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Appello ai liberi e forti

C’è una emergenza peggiore del Coronavirus e non ce ne siamo ancora accorti. È un’emergenza in corso da lustri, e macina ogni anno vittime più numerose. Un’emergenza così “emergente” e chiara e monumentale da non essere “vista” quasi da nessuno. È un po’ come la presenza demoniaca di certe case infestate. Gli abitanti lo sanno che c’è, lo “sentono”, ma fingono il contrario: cantilenano fole ai bambini per farli dormire la notte, raccontano menzogne a se stessi per tirare avanti di giorno. E, intanto, si industriano a riverire la maligna entità tributandole – con maniacale ossessione, con i riti dovuti e con i tic appresi – i sacrifici ad essa graditi.

Viviamo in un paese contagiato o in un paese “maledetto”? I protagonisti dell’informazione rispondono sempre alla prima domanda, ma non osano porsi la seconda. Forse perché una è realtà auto-evidente, ma dicibile, l’altra è verità altrettanto palese, ma indicibile. E perciò non è ammessa da nessuno: sottaciuta, bisbigliata sottovoce, occultata al popolo ignavo o dormiente. Ogni tanto, però, accade un fatto così luminoso da ridare la vista ai “ciechi”; un fatto in grado di convertire anche gli scettici sulla loro personale  Via di Damasco.  Un fatto tale da indurre tutti i cittadini di uno Stato “posseduto” a risvegliare la propria coscienza sopita e a battere un colpo di dignità patria.

E quel fatto è il nostro primo ministro Giuseppe Conte in televisione, più o meno a reti unificate, il quale – dinanzi a un’annunciata catastrofe sanitaria – chiede il “permesso” all’Entità di ottenere le risorse per salvare la vita agli italiani. Servono più medici, più letti, più infermieri, più ospedali, più strumenti, più dottori, più soldi, annuncia. Servono misure straordinarie per sostenere le attività economiche e professionali addosso alle quali si rovescerà, tra qualche mese, lo tsunami di una crisi devastante. Ciò premesso, il nostro premier implora a “The Entity” più flessibilità. Scongiura, cioè, il placet a “sforare il deficit”. Proprio come il capo gabinetto di un Governo eterodiretto da forze di occupazione.

Perché “questa” è l’Italia nel contesto dell’Unione europea. Uno Stato cui è precluso, salvo nulla osta dell’ufficio preposto a Bruxelles,  persino di finanziare eccezionali misure salva-vita contro una pandemia in atto. Non stiamo qui a spiegare per l’ennesima volta le perverse disposizioni normative e la peculiare ideologia economica in virtù delle quali ciò è potuto accadere. Ma cos’altro deve succedere affinché comprendiamo la perniciosità di questa “maledizione”? Eppure, stando ai sondaggi, solo un terzo circa degli italiani è favorevole all’uscita dalla UE e dall’euro.

Ora, lasciamo perdere gli opinionisti, gli intellettuali e le istituzioni di complemento cui L’Entità si affida per garantirsi la propria parassitaria sopravvivenza. Non possiamo rivolgerci a loro perché hanno enormi tornaconti personali nel coltivare il Morbo e nel diffonderne il contagio. Ma abbiamo – ciascun “risvegliato”, ciascun “guarito”, senza distinzione – il dovere di rivolgerci a tutti gli altri, a chi ancora non ha capito perché troppo distratto, oppure disorientato dalla tortuosità barocca sottesa alla Maledizione. Adesso, almeno adesso, vi è abbastanza chiaro? O avete bisogno di un’altra calamità per capire che il rischio più grave, pencolante sulle nostre teste come la celebre spada, non è il Covid-10: è la pavida sottomissione che ha reso voi servi e renderà i vostri figli definitivamente schiavi.

Questa è l’ora di un secondo, e forse estremo, appello, a distanza di un secolo da quello di Luigi Sturzo ai “liberi e forti”. Quando l’emergenza Covid-19 sarà finita, si aprirà l’ultima finestra di occasioni per metterci in salvo dal vero Virus letale. Questa non è solo l’ultima chiamata per il nostro Sistema Sanitario. È l’ultima chiamata per la nostra democrazia.


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