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AIUTIAMO L’ENI ….AD AIUTARE L’ITALIA

Sarà che vedo nella mitica figura di Enrico Mattei, fondatore di Eni, il volto dell’Italia bella, dinamica e visionaria degli anni ruggenti, sarà che sono convintissimo assertore della ecologicità del gas, fatto sta che mi sento di scrivere un post patriottico dedicato all’Ente italiano che gestisce la nostra politica estera ed ai lavoratori italiani dell’oil & gas che, con la loro professionalità, sono i protagonisti di questo successo.
Aiutiamo l’ENI ad aiutare l’Italia.
Questi lavoratori sono oggi fortemente preoccupati per l’opposizione e la demonizzazione della loro attività da parte di chi vede nelle trivellazioni il principale responsabile dell’inquinamento delle nostre coste e dei nostri mari.
Lavoratori disponibilissimi a seguire le loro aziende, ve ne sono svariate decine solo nel ravennate, nel loro vagabondare per il mondo, oggi convinti che l’emendamento al D.L. Semplificazione in discussione domani, in apposita commissione al Senato, possa generare seri problemi per l’intera economia italiana.
Dialogando con loro scopro che la realtà dell’estrazione di idrocarburi è ben diversa da quella che ci mostrano i media.
I lavoratori ritengono che non è possibile associare il problema dell’inquinamento marino alle trivellazioni, e soprattutto, non può essere imputabile al gas, fonte energetica di cui il mare Adriatico è ricchissimo e che, da Pescara a Venezia, negli ultimi 50 anni non ha mai creato problemi.
Le attività sono state sempre condotte conciliando le esigenze delle comunità in cui si è operato con quelle del mondo del lavoro e dello stile di vita occidentale.

Osservando questa cartina, di fonte ministeriale, si può notare:
1 – in rosso i giacimenti a gas e in verde quelli ad olio (petrolio); la geologia del mare adriatico è tale da aver consentito quasi esclusivamente la formazione di giacimenti a gas naturale privi di petrolio associato (al Nord poi abbiamo solo gas metano);
2 – I paesi dirimpettai, Croazia e Montenegro, accedono a parte di quegli stessi giacimenti sfruttati dall’Italia, non hanno alcuna limitazione nella produzione del gas e da loro non ci difende alcuna barriera, né naturale, né artificiale;
3 – nel Nord Adriatico ci sono riserve di gas note e non sfruttate che consentirebbero di quadruplicare nel brevissimo periodo la produzione attuale nazionale di gas (da 5-6 a 20-24 miliardi di metri cubi annui); a queste si possono aggiungere quelle ancora da scoprire.
4- nel riquadro rosso i giacimenti a gas in alto adriatico oltre le 12 miglia e dunque ben lontani dalle coste che quindi potrebbero essere già sfruttati pur con le limitazioni esistenti sancite dall’attuale legislazione.

Se l’emendamento dovesse portare ad una interruzione, anche temporanea, dell’attività si ridurrebbe in modo significativo la produzione di gas nazionale provocando la perdita di migliaia di posti di lavoro qualificati con alto livello di know‐how.
Il governo gialloverde dovrebbe prestare la massima attenzione alle produzioni nazionali e al “made in Italy”. Ciò che andrebbe evitato sono provvedimenti che deindustrializzano ed impoveriscono interi territori, come nel caso FCA, con gli stabilimenti di Cassino, Melfi e Pomigliano colpiti dalla tassa proporzionale alle emissioni di Co2 sui marchi Jeep e Alfa. Tale tassa rischia di far perdere nel 2019 i 5 miliardi di euro di investimenti (privati) stanziati dall’azienda guidata da Mike Manley.
Oltretutto, simili orovvedimenti rovinano anche ma bilancia commerciale italiana, dato che la produzione persa dovrà esser sostituita con importazioni.
Solo il territorio ravennate, dove si trova il polo energetico più importante nel settore del gas e che conosce e convive con questa attività sin dagli anni sessanta, subirebbe notevoli perdite economiche, visto che:
a) ENI aveva promesso all’amministrazione Ravennate un piano di investimenti quadriennale da 500 milioni di euro l’anno;
b) In Emilia Romagna, secondo dati della Camera di Commercio di Ravenna, i collegati al settore energia sono 100.000 occupati;
c) Solo nel comune di Ravenna, i lavoratori diretti impiegati nel settore sono 5.000;
d) Le principali strutture metalmeccaniche che assistono Eni nella realizzazione degli impianti nel mondo hanno la loro base operativa nel Ravennate;
e) Aumentare l’attività estrattiva di Gas, tecnologia che non inquina e non crea problemi ambientali, consentirebbe anche di attrarre manodopera qualificata nel territorio in arrivo da paesi altamente industrializzati, fungendo da volano anche per la spettacolare attrattività turistica del territorio.
Proprio per questo motivo in quest’area è sorto anche un movimento spontaneo e apolitico di lavoratori, trasversale a tutte le aziende operanti nel settore, che tramite una pagina facebook cerca di fare informazione tecnica e di contrapporsi ai movimenti del “NO a tutto” (I lavoratori invisibili dell’oil&gas).
Per tutti questi motivi, auspichiamo che il Governo aiuti il settore ad incrementare le attività, nel rispetto dell’ambiente e del patrimonio turistico, in tutti i territori italiani storicamente partecipi, evitando che posizioni eccessivamente di parte compromettano il benessere economico e sociale delle comunità che da esso dipendono.


Ad maiora.


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