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Argentina ed Ecuador: sovranita’ e ragionamenti in liberta’

PREMESSE:

Ci siamo occupati nel passato della Crisi dell’Euro, ed abbiamo detto il nostro punto di vista sulle argomentazioni ricorrenti a favore dell’Euro nell’articolo Fact Checking alle argomentazioni PRO-EURO: smontate una per una

Abbiamo abbondantemente analizzato vantaggi e svantaggi dell’adesione alla maneta unica, simulato cosa potrebbe accadere restando o uscendo, raccolto interviste e studi internazionali sulla questione, e l’abbiamo fatto quando l’argomento non era all’ordine del giorno della politica e della stampa nazionale.

Diciamo pure che, e’ un fatto assodato, e condiviso anche dagli intelocutori piu’ preparati favorevoli al rimanere nell’Euro, che:

Nell’attuale crisi dell’Euro-zona, hanno avuto un ruolo di assoluto peso, la “generazione di squilibri” nell’inflazione e del costo del lavoro per unita’ di prodotto, e quindi nella bilancia dei pagamenti e nei flussi di capitali nell’euro-zona.

La gestione complessiva della crisi da parte dalle istituzioni europee e delle maggiori nazioni facenti parte l’Eurozona e’ stata complessivamente miope, insufficiente e talvolta controproducente

Appare altresi’ evidente che:

 La soluzione della crisi nell’eurozona passa necessariamente dalla rimozione di parte degli squilibri che l’hanno generata, 

Da 3 anni a questa parte le istituzioni europee e le nazioni protagoniste dell’eurozona hanno fatto ben poco per dotarsi di un assetto stabile che possa gestire gli squilibri stessi

Pertanto la conclusione della crisi stessa prevedibilmente scaturira’ in una delle seguenti 2 soluzioni nel medio-lungo periodo:

Soluzione A) Creazione degli Stati Uniti d’Europa o di qualcosa di similare, dove vengono messi a punto e gestiti i fattori fondamentali per consentire ad un area quale l’Eurozona di avere una sola valuta: creazione di un meccanismo dei trasferimenti e di sostegno dalle aree forti a quelle deboli, armonizzazione dei sistemi fiscali e del mercato del lavoro.

Soluzione B) Rottura dell’Eurozona con segmentazione della stessa o ritorno alle valute nazionali 

E’ evidente che ambedue queste soluzioni porterebbero a nuovi equilibri. L’attuale politica europea non sta di fatto optando per nessuna di queste due soluzioni, facendo ben poco per procedere in direzione degli Stati Uniti d’Europa, essenzialmente a causa della posizione della Germania. Ovviamente in questo contesto la crisi si auto-alimenta e diventa condizione permanente.

Personalmente, ritengo poco probabile la soluzione A), oggi, come gia’ previsto dell’economista Kaldor nel 1971 (a tal rigurado vi rimando all’articolo L’Economista Kaldor nel 1971 spiegava con precisione millimetrica il perche’ l’Euro avrebbe fatto collassare il sistema), in quanto allo stato attuale equivarrebbe a:

Accettazione da parte della Germania di passare da trasferimenti pari a 8-10 miliardi all’anni verso il resto dell’Unione a trasferimenti annui dell’ordine di 80-120 miliardi.

Accettazione da parte dell Germania di una rivalutazione tempestiva dei salari del 15-20%, oppure accettazione da parte dei Periferici e della Francisa di una svalutazione tempestiva dei salari di pari entita’.

Ritengo quanto sopra decisamente poco probabile.

Ritengo invece verosimile la continuazione delle politiche attuali, di sostegno a banche e paesi in difficolta’, con la sostanziale punizione dei periferici, e senza concreti passi avanti nella direzione dell’Unita’ Politica (e quindi di quanto alla soluzione A di cui sopra). Ovviamente cio’ di traduce in un ulteriore divaricazione dell’economia tedesca da quelle del resto d’europa, con la conseguenza di rimandare la decisione tra soluzione A) e soluzione B), che inevitabilmente arrivera’ in occasione della prossima crisi globale o in occasione di un fatto economico significativo esterno o interno.

 

 Passiamo ora ad osservazioni ricorrenti che ritrovo in rete, che semplifico.

 argecuad

L’Argentina va verso un nuovo Default. Se l’Italia torna alla sovranita’ fallisce come l’Argentina.

 L’affermazione in se’ non vuol dire niente. Se dal 2007 l’Argentina non e’ guidata in modo troppo serio, cio’ non significa che nel 2001, essa dovesse restare agganciata al dollaro. La crescita notevole avuta dal 2001 al 2007 lo dimostra a sufficienza, al pari di ogni altro indicatore economico. Dire che  “se svalutassimo finiremmo come l’Argentina” altro non e’ che un affermazione ideologica; infatti dal punto di vista macro-economico vale esattamente l’opposto: il problema attuale dell’Argentina nasce dall’aver fatto affidamento sulla politica del cambio forte per imbrigliare l’inflazione. In estrema sintesi il Governo Argentino da alcuni anni difende un cambio col dollaro sostanzialmente insostenibile con lo scopo di imbrigliare l’inflazione, mentendo di fatto sui dati dell’inflazione (nella realta’ maggiore come da deflattore sul PIL) e sostenendo un cambio forte. La svalutazione non c’entra niente di niente.

