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“App Immuni” e privacy, i problemi ci sono (di Paolo Becchi e Giuseppe Palma)

Dal’8 giugno in alcune regioni (Liguria, Puglia, Abruzzo, Marche) gli italiani potranno caricare sul proprio telefonino i codici che saranno necessari per il funzionamento dell’applicazione Immuni. Un sistema che consente, tramite google maps e bluetooth, di tracciare se eventuali utenti con cui si viene in contatto sono (o sono stati) affetti dal virus. Il tutto sulla base dei risultati dei tamponi a disposizione delle strutture ospedaliere. Le comunicazioni di chi è risultato positivo spettano infatti alle Asl competenti, col consenso degli interessati, attraverso la trasmissione di codici anonimi. Le informazioni finiscono al cervellone del Ministero della Salute per i provvedimenti del caso. Funzionerà o non funzionerà? Difficile possa funzionare per questo virus che sembra ormai “clinicamente morto”. La cosa più  paradossale della situazione è  che quando sarebbe stato utile l’utilizzo  di mascherine  e App queste non erano disponibili, queste ultime vengono utilizzate in via sperimentale adesso che non servono più. Si calcola che per una prima valutazione  di questa sperimentazione  bisognerà aspettare sino a metà luglio, quando  tutti speriamo che il virus sarà solo un brutto ricordo.

La realizzazione dell’App in questione  è da attribuire ad una società per azioni, quindi privata, la Bending Spoons SpA di Milano, con la collaborazione della Presidenza del consiglio dei ministri, del Ministero della Salute e  del Commissario straordinario all’emergenza e del Ministero dell’Innovazione.

Il problema è vedere se un tale sistema di tracciamento, che è pur sempre volontario, rispetti le norme sulla privacy. Il governo dice di sì, per due motivi: il primo è quello della volontarietà nello scaricare l’applicazione, il secondo è quello che nessuno tra i cittadini che scaricano l’App è individuabile con nome, cognome e data di nascita, ma solo con codici anonimi.

Sarà vero? Ogni utente che scarica l’applicazione sul proprio telefonino lo fa quale titolare di un numero telefonico riconducibile a ciascuna singola persona, quindi in un modo o nell’altro i dati di quel numero di telefono – e del suo intestatario – finiscono a disposizione del Ministero della Salute, e forse anche di una società privata, la Bending Spoons SpA, che a luglio dell’anno scorso ha visto entrare nella compagine della proprietà – col 5,7% – tre società tra cui H14 di Eleonora, Barbara e Luigi Berlusconi, i figli del Cav. Nulla di male, ma chi controlla i dati che passano da queste società? Il Garante della Privacy ha dato il suo consenso alla App, ma siamo sicuri che i responsabili del trattamento dei dati  non riescano alla fine ad entrare in possesso di dati sensibili connessi a persone fisiche e non solo a codici anonimi?

Il punto merita un approfondimento. I dati relativi alla salute rientrano tra quelli definiti “sensibili” dall’art. 22 del Decreto Legislativo n. 196 del 2003. Il settimo comma del predetto articolo tutela espressamente “i dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale”, che “sono conservati separatamente da altri dati personali”, tutela estesa anche dal Regolamento Ue n. 679 del 2016 (GDPR – General Data Protection Regulation), il quale pone l’accento sui rischi connessi al trattamento dei dati sensibili, tra i quali quelli connessi alla salute. Se chiunque di noi entrasse in contatto con una persona affetta dal virus, i nostri dati sarebbero trattati  senza il nostro consenso, in violazione dell’art. 4 e del “Considerato 32” del Regolamento Ue 679/2016, dovendo in ogni caso comunicare l’accaduto al medico o alle Asl competenti, obbligatorietà che scaturisce – automaticamente – dalla segnalazione dell’App che finisce al Ministero della Salute e forse anche alla società che l’ha realizzata. Il GDPR parla infatti di consenso per il trattamento dei dati sensibili, quali la salute, come “atto positivo inequivocabile” dell’interessato. Certo,  come si è detto, l’anonimato è garantito dall’assenza dell’identificazione soggettiva del fruitore dell’applicazione, ma possiamo escludere che, utilizzando altri dispositivi, dal codice anonimo si possa risalire al nome dell’utente? Ad ogni smartphone è collegato un numero di telefono e ad ogni numero di telefono è collegata una persona, con tanto di nome, cognome, data di nascita, luogo di residenza e codice fiscale.

L’unica sicurezza che al momento abbiamo è che  l’App sarà  in funzione solo per un tempo limitato e cioè tutto questo anno e che poi tutti i dati raccolti verranno distrutti. Intanto la cosa più importante da sapere è chi  amministrerà questi dati e come saranno protetti.

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

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Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni.

Qui i link per l’acquisto:

http://www.historicaedizioni.com/libri/democrazia-in-quarantena/

https://www.ibs.it/democrazia-in-quarantena-come-virus-libro-paolo-becchi-giuseppe-palma/e/9788833371535

https://www.mondadoristore.it/Democrazia-quarantena-Come-Giuseppe-Palma-Paolo-Becchi/eai978883337153/

https://www.libreriauniversitaria.it/democrazia-quarantena-virus-ha-travolto/libro/9788833371535

https://www.amazon.it/Democrazia-quarantena-virus-travolto-Paese/dp/8833371530/ref=mp_s_a_1_1?dchild=1&keywords=democrazia+in+quarantena&qid=1589012236&sr=8-1


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