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I tre big europei a Ventotene ignorano Von Hayek e (forse) persino Spinelli!

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Lunedì Merkel, Hollande e Renzi si incontreranno sulla motonave Garibaldi per un meeting che li porterà anche a Ventotene, dove renderanno omaggio alla tomba di Alfiero Spinelli, considerato il padre della costruzione europea.

L’agenda dei lavori è fitta e complessa: sì va dal progetto di maggiore integrazione militare, attraverso una “Schengen della Difesa”, alle richieste italiane di maggiore flessibilità per progetti di rilancio di siti culturali, dai progetti a favore dell’occupazione giovanile, alla proposta (sostenuta da Draghi, ma osteggiata dalla Germania) di un Ministro delle Finanze europeo con un vero bilancio da gestire e la mutualizzazione del debito attraverso l’emissione di eurobond.

Tutto nell’idea di una maggiore gestione a livello europeo delle leve finanziarie, per preparare il terreno ad un governo sovranazionale. Peccato che sembrino totalmente ignorare la lezione di un pensatore a cui pure hanno dedicato la costruzione europea, Friedrich August Von Hayek  (ricordo che Otmar Issing, uno dei padri dell’Euro e membro della BCE, dichiarò: “Quello che è successo con l’introduzione dell’Euro ha davvero ottenuto ciò che invocava Hayek”. E ancora: “E’ oggi chiaro che idee come le sue hanno ispirato i Trattati dell’Unione Europea… Non dovrebbe Hayek essere oggi felice di ciò che abbiamo fatto? Così tanta parte delle sue idee degli anni ’60 sono oggi legge europea”).

Il filosofo ed economista austriaco infatti, come riporta Luciano Barra Caracciolo in questo post, dimostrò in “The Economic Conditions of Interstate Federalism” che una federazione fra Stati realmente diversi porta necessariamente all’impossibilità di un intervento statale nell’economia, e quindi alla vittoria di politiche economiche liberiste (il che ovviamente dal suo punto di vista è un bene). Infatti una federazione per essere stabile ha bisogno di un sistema economico comune e condiviso, e quindi della libera circolazione di merci e capitali, e questo porterà ovviamente a una perdita di controllo dei singoli Stati sulle loro economie. Si potrebbe allora pensare che il controllo statale si sposti al livello federale. Il nuovo super-stato federale si riprenderebbe quei poteri di controllo sull’economia che i singoli Stati avranno perso. Hayek risponde di no. Perché l’intervento statale sull’economia presuppone la capacità di mediare fra interessi contrapposti, di accettare compromessi ragionevoli, che non ci sono, o sono più difficili, fra popoli di Stati diversi.

Quindi già nel 1939 (anno dell’uscita del saggio di Von Hayek) si sapeva perfettamente che non ci sarebbe potuto essere alcun efficiente stato federale europeo. Il paragone con gli USA che a volte questi “sognatori” fanno non regge, perché gli Stati Uniti non avevano Stati all’interno con una storia millenaria e quindi con radicati costumi, principi sociali e legislazioni totalmente differenti come sono i nostri e comunque anche essendo “nuovi” ebbero bisogno di una guerra civile sanguinosa per rendere generali principi sociali ed economici (del Nord) ed il Sud continuò a ribellarsi a quelli sociali fino agli anni ’70.

Ma cosa ancora più grave i tre governanti andranno a rendere omaggio ad un pensatore rivoluzionario (Alfiero Spinelli) che dimostrò con il suo “Manifesto” di disprezzare e non tenere in alcun conto la democrazia e che auspicava un governo di élite illuminate autoreferenti! Se infatti, oltre che citarlo genericamente e bearsi del suo spirito europeista, Renzi e compagnia si fossero andati a leggere realmente il Manifesto, avrebbero scoperto perle come queste:

ll popolo ha sì alcuni fondamentali bisogni da soddisfare, ma non sa con precisione cosa volere e cosa fare. Mille campane suonano alle sue orecchie. Con i suoi milioni di teste non riesce ad orientarsi, e si disgrega in una quantità di tendenze in lotta fra loro. Nel momento in cui occorre la massima decisione e audacia i democratici si sentono smarriti, non avendo dietro di sé uno spontaneo consenso popolare, ma solo un torbido tumultuare di passioni. Pensano che loro dovere sia di formare quel consenso, e si presentano come predicatori esortanti, laddove occorrono capi che guidino sapendo dove arrivare. … La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria.

Ed ancora:

Il partito rivoluzionario non può essere dilettantescamente improvvisato nel momento decisivo, ma deve sin da ora cominciare a formarsi almeno nel suo atteggiamento politico centrale, nei suoi quadri generali e nelle prime direttive d’azione. … Esso attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto non da una preventiva consacrazione da parte dell’ancora inesistente volontà popolare, ma dalla coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna. Dà in tal modo le prime direttive del nuovo ordine, la prima disciplina sociale delle informi masse. Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato, e intorno ad esso la nuova vera democrazia.

Non so a voi, ma a me sembra di un paternalismo sprezzante e disgustoso…

Ma forse invece mi sbaglio, l’hanno letto, o almeno compreso nelle sue linee (anche se su Renzi non ci scommetterei…), visto che la costruzione dell’Eurozona e della UE procede proprio su questi binari: un’autoproclamata élite che si arroga il diritto di rovinarci e toglierci diritti, in nome di un supposto superiore progetto (egemonico a trazione tedesca) chiamato Unione Europea.

Logico che gli rendano omaggio, meno logico che noi accettiamo il loro “sogno”.

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