Esteri
Assist europeo per Meloni sui migranti, approvato il modello italiano sui rimpatri

Giorgia Meloni, in un momento certo non facilissimo per lei e il suo governo, può però esultare per la decisione del parlamento europeo in materia di rimpatri. Il Parlamento europeo accelera sulla revisione delle regole Ue in materia di rimpatri. Con 389 voti favorevoli, 206 contrari e 32 astensioni, l’Aula ha dato il via libera oggi, giovedì 26 marzo, all’apertura dei negoziati interistituzionali con il Consiglio per riscrivere la normativa che disciplina l’allontanamento dei cittadini di Paesi terzi presenti irregolarmente nell’Unione.
Il voto è arrivato al termine di un confronto politico molto acceso. La maggioranza che ha sostenuto il provvedimento è composta dai gruppi del centrodestra europeo e della destra più radicale – partito popolare europeo, conservatori e riformisti, patrioti – insieme ad altre forze dell’area sovranista, mentre socialisti e sinistra hanno votato contro. E’ chiaro che il tema è da sempre centrale nella politica di Giorgia Meloni e del suo governo. Il suo approccio da tempo viene portato a modello non solo dalle cancellerie di mezza Unione, ma anche dalla Gran Bretagna del laburista Keir Starmer, che in più di un occasione ha citato come quella di Meloni sui rimpatri, sia la giusta soluzione per una gestione della immigrazione clandestina.
Il testo amplia le possibilità di individuare un «paese di ritorno», includendo non solo quello d’origine ma anche Paesi terzi. Rispetto alla normativa attuale, viene data priorità ai rimpatri coercitivi rispetto alle partenze volontarie e si prevede la creazione di centri di rimpatrio (“return hubs”) in Paesi terzi, sul modello di quelli realizzati dall’Italia in Albania, dove nel Cpr di Gjader al 23 febbraio risultavano presenti 94 persone. «L’Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l’Italia ha sostenuto con forza», scrive su X la premier Meloni evidentemente soddisfatta di questa decisione del Pe. Secondo la presidente del Consiglio, si tratta di «un passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci, rafforzare il controllo dei confini e dare all’Europa una politica migratoria finalmente più credibile».
D’altra parte anche Ursula Von der Leyen, presidente della commissione, con cui la premier ha instaurato un ottimo rapporto di collaborazione, ha dimostrato come la politica migratoria del governo Meloni possa diventare un modello. E in più occasioni ha seguito la presidente del Consiglio, in missione in paesi africani per siglare accordi di collaborazione sulla gestione dei migranti.
“Con i return hubs si amplia la possibilità di individuare una nazione di rimpatrio per gli immigrati irregolari – ha poi aggiunto ancora la premier-, includendo non solo i paesi di origine ma anche i Paesi terzi. È un passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci, rafforzare il controllo dei confini e dare all’Europa una politica migratoria finalmente più credibile”. La premier si riferisce a quella che è stata una sua battaglia fin dall’inizio e che ora si può dire vinta, e cioè quella di definire precisamente che i cosiddetti return hubs in cui rimpatriare gli irregolari non dovranno obbligatoriamente essere solo verso il Paese di origine, ma anche verso Paesi terzi disponibili.
L’italia con la realizzazone dei centri per miranti in Albania è stato il capofila europeo in tal senso, ma da qualche settimana un piccolo gruppo di stati membri dell’Ue (Danimarca, Austria, Grecia, Germania e Paesi Bassi) sta lavorando al lancio di progetti pilota “entro la fine dell’anno”, secondo un diplomatico.
Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia all’Eurocamera, il voto si inserisce in una strategia più ampia: “Rappresenta il terzo pilastro di un percorso che comprende anche le nuove norme sul Paese terzo sicuro e sulla lista dei Paesi sicuri. Una strategia europea per contrastare l’immigrazione irregolare che nasce anche dal lavoro e dal modello portato avanti dall’Italia e dal governo Meloni”.
A febbraio con una larga maggioranza formata d Ppe e dai partiti di centro destra, l’Eurocamera aveva dato il via libera definitivo a due modifiche del regolamento Ue sulle procedure di asilo, volte ad accelerare l’analisi delle richieste di protezione.
Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia saranno ora considerati Paesi sicuri, e le richieste presentate dai cittadini di questi Stati saranno esaminate con procedura accelerata. Proprio su questo si era creato un lungo scontro tra governo italiano e alcuni magistrati che avevano contestato l’inserimento di alcuni paesi ( come il Bangladesh) nella lista dei paesi sicuri fatta dal governo italiano, ed avevano ordinato il ritorno in Italia di alcuni migranti spediti nei centri in Albania.









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