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Anatomia dell’encefalopiattista

Uno dei personaggi più divertenti dello strano e bizzarro mondo dei social è quello che potremmo definire “encefalopiattista”. L’encefalopiattista è un po’ l’equivalente – per via di metafora – dell’ormai celeberrimo terrapiattista. Quest’ultimo è convinto che la terra sia piatta anziché una sfera, come sapete. L’encefalopiattista, invece, è convinto che il denaro sia una specie di entità trascendente sulla quale non è lecito neppure interrogarsi e discutere. Il denaro, la moneta, la loro fonte originaria, la legittimazione di chi li emette, il senso della loro natura primordiale, la stessa lunghissima storia da cui tali “valori” traggono origine e linfa, all’enecefalopiattista non interessano affatto. Egli è un dogmatico, un autentico settario che non ammette discussioni, provocazioni né, tantomeno, repliche.
 
Ovviamente – come per tutte le manie ossessivo-compulsive – la fobia dell’encefalopiattista per tutta la faccenda nasce da una paura di cui il nostro è inconsapevole giacchè essa si agita, latente, negli abissi del suo inconscio, molto meno piatto di quanto non sia piatto il suo emisfero di superficie. In genere, quello che manda ai matti l’encefalopiattista è che qualcuno metta in discussione l’ordinario modo attraverso cui il denaro viene immesso nell’economia reale. Come noto, oggi questa prerogativa è attribuita, negli stati moderni – anzitutto e perlopiù – alle banche centrali. La banca centrale stampa le banconote e le presta agli operatori autorizzati (banche pubbliche e private nell’area euro o addirittura lo Stato medesimo, in una situazione di sovranità monetaria) previa corresponsione, da parte di questi ultimi, di un asset positivo (tipicamente, un titolo di Stato) a garanzia del prestito. Quindi, il denaro – in conformità alla logica della partita doppia – nasce generando, ab origine, una posta positiva (l’asset sottostante concesso dal prenditore a garanzia) e una posta negativa (il prestito concesso dalla banca centrale che viene abitualmente, e paradossalmente, considerato una passività per quest’ultima). Poi, all’atto della restituzione del prestito, “attivo” e “passivo” si elidono a vicenda e, sul tavolo della banca centrale, restano gli interessi maturati, cioè il cosiddetto reddito di signoraggio.
 
Insomma, il denaro – rebus sic stantibus – nasce ineluttabilmente a debito, indebitando persino colui che lo emette. Un corto circuito logico di fronte al quale una persona di media intelligenza rimane stupefatta e si fa delle domande. Proprio per questo, l’encefalopiattista non se le pone: questa complessa alchimia di creazione del denaro, per lui fervente adepto di una Verità Mai Svelata, non necessita di spiegazioni e non ha alternative. E chi dice il contrario, peste lo colga. Ma l’aspetto più divertente è che la possibilità di un modo contrario, nuovo e diverso di concepire il rapporto con la moneta la si trova divulgata nientemeno che sul sito di Bankitalia con queste parole: “Quando la moneta è prodotta dallo Stato, è quest’ultimo che, spendendola ad esempio per acquistare beni e servizi, la mette in circolo nell’economia e realizza immediatamente il controvalore, al netto dei costi di produzione”. Ma, mi raccomando, non ditelo all’encefalopiattista. Vi risponderebbe che Bankitalia è un noto covo di terrapiattisti ai quali, per impedire di nuocere, è stato imposto di confluire nella BCE.
 
Francesco Carraro
www.francescocarraro.com

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