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Economia

A febbraio torna a crescere la produzione industriale: + 0,1% e +0,5% su base annua

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Ieri durante le repliche all’informativa della premier Giorgia Meloni, è uno dei temi più citati dai leader dell’opposizione. Il calo della produzione industriale imputato assai ingenerosamente al ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, diventato ormai una sorta di parafulmine a tutte le disgrazie interne ed esterne di questo paese, è sato citato sia da Elly Schlein alla Camera che da Matteo Renzi al Senato.

A febbraio la produzione industriale è tornata a crescere quasi a voler smentire subito la narrazione della sinistra, che ormai in modalità campagna elettorale perenne, non perde occasione per criticare il governo, senza però fino ad ora portare avanti vere soluzioni dal punto di vista economico, in una situazione geopolitica drammatica, come quella attuale. Un timido segnale, ma che rappresenta certamente un cambio di passo incoraggiante.

Per una volta il traino è l’auto. Con una crescita del 10% rispetto allo stesso mese del 2025, a febbraio è il settore degli autoveicoli il migliore in termini di produzione industriale, sostenendo una media generale che resta comunque non facile.

Istat registra infatti un progresso di un decimale rispetto al mese precedente, di mezzo punto su base annua. Il bilancio dei primi due mesi dell’anno è un mesto pareggio, destinato probabilmente a peggiorare con i dati di marzo, il mese clou della guerra scatenata da Usa e Israele in Iran.

A febbraio 2026 la produzione industriale italiana mostra un lieve segnale di ripresa, rispetto al mese precedente, ma il quadro complessivo resta debole. Secondo i dati diffusi dall’Istat, l’attività produttiva è cresciuta dello 0,1% rispetto a gennaio, un aumento minimo che non basta però a invertire la tendenza degli ultimi mesi. Se si guarda infatti al periodo più ampio, tra dicembre e febbraio, la produzione è diminuita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, confermando una fase di rallentamento. Analizzando i diversi comparti, emergono andamenti contrastanti. Cresce la produzione di beni strumentali, cioè macchinari e attrezzature utilizzati dalle imprese (+1,1%), e in misura più contenuta quella dei beni intermedi (+0,2%), come semilavorati e componenti.

Al contrario, cala la produzione di beni destinati ai consumatori (-0,4%) e soprattutto quella del settore energetico, che registra una flessione marcata (-4,8%). Su base annua, cioè rispetto a febbraio 2025, la produzione industriale segna un aumento dello 0,5%. Anche in questo caso, però, la crescita è trainata quasi esclusivamente dai beni strumentali (+4,4%), mentre i beni intermedi restano quasi fermi (+0,1%). In calo invece i beni di consumo e l’energia, entrambi in diminuzione del 2,1%. Guardando ai singoli settori, i risultati migliori arrivano dall’industria dei mezzi di trasporto, che cresce del 10%, seguita dalla produzione di computer, elettronica e ottica (+7,8%) e dalla fabbricazione di macchinari e attrezzature (+5,2%).

A rimbalzare, come detto, è soprattutto l’auto, in ripresa rispetto ai minimi produttivi raggiunto lo scorso anno. Nelle stime di Fim Cisl, nel primo trimestre per Stellantis si registra una produzione di 120mila unità (+9,5%), con le vetture (poco meno di 74mila) in crescita del 22%. L’ipotesi, evidenzia il sindacato, è quella di arrivare a fine anno a quota 500mila veicoli prodotti, con le auto oltre quota 300mila, in crescita rispetto alle 238mila realizzate nel corso del 2025, il valore più basso dalla metà degli anni ’50.

Ma tornando alle critiche al governo sul dato della produzione industriale, è interessante analizzare gli altri grandi paesi europei per potere avere un confronto, Ebbene secondo alcuni dati il nostro paese nel 2025 farebbe meglio su questo punto di Germani, Francia e persino Spagna.

La chiusura d’anno, infatti, è stata particolarmente negativa per le principali economie manifatturiere dell’Eurozona: a dicembre la produzione industriale è crollata dell’1,9% in Germania, dello 0,7% in Francia e del 2,5% in Spagna, interrompendo la fase di recupero osservata nei mesi autunnali.

Il dato tedesco, in particolare, risulta ancora più debole al netto di costruzioni ed energia, con una flessione di circa -3% su base mensile, segnale di una ripresa industriale ancora fragile nonostante il miglioramento degli ordini. In questo contesto, l’Italia mostra una maggiore capacità di tenuta.

Per dicembre, la flessione dell’output industriale italiano è stimata attorno a -0,3% m/m, dopo il forte rimbalzo di +1,5% registrato a novembre, un andamento nettamente migliore rispetto alle altre grandi economie dell’area.

 

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