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Antifazismo militante

Il fazismo merita di essere studiato. Fazismo inteso come piccolo ma significativo fenomeno che trascende l’epoca storica in cui si manifesta. Esso, in verità, si palesa in qualsiasi epoca storica. Fazismo, va da sè, è la categorizzazione di un modus operandi e di una visione del mondo e delle cose incarnato, attualmente, anche e soprattutto da personaggi come Fabio Fazio. Il quale è un anchor man di successo passato, con disinvolta sollecitudine, dalla conduzione di programmi nazional popolari e di superficiale entertainment a trasmissioni con pretese di approfondimento e di divulgazione di temi “alti”, economici e politici.
 
Di Fazio, come di ogni altro soggetto pubblico, si può pensare tutto il bene o il male possibile. In questa sede, però, ci interessa di più ciò che attraverso Fazio si esprime, in misura così precisa, pregnante e simbolica, da meritare il conio del neologismo da cui siamo partiti. Per poter capire il fazismo dobbiamo rifarci a uno dei lasciti più significativi delle dottrine politiche dei due secoli che abbiamo alle spalle: quello di ideologia. Non che il fazismo sia in sé una ideologia, sia chiaro. Affermarlo significherebbe attribuire troppa importanza all’uomo e alle sue intenzioni. E tuttavia, il fazismo è senza dubbio un prodotto ideologico. Laddove, per prodotto ideologico, si intende il complesso di pregiudizi, tic, luoghi comuni, mappe mentali, filtri interpretativi, indotti filosofici, culturali, intellettuali, nati per rispecchiare (e giustificare) la struttura dei rapporti di forza economico-sociali, tra le classi, vigente in una data epoca. In base a questa impostazione, sulla sottostruttura delle dinamiche sociali si erge la sovrastruttura delle idee che consolidano, e legittimano, la prima. Oggi, la sottostruttura è chiarissima e si concreta nel trionfo (definitivo?) delle elite finanziarie (rappresentate soprattutto dagli oligopoli bancari e assicurativi) su un’unica, sterminata classe di uomini massa. Questa situazione conduce a un precipitato di carattere politico istituzionale sotto forma di nuovi metodi di governo (quale, ad esempio, l’euro) e plance di comando (quale, ad esempio, il ginepraio di burocrazie a-democratiche dell’attuale architettura UE).
 
Ma seleziona anche una ideologia di riferimento e una classe intellettuale in grado di veicolarla grazie alle bocche di fuoco dei media di regime. Tale intellighenzia è vocata, per inesorabile inerzia, ad assecondare i padroni del vapore. Da tutto ciò germina, tra l’altro, il fazismo e la sua prolifica propensione a farsi megafono del potere costituito. Tipiche, in tal senso, le lezioni tenute a ‘Che tempo che fa’ da Cottarelli, maitre a penser indiscusso della civiltà fondata sul complesso di colpa del debito pubblico, sul culto dell’austerity, sull’efficientissima manutenzione della macchina dello spread. Ancor più eclatante la chiacchierata di stasera con Macron, l’uomo di stato che, per eccellenza, incarna l’istrionica attitudine dei manovratori dietro le quinte a inventare ingannevoli pifferai di Hamelin ad uso delle masse disorientate. Poi, persino le masse fiutano la fregatura e arrivano i gilet gialli. Gli ultimi ad accorgersi, anzi gli unici a non accorgersi, della natura ideologica dei propri pensieri e delle proprie azioni sono gli stessi ideologi di punta dell’ancien regime. Nella loro acritica custodia dello status quo risiede la quintessenza del fazismo.
 
Francesco Carraro
www.francescocarraro.com

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