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Morire per Maastricht? Il disastro ferroviario in Puglia ne è un esempio letterale

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Spesso si dice che dopo le grandi tragedie è il tempo di raccogliersi intorno ai familiari delle vittime, per piangere con loro i morti, e non quello delle polemiche. Trattasi di una delle frasi più ipocrite tra quelle che l’uomo possa concepire.

Il rispetto per le vittime di uno dei tanti disastri annunciati della nostra civiltà impone di fare immediatamente una riflessione ben più ampia sulle sue cause profonde. Una riflessione necessariamente tecnica che ogni lettore deve sforzarsi di capire ed apprendere, perché senza cultura la nostra società è già morta.

Keynes, in autarchia economica del 1933 ci ricordava molto bene che Il secolo XIX aveva esagerato sino alla stravaganza quel criterio che si può chiamare brevemente dei risultati finanziari, quale segno della opportunità di una azione qualsiasi, di iniziativa privata o collettiva. Tutta la condotta della vita era stata ridotta a una specie di parodia dell’incubo di un contabile. Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell’ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano d’opinione che fosse giusto ed opportuno di costruire delle catapecchie perché le catapecchie, alla prova dell’iniziativa privata, «rendevano», mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell’idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe «ipotecato il futuro», sebbene non si riesca a vedere, a meno che non si abbia la mente obnubilata da false analogie tratte da una inapplicabile contabilità, come la costruzione oggi di opere grandiose e magnifiche possa impoverire il futuro.

Anno 2016, Puglia. Linea ferroviaria a binario unico è sprovvista dei più elementari sistemi di sicurezza che la moderna tecnologia consente di avere. Qual è la causa della tragedia dunque?

L’errore umano ha certamente influito, ma l’uomo è forse immune da errori? Voi non avete mai sbagliato in vita vostra? Non vi siete mai distratti? L’errore umano è una certezza statistica ineluttabile. La differenza tra chi si trova dentro certe tragedie e chi ne è fortunatamente fuori, ha un solo denominatore comune: la fortuna. La distrazione non sempre provoca conseguenze così tragiche, basta che non avvenga nel momento sbagliato e nel posto sbagliato.

Oggi non viviamo più nel secolo XIX e la tecnologia ci consentirebbe perfettamente di eliminare il margine di errore umano alla radice di tragedie come quella di cui parliamo. Ergo, sotto il profilo squisitamente giuridico, di quello che si chiama nesso causale tra condotta ed evento, non può essere il dato certo ed inevitabile della distrazione umana a costituire la conditio sine qua non di quanto avvenuto.

La concausa, nel caso di specie moralmente e giuridicamente determinante, poiché nel lungo periodo l’errore umano è un fatto statisticamente certo, è la mancata implementazione della tecnologia di cui siamo capaci.

Come si difenderanno coloro che non hanno adeguato le linee alla migliore tecnica possibile? Ovviamente con l’idioma imbecille del neoliberismo: non potevamo permettercelo, poiché non abbiamo i soldi. Ma la scusa regge? Salvo avere la mente obnubilata da false analogie, non regge minimamente.

Non ci mancano le risorse materiali ed umane (abbiamo milioni di disoccupati!) per dotare le linee ferroviarie della miglior tecnologia in materia di sicurezza e certamente non ci manca la moneta, la cui carenza è solo una deliberata scelta normativa.

Gli Stati hanno ceduto la prerogativa di battere moneta, la sovranità monetaria, ai sensi dei trattati europei spetta esclusivamente al SEBC, il sistema europeo delle banche centrali. La cessione di tale prerogativa fondante per la nazione, oltre ad essere pacificamente reato ex art. 243 c.p. (ipotizzabile anche l’art. 241 c.p. come ho più volte argomentato), determina anche la stessa fine dell’Italia come Stato.

Lo Stato infatti non è tale se non presenta contemporaneamente tre elementi costitutivi: il popolo, il territorio ed il potere d’imperio su tale territorio, ovvero appunto la sovranità. Se un Paese “cede” un suo elemento fondante la sua natura giuridica non è più quella di Stato. Il suo popolo non è più padrone di scegliere per il proprio territorio, non è più sovrano (in violazione macroscopica dell’art. 1 Cost.), non è padrone di dotarsi delle implementazioni tecnologiche che pure sarebbe capace di darsi sotto il profilo tecnico.

Quelli che oggi chiamiamo erroneamente Stati, sono in realtà ordinamenti retrocessi al livello di ogni soggetto di diritto privato, ordinamenti che per tale ragione perdono la loro caratteristica di diritto pubblico, diventando a tutti gli effetti soggetti comuni di diritto privato.

L’ex Presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, ci rammenta infatti, per chi, annichilito dall’idioma imbecille dell’incubo del contabile, metta in discussione quanto detto che:

Si parla di fallimento dello Stato come di cosa ovvia. Oggi, è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. È un concetto sconvolgente, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello Stato. Esso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercito. Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pur sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato. Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale — la sovranità — è venuto a mancare. Di fronte a lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può spodestare. Lo Stato china la testa di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori“. Esattamente come è per le società commerciali. I creditori esigono il pagamento dei loro crediti e, se il debitore è insolvente, possono aggredire lui e quello che resta del suo patrimonio e spartirselo tra loro”.

