidera può ottenerlo in regalo. Il padre del resto è onnipotente e se non compra la motocicletta è perché non vuole comprarla. Lo Stato è contemporaneamente il responsabile di tutto e il possibile dispensatore di ogni bene.

Chiunque ragioni sa che questa non è la realtà. Non solo i mezzi dello Stato sono limitati, ma ciò che gli si chiede confina spesso col mito. I politici tutto ciò lo sanno benissimo. Purtroppo sanno anche che la gente continuerà a chiedere l’impossibile e darà il suo voto a chi lo prometterà. Dunque bisogna per forza ingannarla. Come diceva in latino quel cardinale: vulgus vult decipi, ergo decipiatur, il popolo vuol essere ingannato, dunque che lo sia. Né c’è da preoccuparsi del rimprovero per le promesse non mantenute: i cittadini delusi da un politico non rinsaviscono e dànno il voto ad un altro che racconta favole analoghe, forse ancora più inverosimili.

Il feed back – parola che il dizionario traduce “retroazione”-  è diabolico. Il popolo è abbastanza ingenuo per chiedere l’impossibile; i politici, per avere successo, lo promettono; il popolo, anche ripetutamente deluso, rimane convinto che i politici quell’impossibile lo possano realizzare, dal momento che essi stessi, con le loro promesse, lo dichiarano alla loro portata. Infine gli elettori, delusi, scendono in piazza, protestano e minacciano di sfasciare tutto. Fino ad ottenere nuove promesse.

Chi ragiona a mente fredda distingue il possibile dall’impossibile, il ragionevole dal fantastico e soprattutto sa che “nessun pasto è gratis” (Milton Friedman). Invece chi è troppo coinvolto, perde il lume della ragione. La donna innamorata di un uomo che va a letto con lei come semplice diversivo continuerà ad illudersi che lui lascerà moglie e figli per stare con lei. Solo perché lo desidera intensamente. La disponibilità a credere le favole più inverosimili è direttamente proporzionale alla voglia di crederci.

Così si giunge alla noia. Alla mortale stanchezza di veder rappresentata sempre la stessa commedia: l’imbonitore vende la lozione per far crescere i capelli, chi la compra protesta perché non gli sono ricresciuti e va da un diverso imbonitore a comprare un altro intruglio. Proprio non vuole convincersi che quella lozione non esiste. Se non ci si rassegna alla calvizie, la commedia ricomincerà eternamente.

In Italia questa vicenda ha raggiunto livelli parossistici. Come se non bastasse, il nostro Stato – con l’approvazione entusiastica dell’intera nazione – ha rinunciato a gran parte della sua sovranità e oggi non può nemmeno muoversi e magari sbagliare a modo proprio. I media ci sommergono di cronache di maldicenze, di retroscena, di alleanze, di tradimenti, di complotti da cui sembra che da un momento all’altro debba derivare chissà che cambiamento, mentre in realtà nessuno può far niente. L’Europa ha tirato il freno a mano, ha tolto il contatto al motore e nel frattempo da Roma ci promettono che presto tutto si aggiusterà e nei fiumi riprenderà a scorrere latte e miele.

Forse i giovani hanno ancora orecchie, per questo gioco. I vecchi sono stanchi di assistervi.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

8 novembre 2014

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