EconomiaMaterie prime
Argento a 80 dollari e +160% in un anno: il mercato sta urlando qualcosa (e il Perù ha le chiavi della cassaforte)
L’argento a 80 dollari e la mappa delle riserve: ecco perché il Perù tiene in scacco il mondo (e il Messico rischia grosso)
Mentre i prezzi volano (+160%), la classifica delle riserve mondiali svela chi controlla davvero il futuro della tecnologia e della transizione green.

Mentre i media mainstream si concentravano sulle solite narrative rassicuranti, sui mercati delle materie prime è andato in scena un terremoto silenzioso, ma devastante per chi scommetteva sulla stabilità perpetua della carta moneta. L’argento, il “cugino povero” dell’oro, ha smesso di essere povero. A dicembre i futures hanno sfiorato gli 80 dollari, chiudendo un 2025 da record con un rialzo mostruoso del 160%.
Un rally che ha surclassato persino l’oro, spinto da un mix esplosivo: incertezza geopolitica cronica e un dollaro sempre più debole, vittima di politiche monetarie che hanno inondato il mondo di liquidità senza valore reale. Ma se il prezzo ci dice quanto vale, è la geografia delle riserve a dirci chi comanda davvero. E qui le sorprese non mancano.
La mappa del potere: il Perù domina, il Messico “svuota”
Secondo i dati più recenti del U.S. Geological Survey (USGS), le riserve mondiali di argento ammontano a circa 641.400 tonnellate. Ma come sono distribuite? Non certo in modo democratico. Ecco un’infografica che mostra i primi 5 paesi al mondo per produzione d’argento:
Il Perù si erge a gigante indiscusso, seduto su una montagna di 140.000 tonnellate di riserve, pari al 22% del totale globale. Una posizione strategica che, in un mondo che si frammenta in blocchi commerciali, vale più di mille trattati diplomatici. Lima ha il coltello dalla parte del manico, o meglio, il piccone.
Dietro al gigante andino, troviamo un terzetto che fa riflettere sugli equilibri geopolitici:
- Australia
- Russia
- Cina
Questi tre paesi detengono ciascuno tra le 70.000 e le 94.000 tonnellate. Insieme, controllano circa il 40% delle riserve mondiali. Se sommiamo le riserve di Russia e Cina a quelle dei paesi BRICS o simpatizzanti, capiamo subito che l’Occidente rischia di restare col cerino in mano (e senza l’argento per spegnerlo). In generale questa tabella riporta i primi 10 produttori con la relativa percentuale di produzione.
| Posizione | Paese | Riserve (tonnellate metriche) | % del Totale Mondiale |
| 1 | Perù | 140.000 | 21,9% |
| 2 | Australia | 94.000 | 14,7% |
| 3 | Russia | 92.000 | 14,4% |
| 4 | Cina | 70.000 | 10,9% |
| 5 | Polonia | 61.000 | 9,5% |
| 6 | Messico | 37.000 | 5,8% |
| 7 | Cile | 26.000 | 4,1% |
| 8 | Stati Uniti | 23.000 | 3,6% |
| 9 | Bolivia | 22.000 | 3,4% |
| 10 | India | 8.000 | 1,3% |
| 11 | Argentina | 6.500 | 1,0% |
| 12 | Canada | 4.900 | 0,8% |
| – | Altri paesi | 57.000 | 8,9% |
| – | Totale Mondiale | 641.400 | 100,0% |
Un caso emblematico di miopia strategica è il Messico. È il primo produttore al mondo, estrae argento a ritmi frenetici per soddisfare il mercato, ma possiede solo 37.000 tonnellate di riserve (il 6% globale). Città del Messico sta letteralmente svuotando i propri forzieri senza avere nuovi grandi progetti di riserva pronti. Un modello di estrazione intensiva che massimizza il profitto oggi per garantire la scarsità domani. Ha senso economico nel lungo periodo? Probabilmente no.
La trappola della “Transizione Green”
Ma perché questa corsa all’argento? Non è solo speculazione monetaria. C’è di mezzo la tanto sbandierata “transizione verde”. L’argento è fondamentale per la tecnologia fotovoltaica e i veicoli elettrici. La domanda del solo settore solare è passata da meno di 50 milioni di once (Moz) dieci anni fa a 160 Moz previsti nel 2023, e continua a salire.
Qui sta il paradosso: le politiche occidentali forzano una transizione rapida verso l’elettrico, creando una domanda anelastica di metalli fisici. Ma se l’offerta è concentrata in mani non sempre “amiche” o in via di esaurimento (come in Messico), il risultato è scontato: inflazione da costi. L’esplosione del prezzo dell’argento è la spia rossa sul cruscotto dell’economia globale: ci sta dicendo che la scarsità fisica è tornata a contare più della finanza creativa. E indovinate chi pagherà il conto di questa “inflazione verde”? Ovviamente, il consumatore finale.
Domande e Risposte
Perché il prezzo dell’argento è salito molto più dell’oro nel 2025?
L’argento ha una doppia natura: è un bene rifugio monetario come l’oro, ma è anche un metallo industriale indispensabile. Il rialzo del 160% riflette la “tempesta perfetta”: la fuga dal dollaro per l’incertezza geopolitica si è sommata all’esplosione della domanda fisica industriale per pannelli solari ed elettronica, creando una scarsità che l’oro, puramente finanziario, non ha subito con la stessa intensità.
Qual è la differenza tra produzione e riserve, e perché il caso del Messico è preoccupante?
La produzione indica quanto metallo viene estratto oggi, le riserve indicano quanto ne resta sottoterra estraibile economicamente. Il Messico produce moltissimo oggi ma ha poche riserve (solo il 6% globale). Questo significa che sta esaurendo le sue scorte rapidamente. Senza nuove scoperte, la sua leadership produttiva crollerà, riducendo l’offerta globale proprio mentre la domanda aumenta, spingendo i prezzi ancora più in alto.
In che modo questo aumento impatta sulla transizione ecologica in Europa?
L’impatto è diretto e inflattivo. L’Europa importa quasi tutto l’argento che consuma. Se il prezzo della materia prima triplica, il costo di produzione di pannelli fotovoltaici, auto elettriche e componentistica elettronica aumenta vertiginosamente. Questo rende la “transizione green” molto più costosa del previsto per cittadini e imprese, rischiando di rallentarla o di renderla economicamente insostenibile senza enormi sussidi statali.








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