Siamo davvero ridicoli innanzi alla nostra ignoranza, uguali a coloro che affermavano che la Terra era piatta, uguali a coloro che dicevano che era il Sole a girarvi intorno…

Le opposte dissertazioni non sono opinioni rispettabili ma idiozie di imbecilli, obnubilati da false analogie tra contabilità pubblica e privata, diventate reali solo allorché gli Stati hanno abdicato, a causa del tradimento compiuto dai propri governanti, alle loro prerogative fondanti. Non è un caso che oggi si assista ad un Barroso, ex primo ministro portoghese ed ex n. 1 della Commissione Europea, che va a lavorare per una grande banca d’affari come Goldman Sachs.

Dagli amanti del sogno europeo giungerà subito l’obiezione più classica. L’Europa ha portato pace (a loro che la pace sia stata portata dalla guerra fredda e dall’evoluzione tecnologica degli armanti, che rendono la guerra letale anche per chi è seduto al posto di comando, evidentemente non importa), dunque non dobbiamo riscattare la nostra sovranità monetaria, ma cambiare l’Europa, pena la guerra certa.

Bene auguri! Intanto vedremo ancora sangue scorrere, vedremo quale sarà il vostro limite di sopportazione. L’Europa non è riformabile poiché è una dittatura finanziaria, costruita ab origine, per causare lo smantellamento degli Stati nazionali attraverso regole economiche distruttive tanto quanto gli eserciti.

L’Europa è una banca centrale indipendente che non può fungere da prestatrice illimitata di ultima istanza per le nazioni (artt. 123 e 130 TFUE).

L’Europa è un tetto fisso ed immutabile al deficit, elemento che sommato alla cessione di sovranità monetaria, rende impossibile qualsivoglia politica espansiva obbligando gli Stati aderenti a smantellarsi, anno dopo anno, attraverso continue politiche di avanzo primario, si tassa più di quanto si spende!

Posto che la moneta non cresce nei campi, o la prendiamo dalle esportazioni in una lotta fratricida tra Paesi volta ad abbassare i salari per acquisire maggiori posizioni di competitività, oppure la prendiamo facendo indebitare i cittadini con le banche private per poi spremergli via ogni centesimo ottenuto a debito attraverso politiche di recrudescenza fiscale inaudite e palesemente lesive dei principi di capacità contributiva e progressività fiscale di cui all’art. 53 Cost.

Solo così si possono pagare i servizi nel criminale modello neoliberista UE, solo impoverendo qualcun altro, sia in Italia che fuori dall’Italia, possiamo reperire risorse anche per una semplicissima lanterna semaforica. D’altronde chi vuole il controllo di ogni “mercato” e della società, desidera prima di tutto smantellare gli Stati che potrebbero (e dovrebbero) essere il naturale ostacolo a tale scopo.

Quando vi dico che la nostra Costituzione, nella sua parte economica (artt. 41-47), antepone l’interesse pubblico alla libera iniziativa privata, vi dico certamente un qualcosa che non piace minimamente al grande capitale internazionale. Vi dico anche un qualcosa che non è più applicato da quando abbiamo aderito a questa maledetta Unione.

L’Europa è la stabilità dei prezzi, prima della pace e del benessere dei popoli, dunque anche prima della sicurezza dei trasporti (giusto il combinato degli artt. 127 TFUE e 3 TUE). Sui morti le banche d’affari internazionali vivono da sempre, non saranno venti in più o in meno, che ne muteranno l’indole o causeranno improbabili obiezioni di coscienza. E mentre tutto questo avviene il Governo nostrano, ma teleguidato da Bruxelles, pensa a meraviglie come l’omicidio stradale… Ci si preoccupa, o meglio si finge di preoccuparsi, della classica pagliuzza nell’occhio, mentre abbiamo una trave piantata in zone davvero poco nobili.

L’Europa è poi un Parlamento eletto privo di iniziativa legislativa con una Commissione di non eletti, che la ha al suo posto e la esercita in via indipendente dalla sovranità popolare di ogni Stato e dello stesso Parlamento (ex art. 17 TUE). Ovvero qualsiasi legge il popolo voglia, i Commissari faranno ciò che ritengono, senza poter neppure prendere consigli dai nostri rappresentanti. I Commissari peraltro non sono poi altrettanto indipendenti verso il potere finanziario, con i lobbisti infatti parlano, eccome se parlano!

Dunque che accidenti volete cambiare? Quante persone debbono morire ancora, per incidenti, o suicidati per la crisi economica, prima che si comprenda che oggi noi dobbiamo uscire immediatamente dall’euro e riscattare la nostra sovranità?

A quanto ammonta il costo in vite umane che siete disposti a pagare, prima di fermarvi a riflettere sugli errori commessi? Morire per Maastricht diceva Letta, i morti della Puglia sono esattamente morti per quello! Che fortuna, vero?

Anche chi vuole un Europa diversa è pertanto moralmente responsabile di questa tragedia, certamente più del capro espiatorio che si è distratto e che certamente pagherà per tutti tra gli applausi di tanti…

Avv. Marco Mori, blog scenarieconomici – Alternativa per l’Italia. Autore de “Il tramonto della democrazia – analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile on line su IBS

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