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#8dicembre Caro Matteo, le ruspe portiamole a Bruxelles (di P. Becchi e G. Palma)

Articolo di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero di ieri, 7 dicembre 2018:

Domani, sabato 8 dicembre, si terrà in piazza del Popolo a Roma una manifestazione nazionale  a sostegno della Lega e del suo leader. La prima manifestazione generale dopo che Matteo Salvini è diventato Vicepremier e Ministro dell’Interno. I sondaggi per la Lega volano sopra il 30%, ma noi crediamo che sia meglio stare coi piedi per terra. E comunque il consenso elettorale, soprattutto negli ultimi decenni, è fluido: passa da una parte all’altra senza più alcuna barriera ideologica.

Il successo di Salvini è determinato dai risultati ottenuti su immigrazione e sicurezza, vale a dire dai risultati che ha ottenuto  come Ministro.  Ma lui non è solo un ministro della Repubblica, è anche capo di una forza  politica  in netta ascesa, con una visione “sovranista” che nel suo programma pre-elettorale mirava persino al recupero della sovranità monetaria, e dunque ora bisogna stare attenti a non essere troppo accondiscendenti verso Bruxelles. Da un lato Salvini ha ammorbidito i toni definendo l’Europa un “bellissimo sogno” (avrebbe forse dovuto precisare  che non stava pensando  alla UE),  dall’altra i ministri “tecnici” del governo cercano di amicarsi la Commissione europea. Poi ci sono i giornaloni e i talk show che da settimane picchiano duro affermando che il governo ormai avrebbe calato le braghe sul 2,4% di deficit,  che in fondo è il “minimo sindacale”.

Nessuno che abbia oggi  il coraggio di dire che il Fiscal Compact, che ci vuole imporre la Commissione europea, è illegittimo e che il rapporto deficit/Pil al 2,4% proposto dal governo è del tutto compatibile  con i Trattati europei (anzi, tenendo conto che stiamo entrando in recessione bisognerebbe addirittura alzarlo). È incredibile,  il governo avrebbe un’arma micidiale da mettere in campo, svelando in Europa l’imbroglio su cui è costruito il Fiscal Compact, e invece combatte con archi e frecce. Inutile insistere, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

A questo punto Salvini dovrebbe almeno ricompattare il suo elettorato rassicurandolo che la Lega non verrà meno a quelle promesse fatte in campagna elettorale che sono confluite nel contratto di governo e che dunque dal 2019 partirà la revisione della “Legge Fornero” (a quota100)  e che vi sarà almeno un ampliamento della platea che godrà del regime fiscale forfettario per le partite Iva. Inoltre che diventerà efficace il superamento degli strumenti invasivi di accertamento fiscale come redditometro, spesometro e studi di settore, la cui abrogazione del resto è prevista dal “decreto dignità”. Salvini deve battersi  su questo terreno rassicurando il ceto medio – artigiani, professionisti e piccoli imprenditori –  che da gennaio per loro inizierà un nuovo corso, a partire dal popolo delle partite Iva, che  rappresenta una  parte non irrilevante  dell’elettorato leghista. Anche sulla introduzione delle fattura  elettronica obbligatoria, una cosa che può sembrare di secondaria importanza, Salvini dovrebbe insistere per evitarne l’introduzione obbligatoria. Stiamo parlando di cose molto concrete che interessano quel ceto medio che ha posto e continua a porre la sua fiducia in Salvini.

Quello che il popolo si aspetta domani a Roma è che Salvini, indipendentemente dallo  spread (che è un bluff)  e da Bruxelles  (che è una distilleria abusiva),  dica che verrà fatto prima di tutto l’interesse nazionale,  portando a casa entro febbraio/marzo, oltre alla riforma della “Legge Fornero”, anche le misure minime in campo economico di cui abbiamo parlato.

Non stiamo chiedendo l’impossibile, ma soltanto di non chinare la testa nei confronti di una Commissione europea che è sempre stata forte con i deboli, ma debole con i forti, e che oggi non solo ha i mesi contati, ma è più debole che mai. L’Europa certo resta un sogno, ma l’Europa delle nazioni non la Ue che le mortifica. Questa Ue non è un sogno ma un incubo. La Gran Bretagna se ne sta andando, Trump non la può sopportare e i gilet gialli dimostrano che anche i francesi ne hanno le palle piene. E noi, invece di tirare fuori i coglioni, ci pieghiamo ora a questa banda di ladri falliti?

Nulla è perduto finché tutto non è perduto. Resistere oggi, per poter già domani cominciare la battaglia per le prossime elezioni europee. Cedendo oggi, si rischia a maggio una cocente delusione. Matteo, il popolo le ruspe ora le vuole a Bruxelles. 

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero di ieri, 7 dicembre 2018.

§§§

Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “Dalla Seconda alla Terza Repubblica. Come nasce il governo Lega-M5S”; con Prefazione di Matteo Salvini, Paesi edizioni, luglio 2018: https://www.amazon.it/Dalla-Seconda-Repubblica-governo-Lega-M5S/dp/8885939074/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1544199528&sr=1-1&keywords=dalla+seconda+alla+terza+repubblica

 

 


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