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100 mila aziende in perdita stanno pagando le tasse. Le distorsioni del sistema fiscale italiano

 

Il fisco italiano, con el proprie variazioni obbligatorie al bilancio, si mostra estremamente ingiusto e obbliga oltre 100 mila società italiane, il 24% del totale, a pagare comunque le imposte, anche se civilmente non ha nessun utile.

Il dato emerge dall’analisi delle dichiarazioni Ires dell’anno d’imposta 2018, il cui pagamento è avvenuto nel 2019, i cui dati sono stati pubblicati giovedì scorso dal MEF.

Le norme di contabilità fiscale differiscono da quelle civilistiche, spesso in modo notevole. Una serie di costi non sono detraibili dai bilanci delle società, in primis proprio alcune imposte locali, e questo viene a comportare una discrasia fra risultati economici e fiscali. Un’assurdità tutta italiana che porta, appunto, al risultato di 100 mila società in perdita che, comunque, vengono a pagare tasse su un reddito che non realizzano né distribuiscono.

Se passiamo quindi ad analizzare i dati dal punto di vista civilistico, che viene a descrivere la realtà economica dell’azienda in modo più corretto rispetto alle norme  fiscali, le società di capitali che nel 2018 hanno avuto un utile da bilancio sono pari al 58% del totale, quelle che hanno una perdita rappresentano il 34% e il restante 8% ha chiuso in pareggio. Si tratta di cifre molto allarmanti sulla redditività societaria in Italia, anche considerando che il 2018 è stato un anno particolarmente positivo, per cui possiamo aspettarci dei pessimi risultati per il 2020 ed il 2021.

Se però valutiamo i dati dal punto di vista fiscale, questi cambiano completamente. Dopo le rettifiche fiscale le società in  utile crescono al  64% quelle in perdita calano al 29%, con quelle in pareggio diventano il 7%.

Quindi in Italia abbiamo due sistemi contabili ormai completamente diversi e in conflitto l’uno con l’altro. Lunghi anni di governi di sinistra, con la caccia all’untore legata a spese considerate “Ingiuste”, come, ad esempio, quelle per le auto aziendali o la telefonia, o d’indetraibilità per alcune classi d’imposte, hanno causato una distorsione che diventa inaccettabile, soprattutto nella prospettiva di un futuro quanto mai prossimo segnato dalla crisi epidemica. Il reddito civilistico deve corrispondere a quello fiscale, altrimenti non avremo che un eccesso d’imposte mascherato sotto l’ingiustizia contabile.

 


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