E’ evidente che l’affermazione di cui sopra, piu’ che su dati economici, e’ riferita alla cialtronaggine dei governanti. Ma i cialtroni li hai comunque, sia stando nell’euro che uscendo dallo stesso, per cui l’affermazione e’ un non senso… diciamo un paradosso. E’ evidente che un ritorno alla sovranita’ monetaria e’ una soluzione che risolve alcuni problemi, ma non li risolve ovviamente tutti, ne’ metterebbe al riparo l’Italia dai disastri creati sostanzialmente negli ultimi 40 anni.  argentina111 

 

L’Ecuador e’ una nazione che adotta il dollaro come valuta, ha fatto le riforme e va bene: e’ l’eccezione che confuta sostanzialmente il Ciclo di Frenkel.

Ovviamente se nel mare di dollarizzazioni finite in malo modo, si trova un’eccezione, varrebbe la pena analizzarla e non fermarsi all’affermazione di cui sopra. Partiamo ovviamente dal Ciclo di Frenkel e rileggiamolo insieme:  

frenkel2

Facciamo un po’ di storia. E’ perfettamente vero che nel 2000 l’Ecuador, dopo l’ennesimo disastro economico adotto’ il Dollaro come valuta. Bonta’ sua, lo fece ad un cambio pari a 25.000 sucre per dollaro (in sintesi venne fissato un cambio di partenza favorevole, in primis rispetto alla dinamica dell’inflazione avuta nel periodo, fatto non propriamente irrilevante).

Nel 2008 la crisi finanziaria internazionale e la recessione mondiale, stava per mandare a gambe all’aria l’Ecuador. Questo perché il Paese era fortemente dipendente dalle rimesse estere e dalle esportazioni di petrolio, che costituivano il 62% del guadagno dei proventi da esportazione e il 34% delle entrate del Governo a quei tempi. Il prezzo della benzina è collassato del 79% nel 2008, la stessa sorte hanno subìto le rimesse. L’effetto combinato delle 2 cose pareva devastante, e non avendo valuta propria, pareva non avere I mezzi per contrastare la crisi. 

L’Ecuador agi’ nella maniera esattamente opposta a quella tradizionale: introdusse un cospicuo stimolo fiscale nel 2009, all’ incirca il 5% del PIL e venne riformato e regolamento il sistema finanziario. Il governo ha preso il controllo della Banca Centrale e l’ha costretta a portare in patria circa 2 miliardi di dollari delle riserve detenute all’estero. Ha imposto tasse sul denaro trasferito all’estero ed ha ordinato alle banche di conservare il 60% della loro liquidità all’interno del paese. Ha rinegoziato parte dei debiti. Ha abbassato i tassi di interesse reale, mentre le imposte delle banche sono state aumentate e sono state fatte riforme per separare le banche da altre attivita’ (ad esempio dai media) costringendole a fare il proprio mestiere.

In estrema sintesi l’Ecuador ha fatto esattamente l’opposto di quato fatto nell’Eurozona durante la crisi ed esattamente l’opposto di quanto i cari signori del FMI richiedono. Ovviamente la risalita dei prezzi del petrolio successiva, ha aiutato, e non poco. Pur in presenza di dollarizzazione, il Ciclo di Frenkel si attiva/sviluppa se contestualmente v’e’ una deregolamentazione interna (punto 1) ed un afflusso consistente di capitali esteri (punto 2), che innescano le fasi successive. Le azioni fatte dal Governo dell’Ecuador, sono andate esattamente nella direzione di evitare le “fughe massive di capitali” che sono la conclusione tradizionale delle esperienze storiche di “dollazizzazione”, e che portano agli sconquassi successivi.

Sopra la storia, raccontata in modo ovviamente semplificato. L’Ecuador resta pur sempre una nazione particolare, la cui economia e’ connessa fortemente al petrolio. Personalmente non un idea chiara su cosa potra’ avvenire in questa nazione, dove tra l’altro si dibatte se sganciarsi dal dollaro. E’ certamente una nazione che vale la pena tenere d’occhio.

Prima comunque di citarla come l’eccezione che demolisce il Ciclo di Frenkel, varrebbe la pena studiarne bene i comportamenti governativi (gli atti del governo sono stati opposti a quelli che tradizionalmente abbiamo visto applicare in altri casi di dollarizzazioni finite in default o nell’Eurozona finita in brutale recessione), ragionare sulle peculiarita’ del caso (dati di parita’ adottati inizialmente dal Sucre e peso % del petrolio nell’economia) ed aspettare a vedere come andra’ a finire il sodalizio dell’Ecuador sul Dollaro (normalmente questi sodalizi non hanno durate infinite).

 

By GPG Imperatrice

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