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ARGENTINA: CONTROLLO SUI MOVIMENTI DI CAPITALI, MA I BOND CADONO

 

La batosta elettorale del presidente Macrì alle primarie ha condotto ad una crisi finanziaria improvvisa che ora inizia a farsi sentire anche nei  conti correnti degli argentini, o almeno di quelli che vogliono dei dollari.

La Banca Centrale Argentina ha posto dei limiti alla detenzione in dollari. Le aziende dovranno far rientrare i saldi per vendita da export entro cinque giorni, tranne che per commerci ci saranno dei controlli per le aziende che chiedono dollari, ed i privati non potranno cambiare più di 10 mila dollari al mese. Limiti ancora piuttosto blandi, ma necessari se pensiamo che la banca centrale ha perso 3 miliardi di dollari di riserve in valuta solo fra giovedì e venerdì scorso.

Con questo ritmo le riserve si sarebbero esaurite in un mese, non poteva fare altro. L’azione ha potato ad un forte rimbalzo al rialzo del Peso Argentino, anche aiutato dalla scarsa liquidità in un giorno di vacanza negli USA.

La scarsa liquidità non ha però aiutato il mercato dei titoli, dove i titoli di stato argentini con scadenza 2022, quindi a breve, hanno perso un 5% all’apertura.

Ricordiamo che l’Argentina ha chiesto ai creditori, in primis il FMI da cui ha ricevuto 57 miliardi di dollari, di ridefinire le date di pagamento del debito stesso per cui possiamo considerarla una nazione in default. Questo è iil risultato dell’epoca Macrì, quando il paese è stato controllato da amici del liberale presi direttamente da Wall Street che hanno piazzato titoli centennali e fatto politiche liberiste e di austerità pensando che il popolo fosse solo una sorta di gallina da spennare. Purtroppo , o per fortuna è andata diversamente…..

 


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