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Economia

A quale scopo la costrizione ai prestiti?

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di Francesco Cappello

Dai prestiti, ai fallimenti, alle svendite, verso la disoccupazione di massa, la strada è breve

Questo governo mentre ci rinchiude in casa non sembra avvedersi dell’ennesima trappola tesa a nostro danno. Collabora, piuttosto, all’incentivazione della diffusione della miseria nel paese. Due settimane fa avevo sostenuto che non avremmo bisogno di indebitarci ulteriormente con strumenti quali il Recovery Fund e il Mes (vedi https://www.francescocappello.com/…/la-luce-in-fondo…/) e che, viceversa, avremmo tante ottime alternative (PSN) per finanziare e sostenere, in questa drammatica congiuntura, il paese e permetterne la ripresa. Tra queste, quella che risulta più consueta è l’offerta di titoli di stato a condizioni assai vantaggiose perché addirittura a tasso negativo! (Chi affida i suoi risparmi allo Stato è disposto a ricevere meno di quel che dà!). Il fenomeno dei tassi sottozero risale all’era precovid ma è recentissimo per i titoli italiani ed è stato incentivato dal programma di acquisto di emergenza pandemico (PEPP) della BCE. Questo però non piace perché il PEPP sta riducendo i costi di indebitamento per i paesi più fragili dell’eurozona in modo da consentirgli di evitare i prestiti capestro dell’UE sottoforma di RF e Mes, a favore della raccolta di liquidità senza limiti sul mercato obbligazionario. Senonché di recente l’agenzia britannica reuters ha rivelato che bisogna rinuncare al PEPP. Bisogna fermarlo, tornare al più consueto programma di acquisto di asset ampliato APP, meglio noto come Quantitative easing, per costringerci ai prestiti mes, RF, con tutte le condizionalità e le conseguenze negative del caso.

Conte, perciò, spera ancora nel Recovery Fund malgrado manchi l’approvazione degli altri paesi e con ogni probabilità non arriverà mai; insiste a riporre la nostra speranza di salvezza nella concessione di prestiti capestro che veicolano ricatti che ci inchioderebbero al debito, allo stesso modo dei 30 denari del Mes.
Così, mentre i paesi leader che pilotano le politiche della BCE chiedono di interrompere il programma di acquisto di titoli anti-pandemia, Gentiloni, più “realisticamente” aveva prospettato di tassare la prima casa e Visco, udite udite, di tornare alle politiche di austerità!
Tutto questo mentre la depressione economica attanaglia il paese.
Meglio falliti, ricattabili, perduti, schiavizzabili, così che la svendita del paese, iniziata negli anni ’90, possa essere portata più facilmente a compimento, insieme alla sua colonizzazione successiva.

Un conto è collaborare con altri paesi un altro cedergli le nostre infrastrutture e il loro controllo, gli asset strategici, ossia i fattori stessi della produzione.
Così è recentemente accaduto per il porto di Trieste che ambito dai cinesi quale capo linea della via della seta marittima è ora controllato per il 51% da Hhla una compagnia tedesca di logistica e trasporto di importanza strategica che gestisce tre dei quattro terminal del porto di Amburgo.

Emorragia di capitali
Incapaci di proporre modalità virtuose in grado di valorizzare i capitali di risparmio si lascia che essi prendano la via dell’estero. Almeno tre le ragioni che spingono gli italiani a trasferire capitali all’estero:
da una parte il rischio di una patrimoniale o di un prelievo forzoso dai conti correnti, dall’altra la introduzione operata dall’unione bancaria europea del bail-in che nel caso di fallimento bancario ne penalizza gli utenti.

Un rapporto di Unimpresa denuncia la ritirata dei fondi stranieri dalle spa italiane

Questi i dati principali di un rapporto del Centro studi di Unimpresa, secondo il quale dal primo semestre 2015 al primo semestre 2019 le società per azioni hanno visto salire di oltre 60 miliardi di euro il loro valore, mentre le “quotate” hanno visto calare di 43,5 miliardi la loro capitalizzazione. “Dopo anni di scorribande, registriamo un passo indietro da parte dei soggetti esteri. Il calo appare legato più alla perdita di valore delle società quotate e non a un ritorno degli italiani. Probabilmente, complice diverse ragioni, il nostro sistema imprenditoriale e finanziario risulta meno attrattivo e i motivi sono diversi: la crescita economica è lenta e la politica non riesce a dare le necessarie risposte ovvero meno tasse, meno burocrazia, più investimenti in infrastrutture, giustizia civile velocizzata” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Andrea D’Angelo.

Crediti deteriorati
Gli effetti prodotti dallo shock economico generato dal Covid-19 vedranno una nuova crescita del tasso di default dei nuovi prestiti concessi alle imprese. I tassi di deterioramento delle imprese che avevano raggiunto un picco del 7,5% (percentuale nuovi prestiti non onorati sul totale dei prestiti) torneranno a salire dopo aver raggiunto nel 2019 i livelli più bassi (2,9%) della serie storica post-crisi finanziaria del 2017. Crescono di conseguenza gli appetiti dei fondi avvoltoio rispetto al mercato delle sofferenze bancarie, i cosiddetti non performing loans, insieme al Fondo di Garanzia sulla Cartolarizzazione delle Sofferenze (GACS) e il bank restructuring

La stessa Borsa Italiana indossa ora abiti europei; nel tentativo di costruire un mercato finanziario europeo più indipendente dalla city di Londra e da Wallstreet, Piazza Affari, lo scorso ottobre è stata, infatti, ceduta per 4,325 miliardi di euro al mercato paneuropeo che gestisce le Borse di Parigi, Amsterdam, Oslo, Bruxelles, Lisbona e Dublino.
La Borsa Italiana è stata così acquisita da Euronext con la consulenza di JP Morgan e Mediobanca, in cordata con Intesa Sanpaolo e Cassa Depositi e Prestiti attraverso la controllata Cdp Equity.
Nell’operazione Lazard ha fornito la propria consulenza a Cdp. Il London Stock Exchange si è fatto consigliare da Barclays, Morgan Stanley e Goldman Sachs.

Monte dei Paschi di Siena
Piuttosto che fare di MPS una vera banca pubblica come suggerito dal PSN, lo Stato Italiano che detiene il 68% del suo capitale, cede alla volontà degli organismi europei che gli chiedono, entro giugno 2022, di uscire dal capitale di MPS facendosi allo stesso tempo carico degli 8 miliardi di crediti deteriorati.

Affaritaliani.it intervista Giulio Sapelli che denuncia, tra l’altro, le manovre in corso da parte francese verso l’appropriazione di Unicredit e delle Generali nonché del risparmio privato degli italiani.

…anche un bambino sa che
se il lavoro dovesse essere ostacolato e/o impedito ancora a lungo, insieme alla mancata produzione di ciò che serve alla vita, avanzerebbe inesorabile la distruzione della ricchezza reale nella forma dei fallimenti e delle conseguenti chiusure delle aziende, della svendita, della privatizzazione e dell’incuria, di tutto ciò che era bene individuale e comune.
Che sia il lavoro la sorgente primaria di ogni ricchezza insieme alla fonte della sovranità che fa di ciascuno di noi un cittadino ce lo ricorda la nostra Costituzione sin dal primo articolo. Se dovessimo dimenticarlo da cittadini ci ritroveremmo sudditi, da Repubblica democratica, colonia.


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